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Prepensionamento per coronavirus

11 Marzo 2020 | Autore:
Prepensionamento per coronavirus

Il datore di lavoro in crisi per l’epidemia può anticipare l’uscita del dipendente attraverso strumenti di accompagnamento alla pensione?

L’attuale epidemia di coronavirus non limiterà i suoi effetti alle settimane di picco del contagio, con aziende chiuse e produttività limitata. Purtroppo, gli effetti continueranno a protrarsi per lungo tempo: la crisi derivante dall’epidemia non sarà certamente di breve durata, e la ripresa, per la maggior parte delle aziende, risulterà veramente difficile.

Con tutta probabilità, gli ammortizzatori sociali previsti per far fronte a questa situazione di emergenza non saranno sufficienti, e le aziende saranno costrette a licenziare.

Per questo motivo, molti datori di lavoro stanno pensando di accompagnare all’uscita i dipendenti più vicini alla pensione: in pratica, si pensa a un prepensionamento per coronavirus.

Ma quali sono gli strumenti che, ad oggi, possono consentire al dipendente di ottenere un’indennità per l’uscita anticipata dal lavoro? Sono solo le grandi aziende a poterne fruire, oppure ci sono delle agevolazioni utilizzabili anche dai datori di lavoro di piccole dimensioni? Proviamo a fare chiarezza.

Isopensione

L’isopensione è una prestazione di prepensionamento introdotta dalla legge Fornero [1], che per il triennio 2018- 2020 consente di anticipare l’uscita dal lavoro sino a 7 anni prima della maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria.

In buona sostanza, il lavoratore può cessare dal contratto e ricevere l’isopensione se possiede:

  • almeno 60 anni e 6 mesi di età e 13 anni di contributi, in quanto i requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia ordinaria [2] sono 67 anni di età e vent’anni di contributi, e durante la percezione dell’indennità di prepensionamento continuano ad essere accreditati i contributi figurativi; il requisito anagrafico salirà a 67 anni e 3 mesi dal 2023, ed a 67 anni e 6 mesi dal 2025, qualora gli adeguamenti alla speranza di vita futuri non siano disattesi;
  • almeno 35 anni e 10 mesi di contributi, se uomo, o 34 anni e 10 mesi di contributi, se donna, in quanto la pensione anticipata ordinaria [3] si raggiunge, sino al 31 dicembre 2026, con un minimo di 42 anni e 10 mesi di contributi per i lavoratori e di 41 anni e 10 mesi per le lavoratrici.

Il possesso dei requisiti deve essere appositamente certificato dall’Inps. Purtroppo, però, l’isopensione non è per tutti: può essere utilizzata solo dalle aziende che occupano mediamente più di 15 dipendenti, e solo a seguito di un accordo raggiunto tra l’azienda ed i sindacati.

L’isopensione, che è un’indennità e non una pensione, è comunque calcolata allo stesso modo della futura pensione, ma alla data dell’uscita dal lavoro, e dà luogo all’accredito della contribuzione figurativa: l’indennità ed i contributi figurativi sono a carico dell’azienda, e vengono corrisposti sino alla maturazione dei requisiti per la pensione più vicina, anticipata ordinaria o di vecchiaia ordinaria.

Assegno straordinario

Un altro modo per anticipare la pensione sino a 7 anni è l’assegno straordinario di sostegno al reddito: anche questo strumento, così come l’isopensione, offre difatti la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro sino a 7 anni prima della maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria (in determinate ipotesi l’anticipo massimo consentito è di 5 anni).

L’assegno straordinario non è una pensione, o un trattamento assimilabile, ma è paragonabile alla cassa integrazione straordinaria, anche se risulta a totale carico dell’azienda. È calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma alla data dell’uscita del lavoro.

Lo strumento è utilizzato dalle aziende coinvolte in processi di ristrutturazione o di organizzazione, e destinatarie dei fondi di solidarietà del credito ordinario, del credito cooperativo, dei tributi erariali, delle poste italiane, delle ferrovie, delle imprese assicuratrici e società di assistenza, non che del Trentino.

La concessione dell’assegno straordinario può essere deliberata anche per raggiungere la pensione quota 100.

Contratto di espansione

Può uscire dal lavoro con un anticipo sino a 5 anni il dipendente che beneficia del nuovo prepensionamento con contratto di espansione, introdotto dal decreto Crescita del 2019.

In pratica, attraverso questa misura, le imprese firmatarie di un contratto di espansione, finalizzato al rinnovamento dell’azienda, possono prepensionare tutti i lavoratori ai quali non manchino più di 5 anni all’uscita con pensione di vecchiaia o anticipata ordinarie.

Al lavoratore cessato viene corrisposta un’indennità sino alla maturazione dei requisiti per la pensione più vicina.

Purtroppo, questo strumento può essere utilizzato soltanto dalle imprese con un organico superiore a 1000 unità, quindi riguarda esclusivamente le grandi aziende.

Bisogna evidenziare che la misura è finalizzata al rinnovamento dell’azienda ed all’innovazione, in particolare, delle competenze professionali in organico: l’obiettivo viene realizzato sostituendo i dipendenti pensionati con nuovi assunti per professionalità specifiche.

Ape sociale

Per tutto il 2020 è ancora possibile fruire del prepensionamento attraverso l’Ape sociale: si tratta di una prestazione di accompagnamento alla pensione, fruibile a partire dai 63 anni di età, dedicata a coloro che appartengono alle seguenti categorie tutelate: invalidi dal 74%, disoccupati di lungo corso, caregiver, addetti ai lavori gravosi.

Alle prime tre categorie è richiesto il possesso di almeno 30 anni di contributi, mentre agli addetti ai lavori gravosi sono richiesti almeno 36 anni di contributi per accedere alla prestazione.

Le donne hanno diritto a uno sconto dei requisiti contributivi pari ad un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due.

L’ape sociale è calcolata allo stesso modo della futura pensione, ma l’indennità mensile massima non può superare i 1500 euro.

Per approfondire: Ape sociale 2020.

Naspi

La Naspi è l’indennità di disoccupazione spettante alla generalità dei lavoratori dipendenti: per averne diritto, bisogna possedere almeno 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni, ed è necessario che risultino lavorate almeno 30 giornate nell’anno.

L’indennità è accessibile solo se l’interessato è in possesso dello stato di disoccupazione, quindi se è cessato dall’impiego involontariamente. La Naspi ammonta al 75% della retribuzione media degli ultimi quattro anni, se questa non supera i 1227,55 euro (valore 2020). Se supera questa soglia, viene aggiunto al 75% un importo pari al 25% della differenza tra la retribuzione mensile media e l’importo stesso. In ogni caso, l’importo mensile della Naspi non può mai superare i 1335,40 euro al mese (valore 2020). Durante la percezione dell’indennità spetta l’accredito dei contributi figurativi per la pensione.

Ma qual è la durata della Naspi? La prestazione può essere corrisposta al massimo per 24 mesi, nell’ipotesi in cui gli ultimi quattro anni del lavoratore risultino interamente coperti da contribuzione.

La Naspi può dunque fungere da indennità di accompagnamento alla pensione. Considerando, però, che l’accredito dei contributi figurativi è limitato, il periodo di Naspi, pur essendo utile normalmente al diritto alla maggior parte delle prestazioni pensionistiche, può risultare penalizzante in merito alla misura del trattamento di pensione. Per questo motivo, per quanto riguarda la quota retributiva della pensione, un decreto del 2015 [4] ha previsto la possibilità di neutralizzare i periodi di disoccupazione indennizzata, cioè di renderli non penalizzanti ai fini pensionistici.

Prepensionamento per coronavirus

Se l’azienda, a seguito della crisi derivante dall’epidemia di coronavirus, si ritrova con dei lavoratori in esubero, è innanzitutto preferibile che cessi il rapporto di chi ha già acquisito il diritto ad una qualsiasi tipologia di pensione, ad esempio la pensione quota 100 o la pensione anticipata.

In assenza di lavoratori con questi requisiti, oppure se intende cessare ulteriori posizioni, è opportuna la prioritaria valutazione del ricorso a strumenti che non sono prestazioni pensionistiche vere proprie, ma prestazioni di prepensionamento, o accompagnamento alla pensione.

Da ultimo, è possibile valutare il ricorso alla Naspi, ed eventualmente la copertura di eventuali periodi mancanti alla pensione attraverso i contributi figurativi, che sono a carico del lavoratore nella generalità dei casi, ma il cui onere potrebbe essere di fatto coperto dal datore di lavoro, ad esempio attraverso l’erogazione di una somma incentivante.


note

[1] Art.4 L. 92/2012.

[2] Art. 24 Co.6 D.L. 201/2011.

[3] Art. 24 Co.10 D.L. 201/2011.

[4] D.lgs. 22/2015.


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1 Commento

  1. Ho 62 anni 25 anni di contributi sono in cassa integrazione per il coronavirus posso andare in pensione anticipata?

    Grazie mille

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