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Silenzio PA: ultime sentenze

28 Marzo 2020
Silenzio PA: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: silenzio della Pubblica Amministrazione; ricorso; azione avverso il silenzio della Pubblica Amministrazione; giurisdizione del giudice amministrativo.

Ricorso avverso il silenzio della PA

Il ricorso avverso il silenzio della Pubblica Amministrazione può essere proposto ai sensi dell’art. 117, co. 1 del D.Lsg. n. 104/2010, anche senza previa diffida, con atto notificato all’Amministrazione e ad almeno un controinteressato nel termine di legge previsto dall’art. 31, co. 2 del D.Lgs. n. 104/2010.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 09/10/2019, n.11682

Azione avverso il silenzio della PA

Considerata l’impossibilità di individuare specifici destinatari in capo ai quali possa radicarsi una posizione giuridica qualificata e differenziata, definibile come di interesse legittimo, deve ritenersi che un atto regolamentare non può essere oggetto dell’azione avverso il silenzio della Pubblica Amministrazione.

Consiglio di Stato sez. VI, 08/02/2019, n.961

Ricorso avverso il silenzio della PA: inammissibilità

Il ricorso avverso il silenzio della Pubblica Amministrazione costituisce un’azione che comporta l’esercizio, da parte del giudice, di una cognizione sul merito della causa e, in taluni casi, può spingersi sino alla condanna dell’Amministrazione all’adozione di un provvedimento di contenuto predeterminato, essendo necessario che il giudice sia fornito della competenza a conoscere della questione controversa.

La giurisdizione del giudice amministrativo in materia di silenzio, pertanto, si arresta se l’istanza inevasa ha a oggetto una materia che sia devoluta alla giurisdizione di altra autorità giudiziaria e, inoltre, se la controversia attivata rientra tra quelle devolute al giudice ordinario, dovendo in tali casi essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 04/12/2018, n.11783

L’impugnazione del silenzio della PA

L’impugnazione del silenzio della Pubblica Amministrazione è ammissibile qualora sussista l’obbligo, nel caso in cui il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio, di concludere tale procedimento adottando un provvedimento espresso.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. I, 19/09/2018, n.1962

Conclusione del procedimento

Qualora il termine di conclusione del procedimento non sia ancora interamente decorso all’epoca di proposizione del ricorso, ma sia invece maturato nella pendenza del giudizio attivato contro il silenzio della Pubblica Amministrazione, non è fondata l’eccezione di difetto di legittimazione processuale del ricorrente, poiché la scadenza di un termine è riconducibile al concetto di condizione dell’azione, che venire ad esistenza al momento della pronuncia.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 30/05/2018, n.1374

Silenzio della PA e rigetto dell’istanza

Le disposizioni sul silenzio assenso non si applicano agli atti ed ai procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l’ambiente, la difesa nazionale, ai casi in cui la normativa comunitaria impone l’adozione di provvedimenti amministrativi formali, ai casi in cui la legge qualifica il silenzio della Pubblica amministrazione come rigetto dell’istanza, nonché agli atti e procedimenti individuati con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’ art. 20 comma 4, l. 7 agosto 1990, n. 241.

Consiglio di Stato sez. IV, 25/01/2018, n.499

Procedimenti a istanza di parte: il silenzio della PA

Ai sensi dell’art. 20, l. 7 agosto 1990 n. 241, fuori dai casi di cui all’art. 19 della medesima legge e degli altri specificamente indicati, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio della Pubblica amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima Amministrazione non comunica all’interessato, nel termine di cui all’art. 2, commi 2 o 3, il provvedimento di diniego ovvero non procede all’indizione di una conferenza di servizi; tuttavia, nei casi di formazione del silenzio- assenso, l’Amministrazione pubblica competente può assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli artt. 21- quinquies e 21- nonies della succitata l. n. 241 del 1990.

Consiglio di Stato sez. IV, 05/09/2016, n.3805

La giurisdizione amministrativa 

Nel sistema attuale la giurisdizione amministrativa è ordinata ad apprestare tutela al privato in presenza non già di qualsivoglia atto, comportamento o silenzio della Pubblica amministrazione, ma soltanto con riferimento a quelle condotte (ovvero silenzi) di quest’ultima, che siano espressive di effettivo potere pubblicistico, riconoscibile per tale in base al procedimento svolto e alle forme adottate, in consonanza con le norme che lo regolano.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. I, 21/04/2016, n.674

Tutela contro il perdurare del silenzio della PA

Premesso che l’art. 5 (“Procedimento per il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria“), comma 5, della legge della Regione Toscana 20 ottobre 2004, n. 53 (“Norme in materia di sanatoria edilizia straordinaria”), dispone che ” il provvedimento finale, da notificare all’interessato, è adottato dall’autorità comunale competente entro il termine di due anni dalla data di presentazione della domanda”; e che il comma 18 dell’art. 35 (“Procedimento per la sanatoria”) della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (“Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie”) dispone che “decorso il termine perentorio di ventiquattro mesi dalla presentazione della domanda, quest’ultima si intende accolta”, è di tutta evidenza che, dall’esame sinottico delle due norme, si debba escludere che la legge della Regione Toscana disciplini un’ipotesi di silenzio-assenso, in assenza di un’esplicita qualificazione del silenzio in tal senso.

D’altra parte l’ordinamento prevede (art. 31 del Cod. proc. amm.) strumenti di tutela contro il perdurare del silenzio della pubblica amministrazione. Nella fattispecie in esame non può essere invocato l’eccesso di potere per disparità di trattamento perché, ove l’amministrazione abbia rilasciato un condono, quest’ultimo non potrebbe essere che illegittimo, con la conseguenza che l’interessato non può chiederne l’estensione.

Consiglio di Stato sez. VI, 21/03/2016, n.1150

Provvedimento amministrativo ad emanazione vincolata

Ai sensi dell’art. 31 c.p.a., il ricorso giurisdizionale contro il silenzio della Pubblica amministrazione deve intendersi limitato alle sole ipotesi di inerzia da essa serbata su istanze intese ad ottenere l’adozione di un provvedimento amministrativo ad emanazione vincolata, ma di contenuto discrezionale, ed incidente, quindi, su posizioni di interesse legittimo, e restando, perciò, escluso, dal suo ambito applicativo, il silenzio afferente a pretese fondate sull’esercizio di diritti soggettivi; il ricorso è inammissibile anche se proposto per ottenere l’adempimento di obblighi convenzionali o, addirittura, la stipula di accordi contrattuali che esulano, in quanto tali, dal perimetro dall’attività provvedimentale amministrativa, entro la quale resta confinato l’ambito di operatività del ricorso contro il silenzio.

Consiglio di Stato sez. III, 26/10/2015, n.4902

Azione avverso il silenzio unitamente ad azione risarcitoria

L’art. 117, comma 6, c.p.a. non impone al Giudice Amministrativo di disporre sempre la conversione del rito nel caso in cui venga esercitata una azione risarcitoria unitamente al ricorso contro il silenzio della Pubblica Amministrazione; da ciò si deve inferire la possibilità per il Giudice di definire tale azione anche con la sentenza che decide sul silenzio.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. II, 22/07/2015, n.1833



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