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Coronavirus: solo ora si scopre il valore della Sanità

9 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: solo ora si scopre il valore della Sanità

Un sistema marcio per mancanza di investimenti. Ma eccelso per l’impegno dei professionisti dell’umanità, prima che della sanità.

Se è vero, come ci è sempre stato detto, che l’essere umano deve sbattere contro un muro per imparare la lezione, questa volta la botta sul muso l’abbiamo presa bella grossa. Impegnati come siamo da una vita a praticare lo sport nazionale, cioè quello di lamentarci di tutto e di tutti, ci voleva un’emergenza come quella che stiamo vivendo da qualche settimana per renderci conto che forse abbiamo esagerato (non un po’, ma parecchio) nel demolire di critiche – spesso gratuite – chi lavora al Sistema sanitario nazionale. Il modo in cui medici, infermieri e personale ausiliario della Sanità stanno lavorando contro il coronavirus lasciandosi la propria pelle per salvare quella degli altri dimostra che un sistema trascurato e malato per colpa del potere come quello sanitario ha degli anticorpi in grado di guarirlo. Insomma, dove non ci sono arrivati i politici per decenni, ci sono arrivati i «soldati in corsia». Che, però, non vanno lasciati soli a tentare di risolvere i guai provocati dagli altri, cioè da chi ha preso sottogamba il pericolo del contagio e da chi, negli anni, non ha dato loro gli strumenti umani e strutturali necessari per lavorare come si deve.

C’è da fare una distinzione tra contenitore e contenuto. La sanità pubblica, come sistema, paga da troppo tempo ormai il prezzo del risparmio, del contenimento dei bilanci, dei tagli alla spesa. Il personale, da un punto di vista numerico, è quello che è. Più volte, da questo giornale, abbiamo criticato le lunghe liste di attesa degli ospedali e abbiamo spiegato che cosa si può fare quando le strutture sanitarie pubbliche non rispettano i tempi stabiliti dal ministero per una visita specialistica o per un intervento chirurgico. Tutti noi, come cittadini, abbiamo verificato che cosa vuol dire recarsi in un reparto di pronto soccorso: si sa quando si entra, mai quando si esce. E abbiamo anche visto le immagini delle formiche all’ospedale di Napoli, degli ospedali iniziati e mai finiti, come nelle Langhe del Nord, a volte pure demoliti ancor prima di concludere i lavori, come nella Ciociaria del Sud.

Spesso (non per forza in questi casi) a beneficio di chi, senza scrupoli, ci ha mangiato sopra a furia di tangenti, di regali, di vacanze. Qualche presidente di Regione (inutile fare nomi, sono di pubblico dominio) ha conosciuto il sapore e l’odore della galera per i benefici avuti da chi avrebbe dovuto vegliare per la salute dei cittadini con i soldi pubblici.

E poi c’è il contenuto di questo sistema marcio: le persone. Medici, infermieri, barellieri, ausiliari, volontari. Chi lavora non solo allargando le braccia e rassegnandosi all’evidenza ma utilizzando quelle braccia per assistere gli utenti in un modo che non sempre è stato capito nel modo giusto. Non finora. Non fino a quando le abbiamo viste stenuate a causa del coronavirus. Non fino a quando le abbiamo viste rischiare la vita per i pazienti che, ininterrottamente, arrivavano in pronto soccorso, in terapia intensiva, in rianimazione. Pazienti che hanno preso il Covid-19 pur prendendo delle precauzioni. E i pazienti dell’aperitivo, della sciata, del «che sarà mai», del «capiterà sempre agli altri ma non a me». Diceva lo scrittore Mark Twain: «Il fatto che l’uomo sappia distinguere il giusto dallo sbagliato prova la sua superiorità intellettuale sulle altre creature. Ma il fatto che egli possa agire in modo sbagliato prova la sua inferiorità morale rispetto a qualsiasi creatura che non può farlo».

Professionisti dell’umanità, prima che della sanità. Ai quali, a questo punto, non si può negare più nulla. Si potrà continuare a criticarli quando sbagliano. Ma gli errori devono nascere dall’incompetenza, non dalla mancanza di mezzi. A quelli non possono provvedere medici, infermieri, barellieri, ecc. A quelli hanno il dovere di provvedere l’attuale Governo e quelli che verranno. Chi è in corsia ha dimostrato abbondantemente di che pasta è fatto. Riusciranno a dimostrarlo anche i nostri politici, nell’interesse della collettività? Ne parla in questo video il nostro direttore, Angelo Greco.



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1 Commento

  1. Sistema marcio?? Non dite il vero e cioè che da quando i politici italiani l’Italia l’hanno tradita firmando trattati scellerati, svendendo l’IRI, diventando colonia e non più stato sovrano e affidando le infrastrutture ai PRIVATI!! Dove sono adesso i privati eh?? Dite le cose come stanno!!!

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