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Responsabilità datore di lavoro: ultime sentenze

21 Aprile 2020
Responsabilità datore di lavoro: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: responsabilità datoriale; sicurezza sui luoghi di lavoro; nocività dell’ambiente di lavoro; collegamento causale fra la malattia ed il carattere morbigeno delle mansioni espletate; malattia professionale; riparto dell’onere probatorio.

Sicurezza sui luoghi di lavoro

La particolare forma di responsabilità datoriale di cui all’art. 2087 c.c., collegata alla violazione dell’obbligazione di sicurezza gravante sul datore di lavoro nei confronti dei lavoratori (sostanziantesi in obblighi di comportamento imposti da specifiche norme di legge o suggeriti dalle conoscenze del momento in forza della clausola aperta in esso contenuta) è ascrivibile all’ambito della responsabilità contrattuale.

Si ritiene, infatti, che il contenuto del contratto individuale di lavoro risulta integrato per legge, ai sensi dell’art. 1374 cod. civ., dalla disposizione che impone l’obbligo di sicurezza e lo inserisce nel sinallagma contrattuale, con ogni conseguenza in tema di distribuzione dell’ onere della prova che si pone, dunque, negli stessi termini dell’art. 1218 cod. civ., circa l’inadempimento delle obbligazioni.

Ne consegue che incombe sul lavoratore (o sugli eredi che esercitano l’azione risarcitoria iure hereditatis) l’onere di allegare e provare l’esistenza del rapporto di lavoro, il danno subito, nonché il nesso tra prestazione lavorativa e danno, mentre incombe sul datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele adottabili volte ad impedire il verificarsi del danno e ciò anche quando la specifica norma cautelare sia entrata in vigore dopo i fatti, proprio in virtù della citata clausola di ordine generale di cui all’art. 2087 c.c..

Tribunale Trieste sez. lav., 19/02/2020, n.16

Infortuni subiti dal dipendente

Le assenze del lavoratore per malattia non giustificano il recesso del datore di lavoro – in ipotesi di superamento del periodo di comporto – ove l’infermità sia, comunque, imputabile a responsabilità dello stesso datore di lavoro – in dipendenza della nocività delle mansioni o dell’ambiente di lavoro, che abbia omesso di prevenire o eliminare, in violazione dell’obbligo di sicurezza (art. 2087 c.c.) o di specifiche norme – incombendo, peraltro, al lavoratore l’onere di provare il collegamento causale fra la malattia – che ha determinato l’assenza (e, segnatamente, il superamento del periodo di comporto) – ed il carattere morbigeno delle mansioni espletate. A tale onere di allegazione e prova non si sottrae la fattispecie dell’infortunio in itinere.

Tribunale Brescia sez. lav., 12/02/2020, n.75

Malattia professionale: responsabilità del datore di lavoro

In tema di responsabilità del datore di lavoro in caso di malattia professionale, considerati gli obblighi imposti dall’art. 2087 cod. civ.; si tratta di una responsabilità di natura contrattuale con la conseguenza che , in presenza della prova da parte del lavoratore della malattia professionale e del relativo nesso causale, l’onere di aver adottato le misure necessarie per la tutela dell’integrità psico fisica del lavoratore grava , ex art. 1218 cod. civ., sul datore di lavoro.

Tribunale Milano sez. lav., 17/01/2020, n.2098

Riparto dell’onere probatorio

La responsabilità del datore di lavoro di cui all’art. 2087CC è di natura contrattuale. Ne consegue che, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonchè il nesso tra l’uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze – l’onere di provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di avere adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 17/12/2019, n.1324

Condotta incauta del lavoratore

In materia di infortuni sul lavoro, al di fuori dei casi di rischio elettivo, nei quali la responsabilità datoriale è esclusa, qualora ricorrano comportamenti colposi del lavoratore, trova applicazione l’art. 1227 c.c., comma 1; tuttavia la condotta incauta del lavoratore non comporta concorso idoneo a ridurre la misura del risarcimento ogni qual volta la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro sia giuridicamente da considerare come munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell’evento dannoso, il che in particolare avviene quando l’infortunio si sia realizzato per l’osservanza di specifici ordini o disposizioni datoriali che impongano colpevolmente al lavoratore di affrontare il rischio o quando l’infortunio scaturisca dall’avere il datore di lavoro integralmente impostato la lavorazione sulla base di disposizioni illegali e gravemente contrarie ad ogni regola di prudenza o infine quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all’adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonché esigibili ex ante ed idonee ad impedire, nonostante l’imprudenza del lavoratore, il verificarsi dell’evento dannoso.

Cassazione civile sez. lav., 25/11/2019, n.30679

Prova della responsabilità del concorrente

Premesso che la morte di un dipendente durante lo svolgimento dell’attività lavorativa costituisce, senza meno, una “grave infrazione” alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro se addebitabile alla responsabilità del datore di lavoro, è consentita l’esclusione dell’operatore dalla procedura di gara qualora la presenza di una “grave infrazione” sia stata “debitamente accertata”; per espressa previsione normativa, “con qualunque mezzo adeguato”.

Ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. a) del codice dei contratti pubblici può essere considerato “mezzo adeguato” all’accertamento della “grave infrazione” delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro ogni documento, anche se proveniente dall’autorità amministrativa (e non solo dall’autorità giudiziaria), che consenta un giudizio sulla responsabilità dell’impresa nella causazione dell’evento alla luce della qualificata ricostruzione dei fatti ivi contenuta.

Consiglio di Stato sez. V, 28/10/2019, n.7387

L’obbligo di prevenzione

L’obbligo di prevenzione di cui all’art. 2087 cod. civ. impone al datore di lavoro di adottare non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione al tipo di attività esercitata, che rappresentano lo standard minimale richiesto dal legislatore per la tutela della sicurezza del lavoratore, ma anche tutte le altre misure che in concreto siano richieste dalla specificità del rischio, atteso che la sicurezza del lavoratore costituisce un bene di rilevanza costituzionale (art. 41 comma secondo, che espressamente prevede limiti all’iniziativa privata per la sicurezza) che impone – a chi si avvalga di una prestazione lavorativa eseguita in stato di subordinazione – di anteporre al proprio legittimo profitto la sicurezza di chi tale prestazione esegua (nel caso di specie il tribunale ha ravvisato la responsabilità del datore di lavoro per non ha provato di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno subito dal lavoratore a seguito di rovinosa caduta su ghiaccio: non aveva valutato l’evenienza e nulla aveva predisposto, né aveva fornito il lavoratore di calzature adeguate per non scivolare sulla pavimentazione ghiacciata all’esterno del locale).

Tribunale Venezia sez. II, 06/12/2019, n.761

Inadempimento dell’obbligo di prevenzione

La responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di prevenzione previsto dall’art. 2087 c.c. non è una responsabilità oggettiva, ma colposa. Occorre, infatti, valutare il difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire danni per i lavoratori, in relazione all’attività lavorativa svolta, non potendosi esigere la predisposizione di misure idonee a fronteggiare ogni causa di infortunio, anche quelle imprevedibili.

Altresì, la responsabilità del datore di lavoro in relazione ad un infortunio non viene meno per il comportamento negligente del lavoratore infortunato che abbia dato occasione all’evento, allorché questo sia da ricondurre comunque all’insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare proprio il rischio derivante dal richiamato comportamento imprudente.

(Nella fattispecie relativa al decesso di un lavoratore nel corso di lavorazioni in alta quota, si riteneva configurabile la responsabilità delle parti convenute che non avevano predisposto un’idonea impalcatura, nonostante il lavoratore avesse concorso all’evento, non avendo adempiuto agli obblighi di sicurezza posti a suo carico dall’art. 20, D.Lgs. n. 81 del 2008).

Tribunale Benevento sez. I, 18/10/2019, n.1792

Violazione della personalità morale del lavoratore

Posta la configurabilità della responsabilità del datore di lavoro, per violazione della personalità morale del lavoratore, che non predisponga un sistema organizzativo atto a consentire comunque al lavoratore di assentarsi, in caso di necessità, per recarsi ai servizi igienici, va riconosciuto il risarcimento del danno subito dal dipendente derivante dall’essere stato visto dai colleghi con i pantaloni bagnati, a causa di divieto di lasciare la postazione lavorativa per mancanza di sostituti.

Tribunale Lanciano, 23/09/2019

Salute e sicurezza sul lavoro: responsabilità contrattuale del datore di lavoro

La responsabilità contrattuale ex art. 2087 c.c. gravante sul datore di lavoro, pur non configurando un’ipotesi di responsabilità oggettiva, non è circoscritta alla violazione di regole d’esperienza o di regole tecniche preesistenti e collaudate, ma deve ritenersi volta a sanzionare, anche alla luce delle garanzie costituzionali del lavoratore, l’omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore nel luogo di lavoro, tenuto conto della concreta realtà aziendale e della sua maggiore o minore possibilità di venire a conoscenza e di indagare sull’esistenza di fattori di rischio in un determinato momento storico.

Tribunale Novara sez. lav., 17/09/2019, n.185

Sicurezza sul lavoro: l’onere probatorio 

Al datore spetta l’onere di vigilare sull’operato del dipendente, fornendo allo stesso le adeguate protezioni tese a tutelare la sua incolumità fisica durante l’espletamento delle attività lavorative potenzialmente pericolose e assicurandosi altresì che il lavoratore ne faccia buon uso. Il datore rimane esente da responsabilità solo quando sia effettivamente interrotto il nesso causale tra infortunio e comportamento colpevole del datore.

Tale nesso non è interrotto neppure in caso di concorso di colpa del lavoratore quando la colpa di quest’ultimo rientra nel normale e prevedibile rischio del lavoro. Insomma, la responsabilità è esclusa solo in caso di dolo o rischio elettivo del lavoratore, ovvero di rischio generato da una attività che non abbia rapporti con lo svolgimento dell’attività lavorativa o che esorbiti in modo irrazionale dai limiti di essa, mentre l’eventuale colpa del lavoratore non è in sé idonea ad escludere il nesso causale tra il verificarsi del danno e la responsabilità del datore di lavoro, sul quale grava l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno stesso.

Tribunale Lecco sez. lav., 02/09/2019, n.19

Responsabilità oggettiva e onere della prova del lavoratore

L’art. 2087 c.c. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, ciò in quanto la responsabilità del datore di lavoro deve essere collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento. Da tale principio deriva che incombe sul lavoratore che lamenti di avere subito un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 01/08/2019, n.1808



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