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Genitore trascura figlio: che fare?

9 Marzo 2020
Genitore trascura figlio: che fare?

Risarcimento del danno a favore del figlio, anche se minorenne, che non ha ricevuto l’affetto e i soldi dal padre o dalla madre assente. Tutti gli obblighi dei genitori sono quantificabili in denaro.

I genitori hanno più obblighi che diritti nei confronti dei figli. Chi li viola è tenuto a risarcire loro i danni. Danni che potranno essere rivendicati dai figli stessi non appena divenuti maggiorenni. Non importa se, nel frattempo, è passato molto tempo. Si tratta infatti di un diritto che, finché il figlio è minorenne, non è soggetto a prescrizione.

Certo, questo non significa che si possa obbligare un genitore a volere bene al proprio bambino o che lo si possa prelevare con forza per partecipare agli incontri cadenzati dal giudice nella sentenza di divorzio. Ma il padre o la madre che trascurano il proprio figlio devono conoscere le severe conseguenze giuridiche cui vanno incontro.

Insomma, l’amore non si può imporre ma la sua privazione può essere quantificata in denaro.

Ci sono numerose sentenze che spiegano che fare se il genitore trascura il figlio. In questo breve articolo faremo il punto della situazione per comprendere quali armi ha quest’ultimo per vedersi risarcire la carenza affettiva o le difficoltà economiche patite a causa di un padre o di una madre indifferente e insensibile. Ma procediamo con ordine.

Si può obbligare un padre a vedere il figlio?

Partiamo subito da una recente e piuttosto singolare sentenza emessa dalla Cassazione [1]. Il caso è quello di una coppia divorziata. Il padre era stato condannato a versare un assegno di mantenimento per i figli con facoltà di vederli secondo un calendario prestabilito. A quest’ultimo diritto-dovere però questi non aveva mai adempiuto, sicché il giudice di primo grado aveva fissato una “penale” di 100 euro per ogni giorno di assenza. Penale tuttavia cancellata dalla Cassazione secondo cui non si può imporre al genitore di incontrare i figli. Da tale omissione derivano però delle conseguenze la cui gravità è pari all’entità dell’inadempimento. Nei casi più gravi, il giudice può revocare l’affidamento condiviso, disponendo così che tutte le scelte relative alla crescita e all’educazione del minore spettino alla madre. In ogni caso, il figlio cui sia mancato l’affetto di un genitore può chiedere a quest’ultimo il risarcimento del danno.

Non si può obbligare il genitore non collocatario a vedere il bambino. O meglio: l’obbligo di visita del minore costituisce un diritto-dovere che non risulta coercibile. Più che la coercizione, per quanto indiretta, servono «percorsi condivisi di rielaborazione e miglioramento dei rapporti affettivi».

Se un genitore è assente che fare?

Secondo la Cassazione [2], il genitore che viene meno all’obbligo di mantenereistruire ed educare i propri figli è responsabile del danno da «privazione genitoriale». I figli, infatti, hanno diritto al risarcimento se dimostrano che, a causa della condotta del genitore, hanno subito un disagio materiale e morale, da cui sono derivate ulteriori conseguenze pregiudizievoli, patrimoniali o non patrimoniali. Così, ha diritto al risarcimento la figlia che rinuncia a proseguire gli studi, precludendosi la possibilità di realizzazione professionale ed economica.

Il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di una figlia integra, da un lato, la violazione degli obblighi di mantenimentoistruzione ed educazione, e determina, dall’altro, un’immancabile ferita di quei diritti nascenti dal rapporto di filiazione, che trovano nella Costituzione e nelle norme internazionali un elevato grado di riconoscimento e di tutela. Costituisce, pertanto, un illecito endofamiliare che comporta per il danneggiato il diritto a vedersi risarciti i danni subìti [3].

Il diritto alla bigenitorialità

Il nostro ordinamento riconosce ai figli il diritto a mantenere legami solidi con entrambi i genitori. Si chiama diritto alla bigenitorialità. Questo significa che, in presenza di una coppia separata o divorziata, il genitore che mette il figlio contro l’ex può perdere l’affidamento condiviso e la collocazione del minore. Guai quindi alla madre o al padre che allontana il bambino dall’altro genitore solo per realizzare la propria “vendetta trasversale”. Tale comportamento, peraltro, può determinare la condanna al risarcimento dei danni morali patiti sia dal figlio che dal genitore escluso, oltre a una multa in favore dello Stato. A tanto si spingono i poteri del giudice in caso di violazione dei provvedimenti in materia di affidamento dei minori.

Si è anche detto, però, che non si può obbligare il bambino ad andare a vivere dal genitore con cui non ha più relazioni solo perché quello con cui convive si è macchiato di gravi colpe. Ciò potrebbe generare un rifiuto ancora più forte, con conseguenti danni alla sua psiche. In tal caso, quindi, la collocazione del piccolo resta inalterata, ma bisogna predisporre degli incontri dinanzi ai Servizi Sociali volti a ristabilire il legame con il genitore “escluso” dalla vita del figlio. Il tutto nell’interesse di quest’ultimo. È, infatti, dimostrato che una delle condizioni per l’equilibrio psicofisico del giovane è avere un legame affettivo sincero sia con il padre che con la madre, la cui presenza non deve mai mancare nella sana crescita del figlio.

Come ottenere il risarcimento del danno dal genitore indifferente

Per ottenere il risarcimento del danno, il figlio deve provare il pregiudizio morale e materiale subìto.

Il danno non patrimoniale, che consiste nella sofferenza patita dal figlio per essere stato privato di beni fondamentali quali la cura, l’affetto e l’amore genitoriale, si ritiene provato quando viene accertata l’assenza del genitore che, sulla base delle comuni regole di esperienza, non può che ingenerare, di per sé, tale dolore.

Il danno patrimoniale, invece, deriva dal fatto di non aver potuto studiare, non aver potuto conseguire una formazione completa in base alle capacità del minore, proprio a causa della mancanza di risorse economiche.

Non dimentichiamo che il fatto di non versare l’assegno di mantenimento ai figli minorenni è sempre un reato: non occorre dimostrare lo stato di bisogno e di abbandono del bambino, in quanto tale condizione si presume essere sempre sussistente per chi non ha 18 anni e, quindi, non è in grado di badare a sé.

I doveri del padre e della madre naturale

I doveri di un genitore scattano già con la nascita del figlio, a prescindere dal fatto che la coppia sia sposata o meno o dalla dichiarazione giudiziale di maternità o paternità. Di conseguenza, il diritto del figlio a essere mantenuto, istruito ed educato nei confronti dei genitori sorge al momento della sua procreazione. Pertanto, anche il figlio nato fuori dal matrimonio e riconosciuto da un solo genitore può chiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali causati dall’assenza del genitore che non lo ha riconosciuto [4].

La Cassazione ha poi condannato un padre al risarcimento dei danni da privazione genitoriale nei confronti della figlia, che, cresciuta con la sola madre, aveva rinunciato a proseguire gli studi a causa del disagio morale e materiale derivato dall’assenza della figura paterna nella sua vita [5].


note

[1] Cass. sent. n. 6471/20.

[2] Cass. ord. n. 14382/2019.

[3] Cass. sent. n. 3079/2015.

[4] Trib. Roma, sent. del 19 maggio 2017.

[5] Cass. sent. n. 14382/2019.


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