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Rivolte in carcere, ecco le soluzioni

10 Marzo 2020 | Autore:
Rivolte in carcere, ecco le soluzioni

Con le violente proteste di questi giorni, il Coronavirus ha messo in luce le storture del sistema penitenziario. Ma le proposte per riformarlo e placare gli animi non mancano. 

Non solo un cambio al vertice del ministero della Giustizia, con le dimissioni di Alfonso Bonafede. Da più parti, in queste ore, stanno arrivando suggerimenti per misure che possano raggiungere un duplice obiettivo: abbassare la tensione dopo le proteste scatenate dalle misure anti-Coronavirus – come lo stop ai colloqui coi parenti – e decongestionare il sistema penitenziario attualmente sovraccarico, con almeno diecimila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. Un problema strutturale delle patrie galere: dalla sentenza Torreggiani [1] in poi, l’Italia è stata più volte condannata per aver violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, nella parte [2] in cui vieta trattamenti inumani e degradanti dei detenuti. Compreso tenerli stipati in strutture che scoppiano, dentro celle di pochi metri quadrati.

Meno carcere, più misure alternative

Tra chi caldeggia il ricorso a misure alternative c’è Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), secondo il quale, come ha dichiarato lui stesso all’Adnkronos, “l’emergenza Coronavirus ha aggiunto ulteriore pressione in una situazione già oltre il limite del sopportabile, a causa di un sovraffollamento pesante e continuo. Alle rivolte di questi giorni bisogna rispondere non solo con la repressione, ma attivando misure alternative alla detenzione per un numero congruo di detenuti e predisponendo modi di comunicazione tra detenuti e familiari diversi dalla presenza fisica, utilizzando gli strumenti offerti da internet o altri che non comportano rischi di contagio”.

Anche il garante nazionale dei detenuti Mauro Palma è intervenuto in merito. Sul portale dell’organo che cerca di andare incontro alle esigenze dei circa 60mila reclusi italiani è comparso un comunicato che invita “a mettere in campo misure straordinarie per alleggerire le situazioni di sovraffollamento, superando un concetto di prevenzione fondata sulla chiusura al mondo esterno, affiancando a provvedimenti di inevitabile restringimento misure che diano la possibilità di ridurre le criticità che la situazione carceraria attuale determina e che permettano di affrontare con più tranquillità il malaugurato caso che il sistema sia investito più direttamente dal problema”.

Amnistia e indulto: sovraffollamento zero  

Queste misure straordinarie sono interpretate dall’Unione delle camere penali italiane come amnistia e indulto. Due provvedimenti previsti dalla Costituzione [3] che consentirebbero di estinguere i reati e le pene dei detenuti, sfoltendo quelle prigioni tanto – troppo – affollate. Sono anni che non vengono applicati in Italia. L’ultimo indulto risale al 2006; l’ultima amnistia al 1990.

Rita Bernardini, del Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito, che da sempre vede in queste misure la terapia d’urto al sovraffollamento, ha già avanzato la sua richiesta a Bonafede. Le Camere penali italiane si associano, formulando la richiesta in un documento pubblicato sul loro sito web: “Lo Stato colpevole, e anche condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, per aver violato norme di civiltà giuridica, ha oggi l’obbligo di adottare decisioni che possano salvaguardare la vita e la salute dei detenuti, perché non sono persone estromesse dalla società, ma di essa fanno parte ed a loro spetta uguale tutela, senza alcuna distinzione. L’amnistia e soprattutto l’indulto sono le strade da seguire”.

I Giuristi democratici sono d’accordo: in tre giorni hanno firmato due appelli – entrambi rintracciabili sul loro sito, uno dei quali indirizzato anche a papa Francesco – per chiedere provvedimenti che svuotino le carceri subito. A cominciare da tutte le persone ammalate e anziane che sono recluse e da chi ha pene lievi da scontare. Si può fare, dicono i Giuristi democratici, “con l’immediata concessione di detenzione domiciliare, libertà vigilata e/o sospensione pena”. “È urgente, indispensabile, umano e rispettoso del diritto e dei diritti individuali – scrivono -. Per poi ricominciare a parlare di amnistia, indulto e misure che rimettano al centro della discussione l’insostenibilità di questo modo di ‘fare giustizia‘ e ‘applicare pene’ cavalcato da una politica incapace e arrogante”.


note

[1] 8 gennaio 2013, Corte europea dei diritti dell’uomo sez. II, causa Torreggiani e altri;

[2] art. 3, Convenzione europea dei diritti dell’uomo;

[3] art. 79 Cost;


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