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Non tutti possono vendere tabacchi

18 Giugno 2014
Non tutti possono vendere tabacchi

Le rivendite di tabacchi presso i distributori di carburante (classificate come “speciali”) devono rispettare le stesse distanze da altri tabaccai richieste ai punti vendita ordinari.

La rivendita di tabacchi negli impianti di distribuzione carburanti non è completamente libera: le norme di liberalizzazione emanate negli anni passati mantengono alcuni vincoli di distanze minime [1], ritenuti legittimi dal Tar del Lazio (seconda sezione) in una recente [2].

I tabacchi rientrano nel non oil, cioè tra i prodotti non petroliferi, i cui ricavi devono contribuire a rendere la gestione di un impianto economicamente compatibile col taglio dei margini sui carburanti imposto dalla concorrenzialità che si vuole instaurare fin dal 1998.

Dopo anni di incertezze, questo cammino verso la concorrenza è stato accelerato da crisi e caro-accise, che hanno creato molta pressione sui prezzi dei carburanti. Di qui l’aumento di conflittualità gestori-compagnie e la rinnovata attenzione al non oil [3].

Così, nel 2013, un decreto ministeriale ha stabilito che le rivendite di tabacchi presso i distributori di carburante (classificate come “speciali”) devono rispettare le stesse distanze da altri tabaccai richieste ai punti vendita ordinari.

Il Tar Lazio ritiene che ciò sia legittimo innanzitutto alla luce delle attuali norme [4], che parlano – in sintesi – di compatibilità tra tutela della concorrenza e tutela della salute e tra adeguata rete di vendita ed eliminazione di un surplus di offerta che incentiverebbe nuova domanda [5].


note

[1] Coordinate con il Dm 38/2013.

[2] Tar Lazio sent. n. 05705/2014.

[3] In essa ha avuto un ruolo anche il legislatore con l’articolo 28, comma 8, del Dl 98/2011, che consente di vendere tabacchi negli impianti di almeno 500 metri quadri con locali chiusi di superficie utile di almeno 30 mq (o 50, se si vendono anche prodotti diversi). Ma il successivo Dl 16/2012 ha aggiunto che la vendita è consentita «tenuto conto delle disposizioni degli articoli 22 e 23 della legge 22 dicembre 1957, n. 1293», cioè della vecchia disciplina del mercato dei generi di monopolio.

[3] Art. 6 del Dm 38/2013.

[4] vedi Dl 98/2011.

[5] Ciò dà particolare peso all’articolo 24, comma 42, dello stesso Dl 98/2011, che conferma la necessità di regolamentare il mercato dei tabacchi. Dunque, l’articolo 28, comma 8, va letto assieme all’articolo 24 ed è soggetto alle limitazioni che esso pone. Di qui la legittimità del Dm 38/2013, che regolamenta queste limitazioni e lo fa in una maniera bilanciata, che a parere del Tar rispetta le premesse al Dl 98/2011.


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