Cosa rischia chi esce di casa e mente sul valido motivo

10 Marzo 2020 | Autore:
Cosa rischia chi esce di casa e mente sul valido motivo

I reati e le sanzioni previste per chi viola il divieto di spostamenti senza necessità o rende dichiarazioni mendaci nell’autodichiarazione.

La nuova zona rossa in tutta Italia sta cambiando improvvisamente lo stile di vita dei cittadini. Sono misure drastiche, che vietano di spostarsi se non c’è un valido motivo. L’imperativo categorico – lo ha ribadito il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, annunciando le nuove regole – è restare a casa tranne che nei casi di assoluta necessità.

Si può uscire per andare al lavoro, per fare la spesa, per un’urgenza medica, per assistere un familiare bisognoso o per altri motivi che rendano indispensabile lo spostamento. E’ sempre consentito, invece, il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Inoltre, chi è sottoposto alla quarantena o è risultato positivo al virus ha un divieto assoluto di muoversi da casa.

Oggi il Governo, nelle indicazioni pubblicate in forma di Faq, ha chiarito che “Si deve evitare di uscire di casa. Si può uscire per andare al lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni essenziali. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autodichiarazione che potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali”.

E qui viene il punto di cui ci occupiamo: “La veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e la non veridicità costituisce reato”. Il modulo viene compilato e consegnato alla pattuglia di poliziotti, carabinieri o vigili urbani, che potranno approfondire anche in seguito le circostanze dichiarate per verificare se sono veritiere oppure no.

Il Decreto del presidente del Consiglio dispone espressamente che la sanzione per chi viola questo divieto – come anche tutte le altre prescrizioni e restrizioni contenute nel provvedimento, come ad esempio gli orari di chiusura di bar, ristoranti e altri negozi o gli assembramenti o l’inosservanza della distanza minima di un metro nei contatti interpersonali – è penale e consiste nell‘arresto fino a 3 mesi o nell’ammenda fino a 206 euro.

La stessa pena si applica a tutti coloro che pongono in essere «ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico», come può essere una festa all’aperto di qualsiasi genere, anche un rave party.

Viene richiamato, infatti, l’articolo 650 del Codice penale, ma il Decreto fa salve anche ipotesi di reato molto più gravi, come quelle applicabili a chi diffonda dolosamente [1] o colposamente [2] l’epidemia. Si tratta di delitti, puniti nel primo caso, caratterizzato dall’intenzionalità, con la pena della reclusione che può arrivare fino all’ergastolo e nel secondo caso, quando il fatto è determinato da colpa, è contenuta entro il limite di 12 anni di carcere.

Se viene effettivamente contagiato qualcuno, ma senza provocare un’epidemia, si risponderà invece del delitto di lesioni personali gravi o gravissime e si potrebbe arrivare addirittura all’omicidio colposo, se l’infezione è stata trasmessa consapevolmente, anche per negligenza o trascuratezza (da chi ad esempio è uscito di casa sapendo di essere positivo al Covid-19 e ha avuto contatti personali volontari molto ravvicinati e intensi con altri), e il malato di Coronavirus muore.

Non finisce qui, perché la clausola finale «salvo che il fatto costituisca più grave reato» comprende anche tutte le possibili condotte penalmente rilevanti collegate alla trasgressione dei divieti imposti dal Decreto di contenimento dell’emergenza Coronavirus.

I reati ipotizzabili sono numerosi: si va dalla resistenza a pubblico ufficiale per chi si oppone con violenza ai controlli delle forze dell’ordine – ed è un reato punito con la reclusione fino a 5 anni e per il quale può essere applicato l’arresto in flagranza – a quello di false attestazioni sulle qualità personali.

Quest’ultimo è proprio il caso di chi renda dichiarazioni mendaci nell’apposito nuovo modulo per gli spostamenti che deve giustificare ogni uscita dalla propria abitazione indicando il motivo della necessità, il luogo di provenienza e quello di destinazione e deve essere sottoscritto dall’interessato.

Si tratta di una vera e propria autocertificazione  ma per la quale è stata prevista una particolarità: anziché applicare la norma generale sulle false autocertificazioni [3] che richiama i reati di falso, la nuova modulistica predisposta dal ministero dell’Interno ha correttamente ritenuto che questa autodichiarazione sui motivi degli spostamenti non consiste in un atto pubblico [4], ma integra un particolare caso di dichiarazioni mendaci sulle qualità personali.

Questo reato [5] è punito con la reclusione da un minimo di un anno a un massimo di sei anni. Bisognerà dunque fare molta attenzione alle circostanze che si dichiarano per giustificare l’uscita da casa ed esporre i motivi che l’hanno resa assolutamente necessaria: mentire, ad esempio sul proprio luogo di residenza o di lavoro o sullo stato di salute di un familiare, può costare molto caro.

note

[1] Art. 438 Cod. pen. “Epidemia”.

[2] Art. 452 Cod. pen. “Delitti colposi contro la salute pubblica”.

[3] Art. 76 D.P.R. n. 445/2000.

[4] Cass. sent. n. 32859/19 del 13 dicembre 2019.

[5] Art. 495 Cod. pen.


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2 Commenti

  1. Sono confuso su questo discorso di non poter uscire di casa: il decreto dice “evitare”, non “divieto assoluto”, come è possibile che siano previste sanzioni?
    E poi, se bar e negozi di vestiti possono restare aperti vuol dire che ci si può andare, però non sono “validi motivi”, quindi andandoci si riceve una multa no?

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