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Ora il Coronavirus uccide anche le aziende

9 Marzo 2020 | Autore:
Ora il Coronavirus uccide anche le aziende

Se l’emergenza non si risolverà a breve, c’è il rischio di fallimento per molte imprese che operano nei settori dei trasporti e del turismo e nel comparto manifatturiero. 

Il Coronavirus non uccide solo le persone, ma sta nuocendo anche a molte aziende e potrebbe provocare la morte di parecchi imprese se la situazione non si risolverà a breve, nel giro dei prossimi mesi.

In particolare, un’azienda italiana su dieci è a rischio di fallimento se l’emergenza Coronavirus non si arresterà entro l’anno: lo rivela uno studio compiuto dalla Cerved Rating Agency, l’agenzia che attribuisce la “pagella” di merito creditizio alle imprese.

Le conseguenze del contagio sono già evidenti e sotto gli occhi di tutti: rallentamenti nella produzione causati dai mancati arrivi di componenti necessari per alimentare il ciclo produttivo; merci ferme nei magazzini o sui camion a causa dei trasporti bloccati; aumenti dei prezzi delle forniture, pagamenti in ritardo dai clienti.

E non tutte le aziende possono fare ricorso allo smart working, il lavoro agile compiuto dai dipendenti a distanza, perché molte hanno necessità di operai manifatturieri presenti fisicamente nella sede di lavoro; una necessità di manodopera negli stabilimenti produttivi che non può essere colmata lavorando da casa.

Anche prima del Coronavirus l’economia italiana stava registrando una brusca frenata e il calo del Pil nell’ultimo quadrimestre 2019 – quindi senza ancora il fenomeno del Covid-19 – adombrava gli spettri di una recessione in arrivo.

Una situazione non solo italiana, ma generalizzata a livello europeo e mondiale, come dimostrano il calo dei prezzi delle materie prime, l’abbassamento dei tassi di interesse praticati dalle banche e l’aumento del valore di “beni rifugio” come l’oro.

Tornando all’Italia, la Cerved nelle sue simulazioni di studio ha applicato due scenari: uno più favorevole, nel quale si prevede che l’emergenza potrà essere risolta entro la prima metà dell’anno, e l’altro peggiore, secondo il quale gli effetti della pandemia potrebbero perdurare per l’intero 2020.

Ma nessuno dei due scenari, quello hard e quello soft, offre risultati confortanti: entrambi delineano un aumento dei costi della produzione e una diminuzione della domanda da parte dei consumatori. Questo comporta un aumento dei debiti finanziari, tale da causare un rischio di fallimento fino al 15% dei casi e anche oltre.

Si tratta di ipotesi e proiezioni medie, ma calcolate in base ai dati che emergono dalla realtà, dunque abbastanza precise. Se ad oggi, senza il Coronavirus, la probabilità media di default delle imprese era leggermente sotto il 5%, applicando i due scenari delineati si sale a quasi il 7% in quello soft (soluzione dell’emergenza entro metà anno) e al 10,4% in quello hard (crisi risolta non prima della fine dell’anno), con punte che oltrepassano il 15% in alcuni settori economici più legati alla contingenza.

Il quadro più allarmante riguarda i settori come il manifatturiero tessile, i trasporti ed il turismo, che infatti già adesso accusano i colpi della cancellazione degli ordini pregressi e delle prenotazioni dei clienti. Magazzini pieni nelle imprese, strutture ricettizie vuote e camion fermi. Una situazione drammatica per molte imprese, specialmente per quelle di piccole o medie dimensioni.

Tutto questo senza contare gli effetti sull’indotto, che riguardano le imprese dipendenti da quelle direttamente colpite e che aumentano a loro volta il grado di rischio; ci sono poi alcuni comparti, come le costruzioni, che potrebbero risentire della crisi nel prossimo futuro, a causa della prevedibile minore domanda di immobili da acquistare. La crisi dell’edilizia potrebbe a sua volta provocare altri contraccolpi negativi.

In controtendenza solo pochi settori, come quello farmaceutico, che proprio grazie all’emergenza sanitaria stanno migliorando le proprie stime di profitto. Si tratta delle aziende che producono medicinali ed anche di quelle che li commercializzano, all’ingrosso e al dettaglio.


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