Donna e famiglia | Articoli

L’ex coniuge può portare i figli in vacanza?

9 Maggio 2020
L’ex coniuge può portare i figli in vacanza?

Il genitore che porta in villeggiatura il figlio deve comunicare il luogo di destinazione.

Hai divorziato da tuo marito senza particolari traumi. Negli ultimi mesi, però, i vostri rapporti non sono molto buoni. Hai scoperto, infatti, che si frequenta con una nuova compagna, per cui adesso vi parlate solo tramite i vostri avvocati. Ora che sta per avvicinarsi l’estate, il tuo ex coniuge ha programmato un viaggio in Sicilia. Per evitare problemi, ti ha comunicato l’intenzione di partire con i vostri due figli per 15 giorni. Ma l’ex coniuge può portare i figli in vacanza? Ne parli con il tuo avvocato, il quale ti conferma questa possibilità. L’importante è che il tuo ex marito ti comunichi il luogo della destinazione e un recapito telefonico.  

Come viene regolato il periodo di vacanza?

Spesso e volentieri, in sede di separazione e divorzio, le agognate vacanze si trasformano in una battaglia senza precedenti. Si pensi, ad esempio, a Caia che, pur di fare un dispetto, rifiuta di mandare il figlio in villeggiatura con l’ex marito.

Devi sapere che i periodi di vacanza possono essere concordati dai coniugi (in caso di separazione consensuale) oppure dal giudice (in caso di separazione giudiziale). Sul punto, la legge non detta un termine preciso, ma è prassi concedere al genitore (ad esempio, al papà) di trascorrere con i figli un periodo di circa 15 giorni, consecutivi oppure frazionati.

L’ex coniuge può portare i figli in vacanza?

Quando due coniugi si separano, il giudice solitamente dispone l’affidamento condiviso. In altre parole, i figli minori vengono affidati ad entrambi i coniugi con collocazione prevalente presso uno dei due (in genere, la madre). 

Ad esempio, Carla e Francesco si sono separati e la figlioletta Ludovica, affidata ad entrambi, vive principalmente presso la mamma. Ebbene, in virtù del famoso principio di bigenitorialità, i figli hanno il diritto di mantenere un rapporto stabile e continuativo con entrambi i genitori (anche se separati o divorziati).

Di conseguenza, il genitore affidatario ha il dovere di non ostacolare il rapporto tra il figlio e l’altro genitore, a meno che non sussistano gravi ragioni che potrebbero arrecare un danno al minore. Si pensi, ad esempio, ad un padre alcolizzato e violento. Se, invece, il genitore, senza una ragione valida, non rispetta il diritto di visita dell’altro, rischia di commettere un reato per non aver rispettato un provvedimento del giudice.

Questo vuol dire che l’ex coniuge ha il diritto di portare i figli in vacanza, a condizione che comunichi all’altro la destinazione. Non sono rari, infatti, i casi in cui i coniugi, per fare un dispetto all’altro, omettano ogni comunicazione riguardante il luogo di vacanza lasciando così l’ex partner all’oscuro di tutto. Tale condotta, tuttavia, non costituisce un reato se nelle condizioni della separazione è stabilito soltanto di concordare i periodi di vacanza. Tuttavia, non comunicare all’ex coniuge il luogo di destinazione potrebbe comportare delle conseguenze civilistiche, come ad esempio una richiesta al giudice per modificare il provvedimento. 

Quindi, sebbene il genitore sia libero di scegliere il luogo di villeggiatura, tuttavia è buona prassi comunicare all’altro genitore sia l’indirizzo sia il recapito telefonico per contattare il minore.

Vacanze all’estero: come comportarsi?

Supponiamo che il tuo ex marito voglia portare vostro figlio in vacanza all’estero, ad esempio alle Maldive. In tal caso, occorrono i documenti validi per l’espatrio del minore (cioè carta d’identità e passaporto) che possono essere rilasciati dalla Questura solo su consenso di entrambi i genitori.

Se nel provvedimento emesso dal giudice (in sede di separazione o divorzio) non è previsto nulla in tal senso, allora un genitore non può vietare all’altro di portare il figlio fuori dall’Italia (a meno che non ci siano motivi di sicurezza internazionale oppure, ad esempio, un fondato timore che il genitore voglia trasferirsi all’estero con il bambino). In caso di rifiuto ingiustificato, si pensi alla mamma che non vuole dare il consenso all’ex marito, il genitore può presentare un ricorso al giudice tutelare per chiedere l’autorizzazione al rilascio dei documenti nonostante il dissenso dell’altro.

Il mantenimento va pagato anche in vacanza?

A questo punto, è lecito domandarsi: il mantenimento è dovuto anche per il periodo in cui il figlio è in vacanza con il genitore obbligato all’assegno? Mettiamo che tu sia un padre separato che trascorrerà 15 giorni di vacanza con il proprio figlio. Durante questo periodo, provvederai, in modo esclusivo, a tutte le spese relative al bambino, quindi vitto, alloggio e quant’altro. Il contributo al mantenimento dei figli, tuttavia, è dovuto indipendentemente dai giorni di vacanza che trascorrerai con tuo figlio. Va precisato, altresì, che tali spese non sono considerate straordinarie. In altre parole, non potrai pretendere il rimborso da parte dell’ex coniuge, ma sarà tutto a carico tuo.

Come programmare le vacanze dei figli in caso di separazione?

Ridursi all’ultimo minuto non fa altro che alimentare inutili discussioni con il tuo ex coniuge. Per questo motivo è bene:

  • programmare in anticipo i giorni di vacanza che il genitore passerà con i figli. Ad esempio, ci si può accordare che nel mese di agosto il bambino passerà con il padre 15 giorni;
  • comunicare sempre il luogo della destinazione e il recapito telefonico per permettere all’altro coniuge di mettersi in contatto con il figlio (cosa che non deve avvenire tutti i giorni e a tutte le ore);
  • preparare il figlio a non vivere in maniera traumatica il distacco con un genitore;
  • la meta deve essere decisa dal genitore tenendo conto di una eventuale situazione di pericolo (ad esempio, una emergenza sanitaria). Per questo è importante verificare attentamente i luoghi in cui andare in vacanza.

6 Commenti

  1. Io e il mio ex fortunatamente non ci scanniamo come molte altre coppie che conosciamo. Loro quest’anno avevano programmato un weekend all’estero. Ed io ero d’accordo, perché è giusto che mio figlio trascorra belle esperienze con il papà. Alla fine, i problemi erano fra noi. Lui ha il diritto di vivere serenamente la sua vita avendo accanto la sua mamma e il suo papà. Ora, questa pandemia ha stravolto i piani di tutto. Il mio ex è sempre in gio per lavoro ed ha preferito evitare in questo periodo di rivederlo. Fanno le videochiamate per la sicurezza di tutti. E’ per nostro figlio una sofferenza, però è la cosa migliore per adesso

    1. È vero: il Governo ha precisato che le misure di restrizione domiciliare non sospendono le visite dei genitori separati con i figli. Ma chi assicura, alla madre collocataria, che il papà – magari distante diversi chilometri – stia davvero rispettando le misure di sicurezza? Come stabilire se, nel frattempo, si è infettato e la malattia è ancora in incubazione? Ecco che allora interviene una più che saggia decisione del tribunale di Vasto, in una contesa che vedeva il padre, di rientro da Milano ad Aversa, chiedere alla madre di poter tenere presso di sé la figlia per una settimana, in modo da recuperare l’assenza dei precedenti giorni. L’uomo si è visto recapitare un secco “no”. Meglio gli incontri in videoconferenza che anzi restano un diritto per il papà e un dovere per la madre.

  2. La mia ex moglie è un’arpia. A mio parere stiamo rasentando il ridicolo e lei sta mettendo in atto la famosa Pas. Io non sapevo cosa fosse finché non ho raccontato al mio avvocato che cosa stava facendo la mia ex e come mi stava ostacolando. Ora, con la scusa del coronavirus non mi fa vedere mio figlio. Ma figuriamoci io non sarei andato a prenderlo per evitare contagi e casini vari. Figuriamoci. Tengo a mio figlio più della mia stessa vita. Ma lei… lei non voleva dargli nemmeno il telefono per le videochiamate. Insomma, ho assicurato a mio figlio che mi sto muovendo per vie legali in modo da porre fine a questo schifo.

  3. Io e il mio ex ci siamo separati da un po’. E’ difficile riorganizzare la nostra quotdianità. Siamo separati in casa. Poi, questa fase del coronvirus ha complicato le cose. Tensioni a mille. Immaginate. Entrambi abbiamo capito che appena possibile dobbiamo dividerci definitivamente e condurre le nostre vite lontano l’uno dall’altro altrimenti è insostenibile la situazione. Solo su una cosa siamo d’accordo: evitare di far soffrire nostro figlio. Ed è proprio per questo che abbiamo anche cercato di collaborare in questo periodo per non fargli pesare gli attriti che ci sono fra noi.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube