Badanti e colf alla prova dei divieti anticontagio

10 Marzo 2020
Badanti e colf alla prova dei divieti anticontagio

I lavoratori domestici dovranno attenersi alle nuove prescrizioni, ma rischiano di essere “reclusi” se conviventi con le persone assistite o di essere licenziati.

L’Italia è diventata un’intera zona rossa, senza eccezioni. Vale per tutti il divieto di spostamenti, salvi i casi di assoluta necessità, il principio ”Io resto a casa”, ribadito anche dal premier Giuseppe Conte.

Le esigenze lavorative sono un giusto motivo per derogare al divieto e così uscire dalla propria abitazione per recarsi sul luogo di lavoro; ma cosa accade quando si tratta di colf e badanti che convivono con le persone presso cui prestano la loro assistenza?

Per loro anche le giornate libere “non sono un valido motivo per uscire, vanno trascorse nella propria stanza”, dichiara all’Adnkronos Andrea Zini, vicepresidente di Assindatcolf, il sindacato datori di lavoro domestico, che ricorda anche le tre eccezioni di ‘rito’ da dichiarare sull’apposito modulo per spostamenti, da esibire in caso di controllo, indicando se si tratta di comprovate ragioni di lavoro, di ragioni di salute o di altri casi di necessità.

Il rappresentante di Assindatacolf ammonisce: Attenzione, la popolazione complessiva esposta ai rischi ‘post-fuitine’ di colf e badanti ”è di circa 10 milioni di persone”. In altre parole: la colf o badante in libera uscita potrebbe, anche inconsapevolmente contrarre l’infezione e al rientro esporre a contagio la persona assistita.

Sono oltre due milioni in Italia le unità lavorative annuali di colf e badanti tra tempo pieno e part time che potrebbero potenzialmente mettere a rischio altrettanti datori di lavoro e famiglie se non si atterranno scrupolosamente alle norme del recentissimo Decreto ‘Io resto a casa’, in vigore da stamane e fino al prossimo 3 aprile.

Dunque, espone Zini, “tra personale domestico e datori di lavoro parliamo di oltre 4 milioni di persone, tutte con alle spalle una propria famiglia, in media di 2,1 persone, per un numero complessivo totale di 10 milioni di cittadini. Il che equivale a dire circa un sesto della popolazione italiana con salute a rischio”.

Ma può un datore di lavoro licenziare una colf o badante che esce senza rispettare quanto definito dal nuovo Decreto di emergenza? ”No – risponde Zini – Ma può interrompere il rapporto di lavoro attraverso il licenziamento ‘ad nutum‘ (cioè senza motivazione di giusta causa e con il solo limite del preavviso”.

A rimetterci sarebbe dunque il lavoratore, come anche nel caso di ”fobie: quando il lavoratore convivente vive nel panico che
il datore di lavoro ti porti il virus in casa e rifiuta la prestazione. Anche in questo caso rischia il licenziamento”.

Per questo Zini rilancia: ”nell’interesse di entrambe le parti coinvolte il Governo attivi immediatamente cassa in deroga e voucher per baby sitter ed anche a badanti” e sollecita la convocazione del tanto ”atteso tavolo con il ministero del Lavoro per l’immediata attivazione di queste misure”.



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