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Danni diretti e indiretti

16 Maggio 2020 | Autore:
Danni diretti e indiretti

Le azioni che poni in essere producono delle conseguenze che, a seconda dei casi, possono essere positive o negative. Quando cagioni un pregiudizio a un’altra persona sei responsabile della tua condotta.

Nella vita di tutti i giorni, le nostre azioni possono tradursi in un’opportunità per qualcuno o nella lesione di un diritto per qualcun altro. Quando poni in essere un atteggiamento, una condotta, un’iniziativa devi fare molta attenzione ai possibili effetti del tuo comportamento: non bisogna mai assumere delle decisioni con leggerezza, ma è sempre opportuno valutare quali conseguenze possono derivare dalle scelte operate. Questo vale ancor di più per le azioni che per loro natura sono potenzialmente pericolose (pensa, ad esempio, alla guida di un’automobile).

Nel nostro ordinamento giuridico, colui che cagiona un danno ad altre persone deve assumersi la responsabilità di quanto ha fatto: le sanzioni che possono essere applicate sono più o meno pesanti a seconda della gravità del pregiudizio arrecato. In altri termini, se si viola una disposizione di legge e si realizza un danno per qualcuno, è necessario che il pregiudizio prodotto sia liquidato.

La distinzione più importante è quella tra danni diretti e indiretti.

Non si tratta di una differenziazione meramente terminologica, ma vi sono dei riflessi importanti sul piano del risarcimento del danno. Tale ripartizione opera in ogni campo del diritto e, quindi, in tutti i settori della vita. Tuttavia, l’ambito che ci interessa di più è quello contrattuale: in tal caso, infatti, due o più parti stringono un accordo per il raggiungimento di un beneficio reciproco; la violazione del patto corrisponde a un inadempimento. Ne consegue che la trasgressione di quanto concordato coincide con la produzione di un danno per la situazione giuridica violata.

Proviamo, quindi, a capire quali sono i danni diretti e quali quelli indiretti.

Cosa si intende per danni diretti

La distinzione tra danni diretti e danni indiretti non è prevista dal nostro codice civile, ma è ricavata in via interpretativa da alcune norme in esso presenti. Infatti, si tratta di una categoria elaborata dalla giurisprudenza per distinguere più facilmente le diverse tipologie di lesioni poste in essere e per ponderare bene l’ammontare del risarcimento.

Il nostro legislatore, con specifico riferimento al rapporto contrattuale, afferma che ogni inadempimento o ritardo deve essere risarcito. E, più nel dettaglio, stabilisce che è necessario ristorare alla controparte tanto la perdita subita quanto il mancato guadagno.

Da questa definizione, possiamo subito trarre dei suggerimenti utili.

Differenza tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale

Anzitutto, il codice civile [1] si riferisce esclusivamente alla cosiddetta responsabilità contrattuale e, quindi, agli effetti che derivano dalla violazione totale o parziale di un accordo.

Tale tipologia di responsabilità si distingue da quella extracontrattuale derivante da fatto illecito [2]. Mentre nel primo caso il presupposto per il risarcimento del danno è l’esistenza di un precedente contratto, nella seconda ipotesi è liquidabile ogni pregiudizio derivante da qualsiasi fatto doloso o colposo dell’essere umano.

La differenza tra le due categorie giuridiche rileva sotto molti profili. Tra questi, è importante definire il tipo di responsabilità sia per la dimostrazione del danno (cosiddetto onere della prova) sia per il computo dei termini prescrizionali.

Con riferimento alla prima ipotesi, è chiaro che provare la sussistenza di un pregiudizio è più semplice nell’ambito della disciplina contrattuale: infatti, mentre in tal caso è sufficiente indicare l’esistenza di un accordo e la sua violazione, nella responsabilità extracontrattuale occorre dimostrare il fatto illecito e la conseguente produzione di una lesione al proprio diritto. Quanto poi ai termini prescrizionali (ossia al periodo di tempo che porta all’estinzione della facoltà di ottenere il risarcimento) la responsabilità contrattuale si estingue in dieci anni, mentre quella extracontrattuale in cinque.

Definizione di danno emergente

Una seconda indicazione fornita dal legislatore è quella relativa al cosiddetto danno emergente. Il codice civile, infatti, fa riferimento esplicito alla perdita economica subita dal creditore. Non tutte le lesioni sono, dunque, risarcibili, ma soltanto quelle che derivano in maniera diretta e immediata dalla violazione contrattuale.

Per determinare l’ammontare della liquidazione spettante alla parte lesa, occorre fare riferimento a dei parametri economici certi. Sul punto, si sono molto interrogati i magistrati, sia dei tribunali ordinari sia della Corte di Cassazione.

In linea di massima, con riferimento al danno emergente, occorre guardare complessivamente al capitale del soggetto danneggiato. Rientrano in tale voce tutte le diminuzioni economiche dimostrabili ed effettive del patrimonio della controparte.

Definizione di lucro cessante

Oltre al danno emergente, oggetto di risarcimento è il cosiddetto lucro cessante, ossia il mancato guadagno del danneggiato.

Se documentare il danno emergente è piuttosto facile, molto più complicato è dimostrare il lucro cessante. Mentre il primo, infatti, fa riferimento a una ricchezza già in possesso di colui che ha subito la diminuzione patrimoniale, il secondo richiama l’attenzione su alcune utilità che il danneggiato avrebbe dovuto conseguire, ma che non otterrà più a causa dell’inadempimento.

In tale ultima ipotesi per sanzionare il comportamento illegittimo occorre tenere conto di tutti i fattori che possono rilevare nella dimostrazione del mancato guadagno: ad esempio, si può presentare in giudizio una fattura non pagata o, ancora, documentare l’impossibilità sopravvenuta di utilizzare un bene o rappresentare la limitazione della propria capacità lavorativa.

Se non è possibile agganciare la prova del danno a elementi certi e oggettivi, spetta al giudice operare la liquidazione in via equitativa attraverso il ricorso al proprio potere discrezionale [3].

Danni indiretti: quali sono?

Se quelli che abbiamo sopra indicato sono i danni diretti, occorre ora chiedersi quali sono e come sono sanzionati i danni indiretti.

Come deduci dalla terminologia utilizzata, tale tipologia di pregiudizio non è diretta conseguenza dell’evento lesivo. In termini più semplici, se i danni diretti sono quelli che derivano immediatamente dalla condotta di inadempimento contrattuale, i danni indiretti sono quelli che si presentano come conseguenza ulteriore della condotta posta in essere. Essi non coincidono né con il danno emergente né con il lucro cessante, ma sono ugualmente risarcibili se l’interessato riesce a dimostrare l’esistenza di un nesso causale, ossia di una relazione indivisibile tra l’azione e la lesione.

Il danno indiretto non è, quindi, inizialmente prevedibile, ma si produce in un momento successivo rispetto a quello della realizzazione della condotta colpevole.

Per comprendere meglio la differenza e chiarirci le idee possiamo fare riferimento all’ambito assicurativo, ossia al settore in cui tale distinzione viene utilizzata con maggiore frequenza.

I danni diretti e indiretti in ambito assicurativo

La distinzione tra danni diretti e danni indiretti (o da riflesso) è molto usata in ambito assicurativo. Essa viene applicata sia alle polizze di responsabilità civile per macchine e motocicli, sia a quelle sulla vita, sia alle coperture professionali. E il motivo è molto pratico: nella maggior parte dei casi, le compagnie assicurative, per limitare le ipotesi di risarcimento, riconoscono il loro intervento soltanto in caso di danni diretti ed escludono dal loro ambito operativo i danni indiretti.

Sulla legittimità di queste clausole contrattuali si sono spesi fiumi di inchiostri: a fronte dei molti ricorsi proposti dagli assicurati, la giurisprudenza si è interrogata sulla loro validità. In linea di massima, la scelta del tipo di risarcimento da riconoscere dipende molto dalle politiche finanziarie adottate dai diversi assicuratori e dal contenuto dell’accordo stipulato con il contraente.

In alcune ipotesi specifiche, le compagnie chiedono al proprio cliente di firmare una seconda e diversa polizza relativa proprio ai danni indiretti. La questione non è ancora puntualmente risolta, ma è possibile fare alcuni esempi per distinguere i danni immediati da quelli conseguenti.

Immagina un esercizio commerciale che subisce un incendio. In tal caso, il danno diretto è la distruzione materiale del negozio a causa del fuoco divampato. Il danno indiretto è la consequenziale chiusura dell’attività al pubblico per il tempo necessario a ripristinare le condizioni originarie della struttura.

Utilizza questo esempio come linea guida per chiarirti le idee nelle diverse circostanze in cui puoi imbatterti quotidianamente.


note

[1] Art. 1223 c.c.: “Il risarcimento del danno per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta”.

[2] Art. 2043 c.c.: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”

[3] Art. 2056 c.c.: “Il risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare secondo le disposizioni degli articoli 1223, 1226 e 1227. Il lucro cessante è valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso”.


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