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Verbale consegna lavori

11 Marzo 2020
Verbale consegna lavori

Appalto: verifica e collaudo finale dell’opera. Come far valere eventuali difetti nell’esecuzione della prestazione. 

Le attività consistenti nell’esecuzione di un’opera hanno una caratteristica: intanto, la prestazione può considerarsi correttamente adempiuta se questa è stata realizzata “a regola d’arte”. Una definizione del genere, tuttavia, può risultare generica, specie se non si è tecnici del settore e non si è in grado di stabilire quali sono le caratteristiche minime che l’opera deve possedere. Ecco perché, al fine di eliminare ogni incertezza e il rischio di successive contestazioni, si redige spesso un verbale di consegna lavori. Si tratta di un documento, scritto e condiviso da entrambe le parti (committente ed esecutore), con cui queste danno atto del completamento dei lavori, descrivono l’opera finale e, se sussistenti, evidenziano eventuali difetti riscontrati. 

Il codice civile non disciplina in modo esplicito il verbale di consegna lavori se non, genericamente, con un riferimento al contratto di appalto. Ciò nonostante esso è entrato nella prassi dei rapporti commerciali, specie nel settore dell’edilizia che ha sempre costituito il nervo della nostra economia. Per incentivare tale settore e combattere la crisi economica, lo Stato ha fatto ricorso a svariati bonus fiscali: ristrutturazioni, bonus facciate, ecobonus e chi più ne ha più ne metta. Come al solito, la medaglia ha due facce: se da un lato è vero che l’edilizia sostiene l’economia, è anche vero che il settore è costituito prevalentemente da piccole imprese artigianali prive di una struttura organizzativa. Questo comporta il rischio che i lavori, spesso e volentieri, vengano eseguiti da personale scarsamente professionalizzato. Ecco perché il verbale di consegna lavori ha trovato, proprio in questo settore, la sua massima espansione. 

Ciò nonostante, la verifica dell’opera può riguardare qualsiasi tipo di prestazione di fare: ad esempio, la realizzazione di un sito internet, di un abito sartoriale su misura, di una torta nuziale e così via.

Vediamo allora cosa dice la legge in merito e come deve essere redatto questo documento.

Verbale consegna lavori: cosa dice la legge?

Partiamo dal codice civile che contiene la norma base in merito al verbale di consegna dei lavori. L’articolo 1665 cod. civ., riferito al contratto di appalto, stabilisce che il committente, prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l’opera compiuta: il cosiddetto collaudo.

La verifica deve essere fatta dal committente (ossia da colui che ha commissionato l’opera) appena l’appaltatore lo mette in condizione di poterla eseguire (di solito, quando l’opera viene completata).

Se, nonostante l’invito fattogli dall’appaltatore, il committente tralascia di procedere alla verifica senza giusti motivi o non ne comunica il risultato entro un breve termine, l’opera si considera accettata.

Se il committente riceve senza riserve la consegna dell’opera, questa si considera accettata ancorché non si sia proceduto alla verifica.

Salvo diversa pattuizione o uso contrario, l’appaltatore ha diritto al pagamento del corrispettivo quando l’opera è accettata dal committente.

Come visto, la norma, nel disciplinare la consegna dei lavori e il collaudo, non fa riferimento ad alcun documento scritto; è, tuttavia, insito nella natura stessa delle cose che, intanto il buon esito del collaudo può essere dimostrato in un successivo momento in quanto lo stesso venga redatto in forma documentale. 

Quando fare la verifica dell’opera?

Il committente, dopo l’ultimazione dei lavori e prima di ricevere l’opera in consegna, può compiere le verifiche necessarie per valutare eventuali vizi o difformità della stessa e accertare se essa risponde alle condizioni del contratto e alle regole dell’arte. La verifica non rappresenta solo un diritto ma anche un onere per il committente: in mancanza, si presume che il committente accetti l’opera senza riserve. Il che significa che, se in un successivo momento, dovessero risultare dei vizi non occulti e che potevano essere rilevati con l’ordinaria diligenza, questi non potranno più essere contestati. 

Gennaro fa l’imbianchino. Viene delegato da Edoardo a rifare la pittura di una camera, rovinata da infiltrazioni d’acqua. Gennaro sbaglia la tonalità del colore e rende la camera diversa dalle altre. Edoardo, però, per incuria, non verifica tale circostanza nell’immediatezza nonostante Gennaro lo inviti ad accertarsi che l’opera sia di suo gradimento. Edoardo, invece, si limita a pagare Gennaro dicendosi soddisfatto del lavoro svolto. Dopo una settimana, però, si accorge dell’errore. Egli non può più far valere il vizio, avendo ormai accettato l’opera.

Se, nonostante l’invito, il committente non esegue la verifica o non ne comunica il risultato entro un breve termine, l’opera si considera accettata.

Una volta accettata l’opera, il committente deve pagare all’appaltatore il prezzo concordato.

Nell’appalto per singole partite, ciascuna parte può chiedere la verifica di ogni singola frazione realizzata e l’appaltatore può domandare il pagamento delle parti eseguite.

La verifica va fatta dal committente appena l’appaltatore consegna l’opera, ossia quando questi ritiene che è ormai ultimata e completa.

L’appaltatore, con congruo anticipo, deve invitare il committente, anche verbalmente, a compiere la verifica. 

Il committente invitato, una volta eseguita la verifica, deve comunicare tempestivamente il risultato all’appaltatore.

Come avviene la verifica dell’opera e il collaudo?

La verifica cui fa riferimento il codice civile consiste in un’ispezione materiale dell’opera che dev’essere compiuta con le modalità che derivano dagli usi o dalle regole dell’arte.

Tecnicamente distinto dalla verifica – anche se avviene, di norma, nello stesso momento – è il collaudo. Il collaudo consiste nella dichiarazione, contemporanea o successiva alla verifica, con cui il committente comunica all’appaltatore che l’opera è stata eseguita a regola d’arte e in conformità alle pattuizioni contrattuali.

Il codice civile parla solo genericamente di “verifica dell’opera”. 

Spesso, il collaudo si effettua contemporaneamente alla verifica, ma può anche essere contestuale all’accettazione dell’opera.

Come abbiamo anticipato in apertura, è prassi redigere un documento scritto che viene definito verbale di consegna lavori che esprime in pratica il gradimento dell’opera. In tale verbale vengono descritte le opere svolte e, se sussistenti, eventuali difetti. Non c’è una forma prestabilita: le modalità di redazione sono quindi libere. L’importante è che il documento sia datato e firmato da entrambe le parti.

Chiaramente, se mai non vi dovesse essere accordo sul contenuto del verbale, la parte dissenziente non è tenuta a firmare: si pensi al committente che, nel verbale, indichi dei vizi che, invece, l’appaltatore ritenga non presenti.

Se il committente comunica all’appaltatore di avere riscontrato vizi o imperfezioni dell’opera, la stessa non può intendersi come accettata.

Il committente può affidare la verifica e il collaudo a un professionista, ma non al direttore dei lavori, in quanto anch’egli è responsabile della regolare e conforme esecuzione dell’opera.

Che fare se l’appaltatore non vuole redigere il verbale di consegna lavori?

Come anticipato, è diritto del committente effettuare la verifica dei lavori e redigere un verbale di consegna degli stessi. Se l’appaltatore si rifiuta di svolgere tale attività, la sua mancata partecipazione alla verifica, regolarmente fissata nella data e nell’ora, non toglie valore al verbale redatto dal collaudatore; tuttavia, è indispensabile che gli eventuali difetti riscontrati gli siano comunicati affinché ne abbia legale conoscenza.

Accettazione dell’opera 

Se nel verbale di consegna lavori risulta l’accettazione incondizionata del committente, l’appaltatore è esonerato da responsabilità per le difformità e i vizi palesi o facilmente riconoscibili. Invece, i vizi non rilevabili immediatamente con l’ordinaria diligenza, che pertanto si palesino in un momento successivo, possono essere sempre fatti valere anche dopo.

L’esonero da responsabilità:

  • si estende anche al vizio sopravvenuto, del quale è riconoscibile la causa, e ai vizi occulti ma riconosciuti;
  • opera anche se le parti nel contratto hanno previsto una clausola che estende la durata della garanzia per i vizi palesi.

Il committente può accettare con riserva denunciando l’esistenza di vizi e difformità dell’opera rispetto alle regole dell’arte o a quanto stabilito in sede contrattuale.

Che fare se risultano difetti?

Se, nel corso della verifica, l’appaltatore si accorge di difetti dell’opera, può rifiutarsi di pagare il prezzo all’appaltatore sino alla loro effettiva eliminazione. In alternativa, potrebbe accettare ugualmente l’opera ma pretendere una riduzione del prezzo.

Chiaramente, se le parti non raggiungono un accordo, sarà il giudice a decidere. Lo farà nominando, nel corso di una causa, un consulente tecnico d’ufficio (cosiddetto ctu).

La verifica dei lavori in sede giudiziaria può essere fatta anche con un particolare procedimento, molto più celere e sicuramente conveniente: l’accertamento tecnico preventivo.



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