L’esperto | Articoli

Successione: ultime sentenze

28 Marzo 2020
Successione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: regole della successione legittima; patrimonio ereditario; coesistenza della successione legittima con quella testamentaria; accoglimento della domanda di scioglimento della successione ereditaria.

Morte e disposizioni testamentarie

Nel contratto di assicurazione per il caso di morte, il beneficiario designato acquista, ai sensi dell’art. 1920, comma 3, c.c., un diritto proprio che trova la sua fonte nel contratto e che non entra a far parte del patrimonio ereditario del soggetto stipulante e non può, quindi, essere oggetto delle sue (eventuali) disposizioni testamentarie né di devoluzione agli eredi secondo le regole della successione legittima.

Cassazione civile sez. VI, 15/10/2018, n.25635

Successione legittima e successione testamentaria

La successione legittima può coesistere con quella testamentaria nell’ipotesi in cui il de cuius non abbia disposto con il testamento della totalità del suo patrimonio ed in particolare, nel caso di testamento che, senza recare istituzione di erede, contenga soltanto attribuzione di legati.

Tribunale Savona, 01/08/2019, n.758

Successione legittima e successione testamentaria: coesistenza

La successione legittima può coesistere con quella testamentaria nell’ipotesi in cui il de cuius non abbia disposto con il testamento della totalità del suo patrimonio ed in particolare, nel caso di testamento che, senza recare istituzione di erede, contenga soltanto attribuzione di legati.

Corte appello Potenza, 02/11/2018, n.743

Successione legittima: il diritto di abitazione ed uso

In tema di successione legittima, il diritto di abitazione ed uso ex art. 540, comma 2, c.c. è devoluto al coniuge del “de cuius” in base ad un meccanismo assimilabile al prelegato “ex lege”, sicché la sua concreta attribuzione, nell’ambito di una controversia avente ad oggetto lo scioglimento della comunione ereditaria, non è subordinata alla formulazione di una espressa richiesta in tal senso.

Tuttavia, ove il giudice di primo grado abbia disposto la divisione della comunione ereditaria senza detrarre il valore capitale del menzionato diritto spettante al coniuge superstite (in aggiunta alla quota attribuita dagli artt. 581 e 582 c.c.) e questa statuizione implicita negativa sul punto non abbia formato oggetto di uno specifico motivo di impugnazione, il riconoscimento del citato diritto di abitazione ad opera del giudice di appello è impedito dalle preclusioni processuali maturate e, in specie, dal giudicato interno formatosi al riguardo.

Cassazione civile sez. II, 26/03/2019, n.8400

L’accertamento del titolo a succedere

L’accoglimento della domanda di scioglimento della successione ereditaria presuppone l’accertamento del titolo a succedere vantato da parte attrice e da parte convenuta. Detto titolo, in caso di successione legittima, consiste negli allegati rapporti di parentela con il de cuius e va necessariamente provato mediante gli atti dello stato civile, ovvero con il certificato di stato di famiglia integrale per uso di successione.

Di talché la domanda non può trovare accoglimento ove parte attrice non abbia tempestivamente provveduto alla prova richiesta, avendo omesso di depositare la semplice dichiarazione di successione, ovvero la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà relativa ai rapporti di parentela con il de cuis, o lo stato di famiglia (come nel caso concreto, ove il giudicante non condivide il diverso orientamento interpretativo secondo cui il rapporto di parentela con il de cuius a norma dell’art. 565 c.c., quale titolo che conferisce la qualità di erede, dovrebbe essere specificamente provato tramite gli atti dello stato civile solo nel caso in cui il rapporto di parentela sia in contestazione).

Tribunale Nocera Inferiore sez. I, 27/03/2019, n.412

Norme della successione legittima

L’institutio ex re certa, quando non comprende la totalità dei beni, non importa attribuzione anche dei beni che non formarono oggetto di disposizione, i quali si devolvono secondo le norme della successione legittima, destinata ad aprirsi ai sensi dell’art. 457 c.c., comma 2, ogni qualvolta le disposizioni a titolo universale, sia ai sensi del comma 1, sia ai sensi del comma 2 dell’art. 588 c.c., non ricostituiscono l’unità.

Invero il principio che la forza espansiva della vocazione a titolo universale opera anche in favore dellinstitutio ex re certa, va inteso nel senso che l’acquisto di costui non è limitato in ogni caso alla singola cosa attribuita come quota, ma si estende proporzionalmente ai beni ignorati dal testatore o sopravvenuti.

Cassazione civile sez. II, 03/07/2019, n.17868

Discendenti legittimi del chiamato

L’indicazione dei soggetti a favore dei quali ha luogo la successione per rappresentazione, come prevista dagli artt. 467 e 468 cod. civ., è tassativa, essendo il risultato di una scelta operata dal legislatore, di talché non è data rappresentazione quando la persona cui ci si vuole sostituire non sia, nella linea retta, un figlio e, nella linea collaterale, fratello o sorella del defunto.

Di conseguenza, deve escludersi che i parenti in linea collaterale di terzo e quarto grado del defunto possano succedere per rappresentazione, posto che l’istituto della rappresentazione, sia nella successione legittima sia in quella testamentaria, ha luogo soltanto a favore dei discendenti legittimi del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella collaterale, sia fratello o sorella del defunto.

Tribunale Lucca, 24/07/2019, n.1181

Testamento ritrovato in corso di divisione ereditaria

Una volta proposta in primo grado la domanda di divisione dell’eredità basata sulla prospettazione di una successione legittima, non costituisce domanda nuova ed è, pertanto, ammissibile in appello, quella diretta a ottenere la divisione in forza di un testamento olografo successivamente ritrovato, atteso che il titolo regolatore della successione prevale sulla disciplina legale in materia ed, inoltre, la sua deduzione non altera gli elementi essenziali del “petitum”, relativo ai beni ereditari da dividere, e della “causa petendi”, fondata sull’esistenza della comunione del diritto di proprietà in dipendenza della successione “mortis causa”.

Ne consegue che è possibile la modifica della domanda di divisione, poiché le diverse modalità di delazione dell’eredità configurano, comunque, un unico istituto e nel procedimento di scioglimento della comunione ereditaria esse non costituiscono una domanda, cosicché la parte può sempre adattarle alle evenienze e alle sopravvenienze di causa.

Cassazione civile sez. II, 27/09/2019, n.24184

Successione legittima: i diritti del coniuge superstite

In tema di successione  legittima, spettano al coniuge superstite, in aggiunta alla quota attribuita dagli artt. 581 e 582 cod. civ.,  i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, di cui, all’art. 540, secondo comma, cod. civ., dovendo il valore capitale di tali diritti essere detratto dall’asse prima di procedere alla divisione dello stesso tra tutti i coeredi, secondo un meccanismo assimilabile al prelegato, e senza che, perciò, operi il diverso procedimento di imputazione previsto dall’art. 533 cod. civ., relativo al concorso tra eredi legittimi e legittimari e strettamente inerente alla tutela delle quote di riserva dei figli del de cuius.

Tribunale Ancona sez. II, 14/10/2019, n.1712

Successione legittima: prova del rapporto di parentela con il de cuius

In tema di successione legittima, il rapporto di parentela con il de cuius a norma dell’art. 565 c.c., quale titolo che conferisce la qualità di erede, deve essere provato tramite gli atti dello stato civile; tuttavia, nel caso in cui essi manchino o siano andati distrutti o smarriti ovvero omettano la registrazione di un atto, la prova dei fatti oggetto di registrazione – quali la nascita, la morte o il matrimonio – può essere data con qualsiasi mezzo, ai sensi dell’art. 452 c.c..

Corte appello Roma sez. III, 13/11/2019, n.6908

Apertura della successione

La finalità dell’istituto del diritto di abitazione, che comporta che il diritto sull’abitazione adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, attribuiti dall’art. 540, comma 2, c.c., spettino al coniuge superstite anche ove si apra una successione legittima, in aggiunta alla quota attribuita dagli artt. 581 e 582 c.c., è quella di tutelare, sul piano patrimoniale e su quello etico-sentimentale, il coniuge, evitandogli i danni che la ricerca di un nuovo alloggio cagionerebbe alla stabilità delle abitudini di vita della persona. I diritti contemplati dall’art. 540, comma 2, c.c. si costituiscono automaticamente in capo al coniuge superstite all’apertura della successione, anche in presenza di un’attribuzione testamentaria della casa familiare o dei mobili che la arredano in favore di terzi.

Il coniuge superstite potrà invocare “ipso iure” l’acquisto di tali diritti, senza dover ricorrere all’azione di riduzione, che comunque non gli risulta preclusa, operando l’istituto sulla scorta di un meccanismo assimilabile al prelegato “ex lege”, in aggiunta alla quota attribuita dagli artt. 581 e 582 c.c. al medesimo coniuge.

Tribunale Salerno sez. II, 23/12/2019, n.4045



6 Commenti

  1. Sono vedovo ed ho un unico figlio. Come fare per lasciargli la casa e la liquidità dopo il mio pensionamento? Successione o donazione

    1. La legge tutela la libertà del de cuius di destinare i propri beni mobili e immobili a chi preferisce, purché siano rispettati i diritti di alcuni familiari (cosiddetti “eredi legittimari”), cioè coniuge, figli e genitori.Ne consegue che, se il de cuius lascia testamento, il suo patrimonio sarà devoluto agli eredi in esso nominati, secondo la volontà espressa dal testatore. A prescindere da quest’ultima, tuttavia, non è possibile escludere dall’eredità gli eredi legittimari ai quali la legge riserva una quota (denominata appunto “legittima”).Dunque, se il testatore esclude dal testamento uno o più figli o il coniuge, questi ultimi possono impugnare le disposizioni testamentarie e ottenere la quota loro spettante secondo i criteri stabiliti dal legislatore.Se, invece, il de cuius muore senza lasciare testamento, la successione viene regolata dalla legge che, nell’ordine di successione dei parenti, predilige, ovviamente, quelli in linea retta, secondo il principio del grado, in base al quale il parente di grado più prossimo esclude tutti gli altri parenti dalla successione. Se vi sono il coniuge e un figlio, l’eredità è divisa a metà; se i figli sono due o più, spettano loro i due terzi dell’eredità, suddivisi in parti uguali, mentre al coniuge spetta un terzo. Se vi è solo il coniuge, questi eredita l’intero patrimonio; se vi è un solo figlio questi eredita l’intero patrimonio; se vi sono più figli, l’eredità è divisa tra loro in parti uguali.

      Fratelli e sorelle non sono eredi legittimari e subentrano solo quando il de cuius muore senza lasciare figli, né genitori, né altri ascendenti. In altri termini, fratelli e sorelle non hanno diritti sul patrimonio del de cuius, fatto salvo il caso dell’assenza di altri parenti in linea retta.Venendo ora al caso specie, si può affermare che l’unico erede legittimario è l’unico figlio. Non sono infatti presenti il coniuge, né altri figli né ascendenti.Ciò implica che, a prescindere dalla presenza o meno del testamento, il figlio erediterà di diritto, in via esclusiva (“erede universale”), l’intero patrimonio del genitore. La sorella e la nipote del de cuius non hanno, invece, alcun diritto sull’eredità.Per quanto concerne la valutazione circa la preferenza tra successione e donazione dell’immobile e del denaro, si osservi quanto segue.Dal punto di vista fiscale, non ci sono distinzioni, visto che il regime impositivo applicato alle donazioni e alle successioni è identico. Inoltre, l’articolo 2, comma 48, del D.L. n. 262 del 2006, ha previsto le franchigie per l’imposta sulle successioni e donazioni. In particolare, per il caso che qui interessa, vengono applicate le aliquote del 4%, per i trasferimenti effettuati in favore del coniuge o di parenti in linea retta (ascendenti e discendenti); l’aliquota si applica sul valore complessivo netto, eccedente per ciascun beneficiario la quota di 1 milione di euro. Dunque, se il valore del trasferimento tra genitore e figlio, per donazione o successione, è inferiore ad un milione di euro, si applica in ogni caso la franchigia.La donazione può, invece, rivelarsi meno conveniente ai fini della futura vendita dell’immobile. Difatti, quando la titolarità dell’immobile è stata acquistata per donazione, è più difficile la circolazione sul mercato, soprattutto quando l’acquirente deve ottenere un mutuo fondiario; ciò perché un bene donato può essere soggetto a rischio di restituzione, per lesione dei diritti degli eredi legittimari, che possono esercitare l’azione entro il termine di dieci o di venti anni. Anche se di fatto il rischio non sussiste, un terzo, come la banca o un acquirente, non avrà mai certezza sui rischi della donazione e potrebbe, quindi, richiedere ulteriori garanzie.Per quanto concerne, il denaro, la decisione sull’apertura di un conto cointestato o di un’assicurazione sulla vita per anticipare gli effetti della successione, dipende dagli interessi in gioco: a titolo esemplificativo, se ad oggi il figlio del elettore ha contratto dei debiti con banche, Fisco o altri creditori, non è opportuno far confluire il denaro su un conto cointestato, poiché facilmente aggredibile.Alla luce di quanto precede, la soluzione più semplice e meno costosa per trasferire il patrimonio all’unico figlio è quella di redigere testamento, nominandolo erede universale.

    1. Nonostante la legge fissi un termine relativamente ampio per fare la successione, deve essere interesse degli eredi adempiervi quanto prima. Difatti, solo nel momento in cui viene presentata la dichiarazione di successione la banca sblocca il conto corrente del defunto, consentendo agli eredi di prelevare gli importi relativi alle propria quota di eredità.In più se il defunto aveva dei crediti nei confronti di terzi, questi ultimi non sono tenuti ad adempiere nelle mani degli eredi finché non viene presentata appunto la dichiarazione di successione. Allo stesso modo, i detentori di beni che appartenevano al defunto non possono consegnare detti beni agli eredi, ai legatari e ai loro aventi causa.Il datore di lavoro che deve versare agli eredi il Tfr maturato dal lavoratore che è morto quando ancora era in servizio, non deve richiedere la dichiarazione di successione. La deve invece richiedere se il lavoratore è deceduto dopo la cessazione del rapporto di lavoro ma prima del pagamento del suddetto Tfr.Se invece non sussiste l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione, per ottenere il saldo del conto corrente, il pagamento o la restituzione dei beni del defunto, gli eredi e i legatari devono rilasciare apposita dichiarazione di insussistenza dell’obbligo; chi la riceve deve inviarla all’Agenzia delle Entrate entro 15 giorni.

  2. Dal momento del decesso di una persona decorre un anno per presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate: si tratta di una formalità necessaria per liquidare l’imposta di successione in capo agli eredi. Perciò, di solito, prima di questo momento è bene decidere se accettare o meno l’eredità e poi procedere a tutti gli adempimenti burocratici. Potrebbe, però, succedere di avere bisogno di liquidità immediata e di poter raggiungere tale obiettivo dando in affitto uno degli immobili del defunto. Il tutto prima di sistemare i conti con lo Stato. Si può fare? Posso affittare senza aver fatto la successione?

    1. Sicuramente, è lecito affittare senza aver fatto la successione, ma bisogna essere consapevoli che la firma del contratto implica una accettazione tacita dell’eredità. Il che significa che l’erede non potrà più rinunciare all’eredità o accettarla con beneficio di inventario, visto che l’accettazione è un atto irrevocabile. Conseguenza immediata è che l’erede che ha affittato l’appartamento del defunto dovrà anche pagare i debiti di quest’ultimo essendo ormai divenuto erede a tutti gli effetti. Secondo la Cassazione, la firma su un contratto di affitto costituisce un atto incompatibile con la rinuncia all’eredità e, pertanto, può rientrare a pieno titolo tra i comportamenti che implicano un’accettazione tacita della stessa. In sostanza, il deposito dell’atto presso l’ufficio del Registro costituisce un’ammissione tacita della successione, pertanto l’ufficio a cui ti sei rivolto è tenuto a registrare l’atto.Chiaramente, la Corte si riferisce alla locazione registrata ossia quella denunciata all’ufficio di registro dell’Agenzia delle Entrate. Specifica, infatti, la sentenza in commento che la registrazione è un atto di «accettazione tacita» dell’eredità. In verità, a nostro avviso, il problema non si risolve neanche con un affitto in nero: i creditori, infatti, potrebbero ugualmente dimostrare la presenza di un atto di amministrazione e disposizione del patrimonio del debitore che, per quanto privo di effetti per il diritto civile, implica comunque una volontà ad accettare l’eredità. In più, si aggiungerebbero tutti i classici problemi dell’affitto senza contratto.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube