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Tachigrafo: ultime sentenze

27 Aprile 2020
Tachigrafo: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: obbligo di usare il tachigrafo; cronotachigrafo non funzionante; alterazione cronotachigrafo digitale; sanzione amministrativa; autorizzazione al trasporto di cose; disciplina antinfortunistica nel settore degli autotrasporti; reato di rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Esonero dall’obbligo di usare il tachigrafo

L’espressione “mercati locali”, di cui all’art. 13, par. 1, lett. p), del regolamento (Ce) 561/2006, dev’essere interpretata nel senso che essa non può designare né la transazione effettuata tra un grossista di bestiame e un allevatore, né lo stesso grossista di bestiame, di modo che la deroga prevista da tale disposizione (applicabile anche ai fini dell’esonero dall’obbligo di usare il tachigrafo) non può essere estesa ai veicoli che trasportano animali vivi direttamente dalle fattorie ai macelli locali.

Corte giustizia UE sez. VIII, 07/02/2019, n.231

Circolazione con il tachigrafo non funzionante

In relazione alla fattispecie prevista dall’art. 179 cod. strada, che sanziona il titolare della licenza o dell’autorizzazione al trasporto di cose il quale, in particolare, mette in circolazione un veicolo con cronotachigrafo non funzionante, sussiste la colpa del predetto titolare nelle seguenti ipotesi: 1) se il veicolo ha iniziato la circolazione già con il tachigrafo non funzionante, perché il titolare dell’autorizzazione deve vigilare che il veicolo sia messo in circolazione nelle condizioni prescritte dalla legge; 2) se il fatto che ha reso non funzionante il cronotachigrafo si è verificato nel corso della circolazione, qualora tale fatto successivo sia in qualche modo rimproverabile a esso titolare.

Cassazione civile sez. I, 20/08/2003, n.12244

Trasporti su strada

Ai sensi dei regolamenti (Cee) del consiglio 20 dicembre 1985 n. 3820, relativo all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e 3821/85, deve intendersi per “giorno” un “periodo di 24 ore”, che ha inizio nel momento in cui il conducente mette in funzione il tachigrafo, dopo la fine di un periodo di riposo settimanale o giornaliero.

Corte giustizia UE sez. VI, 09/06/1994, n.394

Tachigrafo e riposo giornaliero

L’espressione periodo di 24 ore di cui all’art. 8 n. 1 del regolamento del consiglio CEE n. 3820/85, va interpretata come riferentesi a qualsiasi arco di tempo di questa durata avente inizio nel momento in cui il conducente mette in funzione il tachigrafo. Nel caso in cui il riposo giornaliero sia preso in due o tre periodi separati, il computo deve iniziare alla fine del periodo di durata non inferiore alle otto ore.

Corte giustizia UE sez. VI, 02/06/1994, n.313

Apparecchio meccanico di controllo nei trasporti su strada

In forza del regolamento n. 1463/70 adottato dal Consiglio 20 luglio 1970 (e modificato dai successivi regolamenti n. 1787 del 25 giugno 1973 e n. 2828 del 12 dicembre 1977) è obbligatorio il montaggio e l’uso di un apparecchio meccanico di controllo (tachigrafo) nei trasporti su strada, in sostituzione del libretto individuale di controllo.

La normativa britannica, invece, prevede il montaggio e l’uso di tale apparecchio su base puramente facoltativa e mantiene in vigore l’obbligo di possesso di un libretto individuale di controllo, al fine di evitare grave danno all’economia del paese, a causa della resistenza degli ambienti interessati.

Corte giustizia UE, 07/02/1979

Reati contro la Pubblica Amministrazione

Tentata concussione e falsità ideologica per il funzionario dell’ispettorato del lavoro che costringe i titolari di un’azienda di trasporti a promettere somme di denaro per evitare l’applicazione di sanzioni dei tachigrafi.

Corte di Cassazione, Sezione 6, Penale, Sentenza, 28/04/2016, n. 17684

Circolazione stradale: autotrasporti

In tema di disciplina antinfortunistica nel settore degli autotrasporti, l’alterazione del funzionamento del cronotachigrafo digitale da parte del conducente del mezzo non integra la fattispecie di reato di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, bensì, in applicazione del principio di specialità, l’illecito amministrativo previsto dall’art. 179 cod. strada a carico del titolare della licenza o dell’autorizzazione al trasporto di cose o di persone che mette in circolazione un veicolo sprovvisto di limitatore di velocità o cronotachigrafo e dei relativi fogli di registrazione, ovvero con limitatore di velocità o cronotachigrafo manomesso oppure non funzionante.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Penale, Sentenza, 2/05/2019, n. 18221

Omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro

In tema di disciplina antinfortunistica nel settore degli autotrasporti, l’alterazione del funzionamento del cronotachigrafo digitale da parte del datore di lavoro integra la fattispecie di reato di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Penale, Sentenza, 21/05/2019, n. 22114

Titolare della licenza o dell’autorizzazione al trasporto

L’illecito amministrativo di cui all’art. 179 d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, che sanziona il conducente del mezzo che circoli con il cronotachigrafo manomesso o alterato, concorre con il reato di cui all’art. 349 cod. pen., non sussistendo un rapporto di specialità tra le dette disposizioni ai sensi dell’art. 9 legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto esse si distinguono quanto al soggetto attivo (limitato dalla norma amministrativa a “chi circola” o “al titolare della licenza o dell’autorizzazione al trasporto che mette in circolazione” il mezzo nelle condizioni dapprima indicate), alla condotta punita (in quanto la violazione del sigillo tipica della fattispecie penale interviene autonomamente e comunque prima della condotta contemplata dall’illecito amministrativo) e all’elemento soggettivo (circoscritto nel reato al solo dolo).

(In motivazione, la Corte ha anche rilevato che le norme tutelano beni giuridici diversi, atteso che l’art. 179 del d.lgs. n. 285 del 1992 considera i rischi derivanti dalla circolazione stradale, mentre l’art. 349 cod. pen. mira a preservare l’identità della cosa cui fa riferimento il sigillo, precisando, tuttavia, che la diversità dei beni giuridici coinvolti non esclude il ricorso al principio di specialità).

Corte di Cassazione, Sezione 3, Penale, Sentenza, 30/08/2019, n. 36705

Cronotachigrafo e limitatore di velocità 

Non ricorrono i presupposti del principio di specialità di cui all’articolo 9 della legge 689 del 1981, in forza del quale dovrebbe applicarsi la sola disposizione di cui all’articolo 179 del codice della strada, sul presupposto del suo carattere di norma speciale, ma è al contrario ravvisabile il concorso tra tale violazione e il reato di cui all’articolo 437 del Cp, nell’ipotesi del titolare dell’impresa proprietaria di un veicolo che abbia installato su un mezzo aziendale un dispositivo atto ad alterare il cronotachigrafo e il limitatore della velocità. Infatti, a tacere della diversità strutturale delle due fattispecie, le finalità di tutela proprie dell’articolo 437 del Cp esprimono una specificità propria, non sovrapponibile a quelle del codice della strada, così da non potersi ritenere la norma codicistica generale rispetto a quella di cui all’articolo 179 del codice della strada.

E ciò dovendosi anche considerare che l’articolo 437 del Cp ha un ambito di applicazione che coinvolge non solo i lavoratori esposti allo specifico rischio lavorativo, ma anche i terzi, così dovendosi ricomprendere, nella condotta di che trattasi, attinente la circolazione stradale, i terzi (cioè, gli utenti della strada) che possono venire in contatto con la fonte di pericolo.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Penale, Sentenza, 22/03/2017, n. 13937

Manomissione degli strumenti di controllo

È esatto sostenere che il contenuto della disposizione incriminatrice di cui all’art. 437 cod.pen. sia di maggiore «ampiezza» posto che include come destinatari, essenzialmente, tutti i soggetti su cui gravi un obbligo di prevenire – tramite impianti, apparecchi o segnali- disastri o infortuni sul lavoro ma ciò non è sufficiente ad escludere che lì dove la condotta sia posta in essere – come nel caso in esame – dal conducente del mezzo (soggetto cui è pacificamente applicabile la previsione di cui all’art. 179 del codice della strada) si venga a determinare una evidente interferenza nel raggio di azione delle due previsioni di legge aventi portata sanzionatoria.

In effetti, non va trascurato che la previsione dell’art. 437 cod.pen. tutela la pubblica incolumità con specifico riferimento all’ambiente di lavoro, imponendo l’adozione dei necessari strumenti preventivi circa il rischio di disastri o infortuni, il che direziona l’ambito applicativo della norma verso la regolamentazione delle attività produttive o comunque di impresa. Tale aspetto pone in rilievo in modo del tutto diverso la condizione del «datore di lavoro» che imponga la manomissione degli strumenti di controllo rispetto a quella del conducente del mezzo.

Nel primo caso, il datore di lavoro che realizzi o imponga l’alterazione di un apparecchio avente finalità di prevenzione degli infortuni, risponde del reato di cui all’art. 437 cod.pen., atteso che tale condotta rientra nella previsione tipica della «rimozione», come si è ritenuto in più arresti (v. Sez. 1 13.12.1994, ric. Graziano) perchè per rimozione (aspetto diverso dal danneggiamento, che implica una modifica dell’oggetto) può intendersi anche l’attività diretta a frustrare il funzionamento dell’apparecchio. La punibilità ex art. 437 cod.pen. deriva dalla semplice attività di rimozione e prescinde, per stare al caso in esame, dal fatto che il soggetto agente circoli su strada con il mezzo di trasporto.

Lì dove, di contro, l’attività di ‘rimozione’, per stare alla nomenclatura penalistica, sia posta in essere dal soggetto che utilizza quale conducente, contestualmente, il mezzo – come nel caso in esame – non può negarsi che la previsione dell’art. 179 del codice della strada incorpori tutte le caratteristiche obiettive del fatto (ossia il circolare con un veicolo munito di cronotachigrafo alterato). In tale seconda ipotesi, dunque, in aderenza ai principi di tipicità e specialità è da ritenersi che l’unica disposizione applicabile sia quella dell’art. 179 del Codice della Strada, per quanto sinora detto.

Pur potendosi, in via astratta, far rientrare la condotta – lì dove si valorizzi una destinazione generalista dell’obbligo di prevenzione, ricadente anche sul lavoratore – anche nella più ampia previsione dell’art. 437 cod.pen., non può – nel caso del soggetto che contestualmente utilizza il mezzo di trasporto -, ravvisarsi una compresenza di norme incriminatrici ugualmente applicabili solo per la ritenuta diversa direzione della tutela.Si tratta, per il vero, di un aspetto non solo formale (lì dove ad essere rilevante, anche secondo l’approdo in tema di ne bis in idem rappresentato da Corte Cost. n.200 del 2016 è il profilo della identità di condotta, nesso causale ed evento in senso naturalistico) ma fortemente opinabile, posto che anche le previsioni dettate dal codice della strada, limitatamente all’ambito di applicazione, sono norme tese a tutelare la incolumità dei soggetti che di tale strumento si servono.

Va pertanto affermato che l’avvenuta applicazione dell’articolo 179 del Codice della Strada nella specifica ipotesi di comportamento posto in essere dal conducente di un mezzo, che abbia posto in essere l’alterazione del cronotachigrafo, esclude la concorrente applicazione al medesimo soggetto della previsione incriminatrice di cui all’art. 437 cod.pen. in riferimento a quanto previsto dall’art. 9 legge n. 689 del 1981.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Penale, Sentenza, 19/01/2018, n. 2200



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