Cronaca | News

L’ombra della criminalità organizzata dietro la rivolta nelle carceri

9 Marzo 2020
L’ombra della criminalità organizzata dietro la rivolta nelle carceri

La protesta esplosa in molti istituti penitenziari italiani potrebbe avere una regia e spiegazioni diverse dal blocco dei colloqui per l’emergenza Coronavirus.

La violenta rivolta esplosa in simultanea in molte carceri italiane sta dilagando con conseguenze devastanti. Si registrano 6 detenuti morti nel carcere di Modena, 20 evasi dal penitenziario di Foggia, devastazioni e incendi nella maggior parte degli altri istituti penitenziari, dove il personale della Polizia Penitenziaria, coadiuvato dalle forze dell’ordine e dall’esercito, non riesce a controllare la situazione.

I detenuti sono fuori dalle celle e in taluni casi, come a San Vittore a Milano, sono saliti sui tetti, mentre a Roma, in prossimità di Rebibbia, i familiari dei reclusi hanno bloccato la via Tiburtina.

A scatenare la protesta è stato l’inasprimento del regime dei colloqui carcerari, sospesi fino al 31 maggio per l’emergenza Coronavirus, anche se il Dipartimento del ministero della Giustizia ha assicurato in alternativa l’intensificazione dei contatti telefonici e audiovisivi.

Ma alcuni ritengono che questa è stata solo l’occasione per far scattare le rivolte. Tra le cause profonde c’è quella del sovraffollamento carcerario e delle condizioni di difficoltà logistiche e di personale in cui versano molte case circondariali nelle varie zone d’Italia che creano una situazione di costante tensione già in passato denunciata dagli addetti ai lavori.

Ora si affaccia anche l’ipotesi di una “regia” che avrebbe diretto e coordinato il fenomeno: la espone all’agenzia stampa Adnkronos Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp: “La contemporaneità delle rivolte all’interno delle carceri italiane lascia pensare che ciò a cui stiamo assistendo sia tutt’altro che un fenomeno spontaneo. C’è il rischio che dietro le rivolte possa esserci la criminalità organizzata”.

Il sindacalista spiega che ”È in atto, infatti, una evidente strategia che tenta di approfittare delle difficoltà causate dell’emergenza Coronavirus”.

Una posizione simile a quella di Felice Romano, segretario generale del Siulp, che denuncia: “Quanto sta accadendo nelle carceri italiane è estremamente grave ma è altresì palese che risponde ad una logica predeterminata di qualche regista occulto che soffia su un fuoco i cui risvolti non gli sono ben chiari. Ai colleghi della Polizia Penitenziaria va la nostra vicinanza, solidarietà e plauso per come stanno affrontando questa sorta di ‘rivoluzione’ orchestrata a tavolino”.

Intanto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sollecitato dalle forze di opposizione e anche dalla stessa maggioranza di Governo, annuncia che mercoledì renderà un’informativa parlamentare nell’aula del Senato per riferire sulla situazione carceraria; intanto ammonisce che “ogni protesta attraverso la violenza è solo da condannare e non porterà ad alcun buon risultato”.

Il ministro si dichiara “perfettamente consapevole che un’emergenza come quella del Coronavirus possa creare tensioni all’interno di un carcere ma deve essere chiaro l’intento delle misure che abbiamo preso: è nostro dovere tutelare la salute di chi lavora e vive negli istituti penitenziari”.

”Alcune norme previste nel decreto legge, come il limite ai colloqui fisici e la possibilità per i magistrati di sorveglianza di sospendere i permessi premio e la semilibertà, misure che valgono per i prossimi 15 giorni, hanno soltanto la funzione di garantire proprio la tutela della salute dei detenuti e di tutti coloro che lavorano nella realtà penitenziaria”, spiega il ministro.

Gli avvocati, attraverso la giunta dell’Unione delle Camere penali, insieme con l’Osservatorio carceri, indicano, invece, come soluzione l’amnistia e l’indulto: “sono le strade da seguire per affrontare il problema delle carceri”, scrivono in una nota indirizzata al Governo e alle forze politiche.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube