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Cambio operatore telefonico: il modem va restituito?

8 Maggio 2020 | Autore:
Cambio operatore telefonico: il modem va restituito?

Il cliente è obbligato ad accettare l’apparecchio dalla nuova compagnia? E se lo prende con sé deve ridarlo indietro al recesso?

Nemmeno giurando amore eterno alla tua compagnia telefonica il modem è per tutta la vita. Perché, come nelle relazioni di coppia, prima o poi tutto può svanire e si arriva alla separazione. Inevitabile, a quel punto, dover dare uno sguardo al contratto per poter stabilire con certezza ciò che spetta a uno e ciò che va di diritto all’altro. Una delle domande che in molti si pongono è proprio quella: quando si vuole fare un cambio di operatore telefonico, il modem va restituito? Oppure si può utilizzare successivamente in modo da non dover prenderne un altro?

Cominciamo a precisare subito una cosa: quando una compagnia telefonica ti vende un abbonamento ad Internet e ti fornisce gratuitamente il modem, ci sono due elementi da considerare. Il primo: raramente te lo starà fornendo «gratuitamente», ma questa cessione in comodato sarà inclusa nella tariffa che paghi ogni mese oppure ogni bimestre, a seconda delle condizioni che hai pattuito. Il secondo: la fornitura gratuita non significa che l’operatore ti regala l’apparecchio: semplicemente, te lo «presta» finché usufruisci dei suoi servizi. Dopodiché, in caso di divorzio, cioè per il cambio di operatore telefonico, il modem va restituito, perché è un bene appartenente alla società e non al cliente. Così hanno deciso recentemente i giudici del Tar del Lazio [1].

Vediamo come funziona questo meccanismo, quali sono i diritti del cliente e quelli della società per quanto riguarda il modem in caso di cambio di operatore telefonico.

Come si riceve il modem?

Prima di spiegare come si restituisce il modem, vediamo come lo si riceve e a quali condizioni. Al momento della firma del contratto con l’operatore telefonico, il cliente riceverà gratuitamente un modem, cioè l’apparecchio che si collega alla linea telefonica per poter accedere a Internet e che, nei modelli di cui ormai si dispone praticamente ovunque, fornisce il segnale wi-fi per la navigazione a distanza con i dispositivi portatili (tablet, smartphone, notebooks, ecc.).

Abbiamo detto che il cliente riceve il modem gratuitamente, ma sarebbe più corretto precisare che gli viene concesso in regime di comodato. Altro non è, come abbiamo accennato prima, che un prestito. La compagnia, in pratica, dice: ti lascio utilizzare un apparecchio che è mio, ma chi ti serve per ricevere il servizio che io ti fornisco. Nel momento in cui non vorrai più restare con me e andrai ad un operatore concorrente, mi restituisci ciò che ti ho prestato ora. Tutto sommato, il discorso fila.

Al di là, però, del principio di base, ci sono alcune precisazioni dell’Autorità Garante per le Comunicazioni che vanno segnalate. Ad esempio, l’operatore è tenuto a chiarire in partenza a quali condizioni cede l’apparecchio, cioè quando e come è disposta a garantire assistenza e manutenzione. Inoltre, deve mettere nero su bianco se il modem è gratuito per tutta la durata della fornitura oppure se il cliente non paga solo per un determinato periodo di tempo e, scaduto quel termine, la cessione in comodato subisce una tariffazione in bolletta oppure ci sono dei servizi accessori a pagamento.

Devo accettare il modem del mio operatore?

Ovviamente, quanto detto prima riguarda il caso in cui il cliente accetti il modem dell’operatore con cui ha fatto il contratto telefonico. Ora, è probabile che tu ti chieda se devi per forza accettare quell’apparecchio oppure puoi installarne un altro di cui disponi già, che funziona benissimo e che ti libera di ogni vincolo.

Secondo una direttiva dell’Unione europea approvata qualche anno fa [2] ed in vigore anche in Italia, una compagnia telefonica non può vincolare la fornitura di Internet al fatto che il cliente si prenda anche il suo modem. Bruxelles precisa che gli utenti finali hanno il diritto «di utilizzare apparecchiature terminali di loro scelta, indipendentemente dalla sede dell’utente finale o del fornitore o dalla localizzazione, dall’origine o dalla destinazione delle informazioni, dei contenuti, delle applicazioni o del servizio, tramite il servizio di accesso a Internet». Insomma, hai la possibilità di accettare l’apparecchiatura proposta dall’operatore, di utilizzare quella della compagnia a cui eri abbonato prima o di andare in negozio a comprarti quella che più ti piace e ti conviene.

Condivide il principio l’AgCom, cioè l’Autorità Garante delle Comunicazioni, attraverso una delibera [3] con cui sancisce la libertà del consumatore di scegliere il modem che vuole. Per il Garante, infatti, un operatore telefonico non può, da una parte, «rifiutare di collegare apparecchiature terminali alla rete se quella scelta dall’utente soddisfa i requisiti di base previsti dalla normativa europea e nazionale» e, dall’altra, non ha nemmeno il diritto di «imporre all’utente finale oneri aggiuntivi o ritardi ingiustificati, ovvero inibire l’utilizzo o discriminare la qualità dei singoli servizi inclusi nell’offerta, in caso di collegamento a un modem di propria scelta».

Da aggiungere, inoltre, che nel caso in cui il cliente decida di accettare il modem proposto dal nuovo operatore, il costo dell’apparecchio deve essere chiaramente separato in bolletta rispetto a quello dell’installazione, della manutenzione e dei consumi.

Devo restituire il modem se cambio operatore telefonico?

È sempre l’AgCom a pronunciarsi sull’eventuale obbligo di restituzione del modem nel caso in cui il cliente decida di cambiare compagnia telefonica. Tempo fa, il Garante aveva chiesto agli operatori di non applicare dei costi aggiuntivi per la mancata restituzione dell’apparecchio se questo non fosse stato utilizzato. Decisione contro la quale si sollevarono le compagnie (Tim, Fastweb, Vodafone e Wind Tre, cioè quelle che hanno praticamente in mano il mercato). Gli operatori presentarono un ricorso al Tar ed il Tribunale amministrativo regionale diede loro ragione, dichiarando illegittima la delibera dell’AgCom.

Secondo i giudici amministrativi, infatti, il contratto di comodato, come contemplato dal Codice civile [4] prevede la restituzione della cosa ricevuta. Inoltre, il Regolamento comunitario attribuisce al cliente la facoltà di scegliere il modem che vuole ma non quella di trattenere quello fornito dall’operatore telefonico con l’accettazione delle condizioni generali di contratto.

In conclusione: se non si restituisce il modem quando c’è il cambio di operatore telefonico, bisogna pagare una penale.

Come e quando restituire modem Tim

Nelle condizioni generali di contratto imposte da Tim, il modem va restituito entro 30 giorni dalla lettera di disdetta del contratto. L’unica restituzione possibile è tramite spedizione postale al seguente indirizzo:

Telecom Italia S.p.A. c/o Geodis Logistics

Magazzino Reverse A22

Piazzale Giorgio Ambrosoli snc

27015 Landriano PV

Come e quando restituire modem Fastweb

La restituzione del modem Fastgate deve avvenire entro 45 giorni dal recesso del contratto. In caso contrario, scatta una penale che va da un minimo di 40,33 euro a un massimo di 110,92 euro. Anche in tal caso, l’unico modo per restituire il modem è l’invio tramite posta al seguente indirizzo:

SDA Express Courier S.p.A.

SS 11 Angolo SP 13

20064 Gorgonzola (MI)

Come e quando restituire modem Wind Infostrada

La restituzione deve avvenire entro 30 giorni al seguente indirizzo postale:

Wind Tre S.p.A. – presso presso DHL Supply Chain (Italy)

Strada P.le 39, km 14,60 – 20060 Liscate (MI)

Diversamente, scatta una penale che va da 40 euro (per modem base) a 100 euro per quelli premium.

Come e quando restituire modem Vodafone

La restituzione del modem deve avvenire entro 30 giorni dalla disdetta; diversamente, scatta anche in questo caso la penale.

Puoi richiedere il ritiro a domicilio contattando l’800 093 588 o recarti presso un centro di restituzione. In alternativa, puoi spedire il modem al seguente indirizzo:

Video Pacini p/c Vodafone

Via Oslavia 17/22 – 20132 Milano (MI)

Se poi interrompe il rapporto con questa società per accettare l’offerta di un’azienda concorrente, il cliente dovrà rendere il modem. Su questo punto del modem gratuito, i giudici del Tar danno ragione a Telecom Italia (che ha presentato ricorso) e danno torto – invece – all’Autorità per le Comunicazioni (l’AgCom).


note

[1] Tar del Lazio sent. n. 1200/2019 del 23.10.2019 depositata a gennaio 2020.

[2] Direttiva Ue n. 2015/2120 del 2016.

[3] AdCom delibera n. 348/18/CONS.

[4] Art. 1803 cod. civ.


1 Commento

  1. a febbraio 2018 ho fatto un contratto con TIM; mi hanno fornito il modem ma a mia insaputa mi hanno fatto pagare lo stesso ratealmente in bolletta (mi è anche arrivata subito la relativa fattura di acquisto di € 340,00) a riprova che me lo hanno venduto e non dato in comodato o affitto; quando avevo deciso di disdire il contratto prima della scadenza la TIM mi ha detto che oltre alla penale avrei dovuto pagare, in una unica soluzione, le rimanenti rate per la vendita del modem.
    Per quel motivo, visto che mancavano circa 6 mesi alla scadenza del contratto ho rimandato la disdetta.
    Attualmente, se disdico il contratto, devo comunque restituire il modem o questo, come io ritengo, è di mia proprietà e quindi posso eventualmente utilizzarlo con un altro operatore.
    Nel caso che questo mi voglia fornire il suo, posso obbligarlo ad utilizzare quello in mio possesso.

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