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Acque consigliate per calcoli renali

9 Maggio 2020 | Autore: Roberta Jerace
Acque consigliate per calcoli renali

Cosa sono i calcoli renali; quali sono le acque consigliate per i calcoli renali; acqua non potabile, rimborso delle bollette in caso di acqua non potabile; alimentazione per i calcoli renali.

Secondo le ultime stime circa il 10% degli italiani ha sofferto almeno una volta nella propria vita di un episodio di calcolosi renale, le cosiddette “pietruzze nei reni”. Le conseguenze possono essere temibili e portare alle dolorosissime coliche renali, meglio quindi adottare uno stile di vita che possa contrastare l’insorgenza di tale problema. È risaputo che un aspetto fondamentale della prevenzione dei calcoli renali sia la buona abitudine di bere un quantitativo idoneo di acqua durante tutta la giornata, ma forse ti stai chiedendo in particolare quali siano le acque consigliate per i calcoli renali.

In primo luogo, è bene chiarire cosa siano i calcoli renali e come mai alcuni soggetti appaiono più predisposti a sviluppare questa patologia. Poi potrai soffermarti sulle caratteristiche che l’acqua che bevi deve possedere per essere idonea a proteggere il tuo organismo dalla formazione dei calcoli renali. Faremo, dunque, chiarezza sulle diverse acque che potresti consumare da quella minerale a quella oligominerale, passando per quella minimamente mineralizzata senza dimenticare la semplice acqua del rubinetto. A proposito di quest’ultima, se il tuo comune non ti fornisce un servizio idrico che comprende la depurazione dell’acqua del rubinetto potresti aver diritto a un risarcimento delle bollette dell’acqua non dovute. Infine, un ruolo fondamentale è esercitato dall’alimentazione che dev’essere adeguata alla specifica diagnostica del tuo tipo di calcolosi renale.

Cosa sono i calcoli renali

I calcoli renali sono degli agglomerati di piccole dimensioni che si originano lungo il tratto urinario, nello specifico nei reni, e sono composti da elementi di varia natura come: ossalati, colesterolo, acido urico, calcio, fosfati o cistina.

L’origine della calcolosi può avere varia natura, certamente la familiarità con chi ne soffre rappresenta un fattore predisponente, ma anche insane abitudini di vita come la mancanza di idratazione, un’alimentazione sbagliata e altri fattori personali come l’acidità delle urine, l’ipertiroidismo e le infezioni croniche delle vie urinarie possono contribuire a generare questa patologia.

Inoltre, è più frequente con l’avanzare dell’età, in soggetti di razza bianca ed è più facile che sviluppi calcoli renali un uomo rispetto a una donna.

Quali sono le acque consigliate per i calcoli renali

Bere abbondanti quantità d’acqua e mantenere l’organismo idratato è di fondamentale importanza per diluire i sali minerali contenuti nelle urine e ridurre il rischio di sviluppare calcoli renali. La diluizione può, infatti, agire sulla riduzione della precipitazione in cristalli dei sali che costituiscono i calcoli e ridurre l’aggregazione dei cristalli stessi; inoltre, bere molti liquidi fa in modo che gli eventuali cristalli che sono già presenti possano essere espulsi con le urine. Se soffri di questo disturbo e ti stai chiedendo quali sono le acque più indicate per il tuo problema devi iniziare a valutare alcune caratteristiche delle acque. Le acque, infatti, non sono tutte uguali, si differenziano per aspetti come la durezza dell’acqua e la presenza di oligoelementi.

L’acqua migliore per chi soffre di calcolosi renale è spesso considerata l’acqua minimamente mineralizzata, quella, cioè, particolarmente leggera e all’interno di cui vi sono pochissimi sali disciolti. Questi non vanno, quindi, a cumularsi con le sostanze che formano i calcoli e permettono all’acqua di aiutare la diuresi e l’eliminazione dei sali minerali.

L’acqua oligominerale è caratterizzata da un residuo fisso molto basso solitamente inferiore a 50 milligrammi per litro e certamente non supera mai i 500 milligrammi per litro. Gli ultimi studi hanno negato l’utilità di bere acqua con basso residuo fisso e recentemente la letteratura scientifica ha fatto emergere che la durezza dell’acqua è un fattore protettivo per i calcoli renali.

Un altro tipo di acqua da tavola in commercio è l’acqua minerale. Le acque minerali, secondo la legge in vigore nel nostro Paese, presentano un residuo fisso che varia tra 500 e 1500 milligrammi per litro. Si tratta di acque che hanno origine nella falda sotterranea e possiedono delle caratteristiche igieniche molto precise: sono infatti acque microbiologicamente pure, inoltre, contengono al loro interno percentuali variabili ma sempre consistenti di sostanze cristalline inorganiche, i sali minerali per l’appunto.

Tra gli elementi che le acque minerali possono contenere vi sono: calcio, sodio, fluoro, fosforo, alluminio, bromo, manganese, iodio, bario, bicarbonato, magnesio, ferro, zolfo e altri e possono essere usate in vario modo per contrastare alcune problematiche fisiche.

In questo tipo di acque rientrano le acque calciche, di cui alcuni studi hanno confermato la validità nella lotta ai calcoli. Con questo termine si definiscono le acque che apportano un quantitativo di calcio superiore a 150 milligrammi in ogni litro. Queste acque agiscono soprattutto a livello di stomaco e fegato e sono particolarmente utili per le donne in stato di gravidanza, per quelle in menopausa e per le persone anziane che possono beneficiare dell’effetto di arricchimento dell’alimentazione che la loro assunzione può determinare.

Le acque ricche di calcio sono utili contro l’ipertensione, come coadiuvante nella prevenzione dell’osteoporosi e anche contro i calcoli renali. Pare, infatti, che queste acque “dure” siano in grado di legare l’ossalato di calcio di origine alimentare all’interno dell’intestino, impedendo che venga assorbito e che quindi più tardi venga filtrato dai reni. Diversi studi epidemiologici hanno confermato che la concentrazione di calcio nell’acqua non è legata a una maggiore incidenza della calcolosi renale.

Uno studio iraniano del 2011 ha messo in evidenza un possibile effetto positivo, sebbene di modesta misura, del magnesio contenuto nell’acqua.

Un ultimo parametro da tenere in considerazione per la scelta dell’acqua più adeguata a prevenire e combattere la formazione di calcoli renali è il pH dell’acqua. Il pH è legato alla presenza di sostanze alcaline come il bicarbonato; infatti, la maggior parte dei tipi di calcolosi renali trae giovamento dai componenti alcalini che sono in grado di diminuire il pH delle urine, cioè la loro acidità. Sarà utile scegliere acque con un pH pari o superiore a 7, ma attenzione a non bere acqua con un pH eccessivamente basso poiché la presenza di bicarbonato in alte quantità può veicolare quantità eccessive anche di sodio e di calcio.

Per quanto riguarda l’acqua del rubinetto secondo la comunità scientifica non ha nulla da invidiare alle acque confezionate, poiché le acque che provengono dalla maggior parte degli acquedotti nostrani possiedono una quantità di sali disciolti non dissimile da quella di molte acque in bottiglia.

Rimborso delle bollette in caso di acqua non potabile

Se nel tuo Comune non funzionano i depuratori e l’acqua del rubinetto che viene utilizzata per uso alimentare non può essere bevuta, potresti aver diritto al rimborso delle bollette dell’acqua non potabile.

La tariffa del servizio idrico integrato è il corrispettivo di una prestazione complessa, nella quota, infatti, è compresa anche una parte per il servizio di depurazione che non è dovuta nell’ipotesi di un mancato funzionamento del servizio per cause non imputabili all’utente.

Il Governo ha adottato un decreto ministeriale in cui formalizza il diritto al rimborso sulle bollette dell’acqua. Il provvedimento individua i criteri e i parametri per la restituzione agli utenti della quota di tariffa non dovuta riferita proprio al servizio di depurazione. Per quanto concerne la prescrizione del credito dell’utente a recuperare le somme non dovute la Cassazione ha stabilito una prescrizione di dieci anni.

Alimentazione per i calcoli renali

Una delle abitudini di vita più sane da seguire e che può aiutarti a prevenire i calcoli renali è certamente quella di bere due litri di acqua al giorno, preferibilmente lontano dai pasti e almeno due bicchieri al risveglio al mattino. Tuttavia, la stima del quantitativo di acqua da bere dev’essere sempre effettuata dal tuo medico di base o dallo specialista in nefrologia presso cui sei in cura, poiché questa dipende dal tuo specifico quadro clinico. In alcuni casi, infatti, bere quantità di acqua eccessive può complicare il quadro sintomatico e generare le dolorosissime coliche renali, o nei casi più delicati anche vere e proprie ostruzioni renali.

Una dieta a basso contenuto di sodio è essenziale se soffri di calcoli renali. Prova a cucinare progressivamente con meno sale, magari sostituendolo con le spezie per insaporire i cibi e diminuendolo gradatamente, vedrai che lentamente il palato si abituerà al nuovo gusto. Se proprio non riesci a mangiare senza sale, per tutelare i tuoi reni, non utilizzare il sale tradizionale ma sostituiscilo con il sale iposodico.

Tra i fattori che predispongono alla nefrolitiasi vi è certamente una dieta con un consumo elevato di proteine animali. Una corretta alimentazione rappresenta perciò il primo passo indispensabile per prevenire la formazione dei calcoli. Se questi sono formati prevalentemente da ossalati sarà bene escludere dall’alimentazione tutti quegli alimenti che ne sono particolarmente ricchi come: bietole, spinaci, rabarbaro, barbabietole rosse, frutti di bosco, nocciole, tè e cioccolato.

Se non vuoi rinunciare a questi alimenti, tuttavia, puoi consumarli a patto di introdurre anche una fonte di calcio nel pasto, come un buon formaggio, in modo da ridurre l’assorbimento intestinale degli ossalati. Se i calcoli sono formati invece prevalentemente da acido urico sarà bene che tu riduca il quantitativo di purine nell’alimentazione. Le purine, infatti, tendono a rendere le urine più acide e a favorire la precipitazione dell’acido urico; meglio quindi ridurre il consumo di: frutti di mare, aringhe, sardine, caviale, frattaglie, carni rosse e cacciagione ma anche alcolici e dolcificanti.



Di Roberta Jerace


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