Case popolari: estesi i requisiti

9 Marzo 2020
Case popolari: estesi i requisiti

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge della Lombardia che consente l’assegnazione solo a chi risiede o lavora da oltre 5 anni nella Regione.

La Corte Costituzionale boccia la legge regionale della Lombardia che limitava l’assegnazione di una casa popolare a chi non aveva almeno 5 anni di residenza o di lavoro nella Regione.

Per i giudici della Consulta, come si legge nella sentenza di incostituzionalità depositata oggi e riportata dall’agenzia Adnkronos, “è irragionevole negare l’accesso all’edilizia residenziale pubblica a chi, italiano o straniero, al momento della richiesta non sia residente o non abbia un lavoro nel territorio della Regione da almeno cinque anni: questo requisito, infatti, non ha alcun nesso con la funzione del servizio pubblico in questione, che è quella di soddisfare l’esigenza abitativa di chi si trova in una situazione di effettivo bisogno”.

La Corte Costituzionale ha quindi ritenuto che “la norma impugnata violi i principi di uguaglianza e di ragionevolezza, in quanto fonte di una discriminazione irragionevole in danno di chi, cittadino o straniero, non possieda il requisito richiesto. Ma la norma impugnata contrasta anche con il principio di uguaglianza sostanziale, perché il requisito temporale richiesto contraddice la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica”.

La questione di illegittimità costituzionale decisa oggi dalla Corte era stata sollevata dal tribunale di Milano. Il ricorrente, un cittadino tunisino, aveva evidenziato “sia il carattere discriminatorio del requisito, che danneggia in misura maggiore gli stranieri che normalmente hanno una maggiore mobilità interna,sia la sua irragionevolezza, essendo illogico premiare le persone che restano stanziali su un determinato territorio, a scapito di una valutazione del bisogno”.

La Ggil Lombardia spiega in una nota che ora “non solo la Regione Lombardia dovrà rivedere i propri criteri di attribuzione degli alloggi, ma anche molte altre Regioni (Piemonte, Toscana e altre) che hanno nella propria legislazione criteri identici (o che intendono introdurli, come la Regione Umbria) dovranno fare altrettanto per non incorrere in ulteriori sentenze di incostituzionalità”.



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