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Speculazioni Coronavirus: è reato vendere a prezzi alti?

9 Marzo 2020 | Autore:
Speculazioni Coronavirus: è reato vendere a prezzi alti?

Manovre speculative su prodotti anti-contagio: quando i commercianti commettono reato? Quando approfittare dell’epidemia è illegale? 

Potremmo chiamarla “La speculazione al tempo del Coronavirus”. A cosa mi riferisco? Ai commercianti e fornitori che, approfittando della forte domanda di determinati prodotti (mascherine, igienizzanti, guanti, ecc.), aumentano i prezzi per guadagnarci sulle vendite. Si potrebbe pensare che sia tutto normale, che faccia parte del normale gioco dei mercati: se la domanda è molta e l’offerta è poca, è chiaro che il prezzo della merce aumenti. Ma non è proprio così: per la legge può essere reato vendere a prezzi alti speculando sul Coronavirus.

Come ti spiegherò nel corso di questo articolo, esiste un’apposita disposizione del codice penale che punisce le manovre speculative su merci: in pratica, chi favorisce l’aumento dei prezzi al fine di trarne profitto rischia il carcere fino a tre anni. Affinché scatti questa sanzione, occorre che la speculazione sul Coronavirus sia fatta in modo tale da provocare volontariamente la penuria di merci necessarie a fronteggiare il virus, allo scopo di poter vendere a maggior prezzo i prodotti di cui si è in possesso. Non ti è chiaro quanto detto sinora? Prosegui nella lettura per comprendere quando è reato vendere a prezzi alti speculando sul Covid-19.

Speculazione su merci: quando è reato?

Abbiamo detto che le manovre speculative su merci costituiscono reato; cerchiamo ora di essere un po’ più precisi, calando questo delitto nella realtà concreta e, soprattutto, rapportandolo all’emergenza Coronavirus.

Secondo la legge, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 516 a 25.822 euro chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra od incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo atto a determinarne la rarefazione o il rincaro sul mercato interno [1].

Dunque, secondo la legge commette reato chi, esercitando un’attività commerciale di qualsiasi tipo, compie condotte volte a causare penuria di prodotti alimentari o di prima necessità, ovvero il loro aumento del prezzo.

In estrema sintesi, il codice penale punisce colui che, in qualsiasi modo, faccia sparire dal mercato i prodotti più richiesti in un determinato momento storico ovvero ne determini l’aumento dei prezzi.

Speculare sul Coronavirus: è reato?

Speculare sul Coronavirus diventa reato se commercianti e rivenditori, approfittando della crescente richiesta di beni utili a contrastare l’epidemia (mascherine, disinfettanti, farmaci, ecc.), si adoperano per aumentare i prezzi di tali prodotti, magari nascondendoli o accaparrandosene grandi quantità al fine di farli sparire dal mercato e detenerne praticamente l’esclusiva.

Tizio è proprietario di una grande catena di farmacie sparse su tutto il territorio regionale. Prevedendo la corsa agli acquisti di disinfettanti e mascherine chirurgiche da parte della gente in vista dell’epidemia da Coronavirus, Tizio pensa di fare grossi rifornimenti, acquistando anche grandi quantità da altre farmacie e decidendo di non rivenderle subito, ma di conservarle in attesa che la richiesta aumenti ancor di più, in modo da poterle mettere in commercio a prezzi stellari al momento giusto.

In un caso come quello appena esemplificato la speculazione sul Coronavirus fa scattare il reato perché vendere a prezzi alti approfittando dell’emergenza epidemiologica in atto rientra nella condotta vietata dalla legge.

Perché possa aversi a tutti gli effetti il reato di manovre speculative su merci occorre però che l’aumento ingiustificato dei prezzi causato da un singolo commerciante determini una possibile influenza sui comportamenti degli altri operatori del settore. Ti spiego meglio nel prossimo paragrafo.

Vendere a prezzi alti speculando sul Covid-19: quando è reato?

Abbiamo appena detto che il commerciante che, approfittando dell’emergenza Coronavirus, vende a prezzi maggiorati i prodotti che la gente chiede con più insistenza per via dell’epidemia commette un reato.

Il delitto, però, si integra solamente se la condotta di colui che vende a prezzi alti per via del Coronavirus sia in grado di influenzare i comportamenti degli altri operatori del mercato.

Nello specifico, la Corte di Cassazione [2] ha stabilito che, affinché si integri il reato, è sufficiente l’aumento ingiustificato dei prezzi causato da un singolo commerciante che profitti di particolari contingenze del mercato e, così facendo, determini la possibile influenza sui comportamenti degli altri operatori del settore, anche se poi il rincaro generale dei prezzi non dovesse avvenire.

In altre parole, è sufficiente che la condotta di colui che specula sul Coronavirus sia anche solo astrattamente idonea a influenzare altri operatori perché possa scattare il reato.

La condotta è punibile anche se la manovra speculativa non si riflette sul mercato nazionale, ma soltanto su di un mercato locale, purché riguardi una zona territoriale ampia.

Il reato di speculazione sul Coronavirus: in sintesi

In breve, fa speculazione sul Coronavirus, e quindi commette reato vendendo a prezzi più alti del normale, colui che, approfittando dell’epidemia, si è assicurato una grossa quantità di prodotti utili a combattere il contagio col fine di rivenderli a prezzi esorbitanti nel momento in cui la richiesta sarà altissima, potendo influire col suo comportamento sugli altri venditori del settore che operano sul mercato locale.


note

[1] Art. 501-bis cod. pen.

[2] Cass., sentenza del 15 maggio 1989.


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