Coronavirus: come superare l’ansia del contagio

10 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: come superare l’ansia del contagio

Tutta l’Italia è zona rossa: quanto inciderà questa emergenza sanitaria sulla popolazione?

Cresce la preoccupazione degli italiani per la diffusione del contagio del Coronavirus. I fatti di cronaca che si sono susseguiti negli ultimi giorni ne sono la prova. Abbiamo assistito a improvvise corse dalla zona rossa (Lombardia e altre 14 province) al Sud. Assalto alle stazioni. Assalto ai supermercati. In un momento di emergenza sanitaria, gli impulsi possono essere incontrollabili. Panico e ansia hanno preso il sopravvento lasciando da parte il senso civico e la responsabilità dei cittadini per il contenimento del contagio da Covid-19.

Ora, con il nuovo decreto firmato ieri sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, tutta l’Italia è zona rossa. Tutti gli italiani sono in quarantena. Non si può uscire di casa, a meno che non si tratti di comprovate esigenze lavorative; motivi di salute; situazioni di necessità; rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza (per maggiori informazioni, leggi il mio articolo Coronavirus: quando posso uscire di casa?).

L’impatto che il Coronavirus avrà sull’economia è sotto gli occhi di tutti. Teatri, palestre, piscine, cinema, biblioteche, impianti sciistici, asili, scuole, università, centri estetici, discoteche, convegni, congressi, manifestazioni sportive, eventi, matrimoni, funerali: tutto bloccato. Resteranno aperti solo i supermercati (tranne sabato e domenica), le attività di ristorazione e i bar (dalle 6 alle 18, garantendo il rispetto della distanza di sicurezza), le farmacie e le parafarmacie. L’Aci (Automobile Club d’Italia) ha comunicato oggi che fino al 16 marzo tutti gli sportelli resteranno chiusi, ma saranno disponibili i servizi online.

Come vivono i lavoratori questa situazione? Come vive la popolazione il rischio del contagio? Il livello di preoccupazione dei cittadini non è solo legato alla diffusione del Covid-19 e all’organizzazione del lavoro, ma anche alla scarsistà di risorse sanitarie e posti letto in terapia intensiva. Livello di preoccupazione che è aumentato notevolmente anche dopo la notizia delle raccomandazioni rivolte agli anestesisti e ai rianimatori, rese note dalla Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti).

C’è da dire che medici, infermieri, sanitari stanno lavorando duramente per garantire la tutela del diritto alla salute all’intera popolazione. Ma, purtroppo c’è un “ma”, in uno scenario di saturazione totale delle risorse intensive, la Siaarti dichiara che gli anestesisti-rianimatori potrebbero essere costretti “a focalizzare l’attenzione sull’appropriatezza dei trattamenti verso chi ne può trarre maggiore beneficio, laddove le risorse non sono sufficienti per tutti pazienti”. Ci auguriamo che non si debba mai arrivare ad una situazione del genere.

E, allora, per affrontare al meglio questo periodo di quarantena, occorre non perdersi d’animo, avere fiducia nella sanità e resterare tutti uniti, rispettando i divieti e le restrizioni del nuovo decreto per limitare il più possibile la diffusione del Covid-19.

Se ti senti sopraffatto dagli eventi che si stanno susseguendo in questo periodo e ti stai chiedendo come superare l’ansia del contagio da Coronavirus, continua a leggere il mio articolo. A seguire, troverai l’intervista al dr. Matteo Pacini, specialista in psichiatria e psicoterapeuta.

Coronavirus: come mai, finora, molti hanno sottovalutato il rischio di contagio?

Non direi sia stato sottovalutato, semplicemente la presentazione del problema è stata molto ambigua, con le opinioni di tutti equiparate. Purtroppo, documentarsi guardando la tv o leggendo le interviste agli esperti scelti da giornali e testate non è il modo migliore di sapere le cose, in senso scientifico. E’ un modo per conoscere gli “umori” intorno ad un argomento, e qui erano variabilissimi. 

Il ragionamento scientifico più ripetuto è stato quello di evitare l’intasamento delle rianimazioni per i casi gravi che sarebbero comunque stati una minoranza. Questo non ha avuto effetto nel condizionare le persone, tranne forse quelle più a rischio.

Divieto di assembramento: c’è chi si è barricato in casa da giorni e chi, al tempo stesso, ha mantenuto le medesime abitudini. Come spiega queste reazioni contrapposte?

Di fronte ad un pericolo, la percezione dipende dal temperamento. Chi reagisce in maniera fobica e chi reagisce ottimisticamente, senza ritenere di doversi fermare finché qualcosa non lo impone. Le precauzioni suggerite, in gran parte poco realistiche, non davano una guida chiara per chi volesse continuare le proprie abitudini. D’altra parte, chi ha reagito in maniera allarmata spesso lo ha fatto con precauzioni che non corrispondevano a quelle indicate, ma avevano effetto rassicurante, tipo indossare mascherine. 

La corsa degli italiani al Sud: perché il panico (o l’incoscienza) ha preso il sopravvento sul senso civico?

Quando si prendono provvedimenti di questo genere, la psicologia di massa è ciò che va conosciuto, gli appelli al senso civico sono secondari e presuppongono un legame saldo e fiduciario con l’Autorità, che nel nostro Paese non c’è. Anche se amiamo la nostra nazione, non ci identifichiamo con le sue istituzioni, se non in senso passivo. In assenza di controlli, la prima reazione di chi si trova in una zona pericolosa, ma soprattutto interdetta alla vita normale, è di spostarsi altrove se si hanno mezzi e riferimenti. Un decreto del genere fa salire il livello di pressione psicologica in maniera brusca, e alla pressione ci sono reazioni del genere.

Ansia da Coronavirus: a cosa è legata?

Devo dire che in realtà ad oggi non sono molti i segnali di una psicosi riferita al coronavirus. E’ abbastanza chiaro cosa sia e come si prenda, ma soprattutto la casistica è realmente alta, e quindi c’è poco spazio per l’ipocondria.

L’ansia è per lo più indirettamente legata al coronavirus: è quella di doversi fermare, di non poter guadagnare, è un’ansia prevalentemente economica. Avrebbe giovato sapere che la preoccupazione crescente era questa, in modo da emanare ed erogare in tempo reale aiuti economici per favorire il rispetto del decreto. Il senso civico insomma va “pagato”, cioè indotto. 

Ansia da Coronavirus: quali sono gli effetti sulla nostra salute?

L’ansia incide poco, la questione vera è l’effetto interferente su tutte quelle cure per cui le persone erano solite spostarsi. Ci sono stati casi di persone che non possono frequentare momentaneamente il partner o altre figure che servivano da sostegno, e manifestano il riacutizzarsi di stati di panico

Per fortuna, esistono i mezzi telematici, la possibilità di video-chiamarsi o di essere visitati in collegamento audio-video che sono funzionali alla prosecuzione dei trattamenti per i malati psichiatrici, e a sentire un isolamento meno assoluto.

Ansia da Coronavirus: può causare la perdita di sonno?

Non ho riscontrato al momeno problemi di questo tipo. Come si diceva, all’inizio parte delle persone hanno risposto decidendo che il problema era un equivoco gonfiato. Altri si sono allarmati, ma l’esperienza di altri allarmi “falsi”, come la Sars o la mucca pazza, hanno probabilmente costituito dei precedenti in base ai quali gli Italiani si ritenevano immuni da vere e proprie epidemie. 

Fake news: possono alimentare l’ansia da Coronavirus?  

Spiace dirlo, ma non è tanto la singola fake news, quanto l’incapacità di costruire un’informazione mirata e scientificamente solida. Quando le cose non si sanno, occorre dire che non si sanno. Non serve un opinionista che dica la sua. Quando parla uno scienziato, il commento dell’ultimo dei presenzialisti tv che interviene dopo può oscurare completamente l’impatto della comunicazione. 

Lo stile dei primi giorni è stato quello insensato dalla rassicurazione. Cioè comunicare i problemi al minimo, come quando annunciano i ritardi dei treni, iniziando con 5′ e poi passando di 5′ in 5′ a 1 ora e mezzo. A quel punto, la persona ha capito che erano previsioni sparate a caso. E il rischio è che non creda più neanche alle ultime previsioni, che magari invece sono finalmente quelle vere.

Coronavirus: come superare/gestire l’ansia del contagio?

Le emergenze reali fortunatamente non tendono a innescare ansie di tipo ossessivo, perché quando il pericolo è percepito come reale, il cervello si mette in azione, dopo un periodo di perplessità o paralisi della decisione, e “accetta” il pericolo come informazione incerta (ovvero si comporta tenendo conto che c’è un pericolo). Nella ossessione, invece, il cervello non accetta il pericolo e, quindi, impiega tempo nel definire meglio la presenza o assenza, che non è più un fatto statistico, ma dovrebbe diventare una certezza (in positivo o in negativo).

Tipicamente, quando il pericolo si tocca con mano (in questo caso, magari non con mano ma con i dati dei morti, dei contagiati etc) e, indirettamente, si vedono le paure collettive, la paura si assesta su un livello operativo, e non concettuale. In altre parole, si smette di chiedersi se la mortalità sia del 5 o del 6%, e si preferisce semplicemente attuare delle misure di sicurezza.  

Quanto inciderà questa emergenza epidemiologica sulla salute psicologica della popolazione?    

Presumo che ci sarà un effetto postumo, se e quando si risolverà questa emergenza, non tanto per lo stress creato dal cambiamento di abitudini, ma per il contraccolpo economico. Ad esempio, chi ha appena avviato un’attività, o pensava di avviarla, chi contava sul guadagno per recuperare una situazione di indebitamento. E anche chi lavorava sulla base della mobilità, di eventi aggregativi, di corsi e attività collettive, trasporti etc.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni sul Covid-19, leggi i miei articoli:



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