L’esperto | Articoli

Tachimetro: ultime sentenze

23 Maggio 2021
Tachimetro: ultime sentenze

Truffa; indicazione sul contachilometri di un chilometraggio superiore a quello reale; risultanze del tachimetro della vettura dei verbalizzanti.

Tachimetro dell’auto manomesso

Commette il reato di truffa il venditore che, mediante l’alterazione del reale chilometraggio di un’autovettura, eseguita con intervento sul relativo tachimetro, faccia apparire una percorrenza chilometrica di gran lunga inferiore a quella reale, così inducendo in errore l’acquirente sulle reali condizioni di usura del mezzo e sulla congruità del prezzo pattuito.

Tribunale Ferrara, Penale, Sentenza, 28/05/ 2019, n. 513

Tachimetro e truffa contrattuale

Integra l’ipotesi di truffa contrattuale l’aver consapevolmente sottaciuto in sede di trattative la manomissione del tachimetro dell’auto usata posta in vendita con un chilometraggio notevolmente inferiore rispetto a quello effettivo ottenendo un prezzo superiore per la vendita.

Cassazione penale sez. III, 25/01/2018, n.24027

Velocità accertata mediante il tachimetro degli agenti inseguitori

L’elencazione, contenuta nell’art. 142, comma 6, del vigente codice della strada (come già nell’art. 103, comma 12, del vecchio codice) dei mezzi di prova ammissibili per l’accertamento della velocità dei veicoli (ai fini dell’accertamento della violazione alle norme del codice della strada) non è tassativa e non esclude che tale accertamento possa essere fondato su mezzi di prova diversi da quelli ivi indicati.

(Nella specie la velocità era stata accertata mediante il tachimetro degli agenti inseguitori. Deducendo il ricorrente che l’eccesso di velocità poteva essere accertato solo con i mezzi indicati nel codice della strada, in applicazione del principio di cui sopra la Suprema Corte ha rigettato il ricorso).

Cassazione civile sez. II, 17/11/2009, n.24247

Accertamento dell’infrazione

È legittimo l’accertamento dell’infrazione di cui all’art. 142, comma 9, c.strad. (eccesso di velocità), effettuato sulla base delle risultanze del tachimetro della vettura dei verbalizzanti all’inseguimento del trasgressore.

Cassazione civile sez. II, 22/01/2009, n.1661

Raffronto della velocità riportata sul tachimetro

È illegittimo l’accertamento di violazione alle norme limitative della velocità dei veicoli che si basi su fonti di prova diverse da quelle tassativamente indicate nell’art. 13, comma 2, l. 30 marzo 1987 n. 132 (nella specie, l’accertamento era stato operato da una pattuglia dei carabinieri mediante raffronto fra la velocità riportata sul tachimetro della vettura di servizio e quella tenuta dall’altra autovettura nel momento del sorpasso).

Pretura Avezzano, 02/02/1990

Limite di velocità

La violazione delle norme limitative della velocità dei veicoli può essere legittimante accertata solo con i mezzi tassativamente indicati nella l. 30 marzo 1987 n. 132 art. 13: ne consegue che è illegittimo l’accertamento effettuato dagli organi di vigilanza sulla mera base del raffronto fra la velocità indicata dal tachimetro della propria vettura e quella, presumibile, della vettura che li ha superati.

Pretura Avezzano, 02/02/1990

Scarsa sensibilità del tachimetro

In ipotesi di investimento causato da un locomotore durante l’attraversamento di un passaggio a livello impresenziato, integra gli estremi della colpa grave il comportamento del macchinista il quale, pur avendo l’obbligo di marciare a vista (e, quindi, ad una velocità facilmente quantificabile senza alcuna strumentazione), abbia proceduto ad una velocità maggiore, a nulla rilevando in contrario la circostanza secondo cui lo stesso, per la scarsa sensibilità del tachimetro, non avrebbe avuto la possibilità di accorgersi dello scarto tra la velocità prescritta e quella tenuta.

Corte Conti sez. giurisd., 04/05/1988, n.285



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

9 Commenti

  1. Chi, dopo aver acquistato un’auto usata, si accorge che il contachilometri è stato manomesso, ha diverse armi a tutela dei propri diritti. La difesa prevista dalla legge è sia di carattere civile che penale. Sotto il primo aspetto si può, a determinate condizioni, recedere dalla vendita oppure chiedere un risarcimento del danno pari alla differenza tra il prezzo versato e quello dell’effettivo valore del bene. Sotto l’aspetto penale invece c’è la possibilità di presentare denuncia contro il truffatore che ha truccato il dispositivo facendo apparire il veicolo più nuovo di quanto in realtà non fosse.

    1. Non è facile scoprire se il contachilometri è stato taroccato. Il più delle volte ci si limita a un controllo delegato a un esperto del settore, un meccanico di fiducia che verifica la corrispondenza tra i chilometri indicati dal contachilometri e il livello di usura delle parti interne al veicolo. Tale verifica va fatta anche quando si acquista da un centro usato sicuro onde non avere brutte sorprese.Un sistema più preciso consiste nella verifica dei tagliandi di revisione obbligatoria. Come noto, la prima revisione, successiva all’immatricolazione, deve essere fatta allo scadere del quarto anno. Dopodiché bisogna sottoporre il veicolo a revisione ogni 2 anni. In occasione di ogni revisione, viene rilasciato un attestato ove si indica anche l’esatto numero di chilometri percorsi dall’auto. Tale informazione viene poi trasmessa – per via elettronica – dal centro di revisione dov’è stata portata l’auto al Centro elaborazione dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), Direzione generale per la motorizzazione. In più, tutte le informazioni riguardanti la revisione dell’autovettura sono pubbliche e visibili attraverso il sito ilportaledellautomobilista.it del Ministrero Trasporti.
      Proprio da questo dato ci si può fare un’idea se il contachilometri è stato alterato. Difatti tale numero non potrebbe certo essere uguale o addirittura inferiore alla precedente revisione. Ed allora vediamo come scoprire se il contachilometri è scalato. Hai due strade a tua disposizione.Puoi innanzitutto farti rilasciare dal rivenditore di auto usate la copia dell’ultimo certificato di revisione che, come detto, dal 2019 deve appunto contenere anche l’indicazione dei km percorsi.In alternativa puoi agire da solo collegandoti al sito del portale dell’automobilista. Inserisci il numero di targa della vettura. Clicca su Ricerca. A questo punto, ti apparirà una schermata in cui ti verranno indicati i seguenti dati:
      tipo di veicolo;
      targa;
      data dell’ultima revisione (tieni conto che la revisione è obbligatoria ogni 2 anni; 4 anni solo per la prima revisione dopo l’immatricolazione);
      km rilevati dall’operatore: è proprio quest’ultima voce che dovrai considerare. Certo, questo dato risale all’ultima revisione e quindi a non più di due anni dal controllo, ma ti servirà per farti un’idea. Nulla toglie comunque che il proprietario dell’auto possa alterare il contachilometri proprio dopo l’ultima revisione.

  2. Azzerare il contachilometri è facile come farlo scendere di poche centinaia di numeri. Tuttavia, se nel primo caso puoi intuire già ad occhio l’incompatibilità tra i dati riportati dall’apparecchio e le condizioni materiali dell’auto (sicché cadere nel tranello è più difficile), nel secondo invece la rilevazione dell’incongruità è complicata anche per un tecnico: poche migliaia di chilometri in più o in meno non sono percepibili né da un orecchio abituato al rombo dei motori, né con l’uso, né con un controllo di un tecnico.

  3. Chi acquista un’auto con un numero di chilometri inferiore a quello effettivo come può difendersi?

    1. Ha la possibilità di difendersi sia in via civile, chiedendo al tribunale lo scioglimento del contratto o la riduzione del prezzo (con restituzione della differenza già versata al venditore) oppure in via penale, denunciando il truffatore per frode contrattuale.
      C’è infine la possibilità di informare dell’episodio l’AGCM, ossia l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (anche chiamata Antitrust) che eleverà sanzioni molto elevate.Poiché si tratta di tre conseguenze molto pesanti per la concessionaria, prima di agire è opportuno manifestare le proprie intenzioni al venditore con una minacciosa lettera di diffida che anticipi l’avvio delle azioni legali. Questo potrà essere un forte incentivo a trovare una soluzione bonaria.Salvo per la comunicazione all’Autorità garante, le altre tutele sono esperibili sia nel caso in cui il venditore sia un professionista, ossia una concessionaria, sia che si tratti di un privato che ha venduto la propria auto vecchia magari sfruttando i forum su internet o i siti che mettono in contatto la domanda con l’offerta di auto usate.

    2. Anche se l’auto non è più in garanzia, in caso di contachilometri manomesso puoi sempre richiedere la risoluzione del contratto di vendita. Il termine “risoluzione” sta a significare “scioglimento”: il patto viene cancellato e ciascuno si riprende ciò che ha dato all’altro.Se ti viene detto che la garanzia legale è solo di due anni si tratta di una informazione non corretta. È infatti vero che la garanzia copre sia i veicoli nuovi che quelli usati e che il venditore ha l’obbligo di provvedere nel caso in cui dovessero sorgere difetti di produzione nei successivi 24 mesi (ciò lo obbliga alla riparazione o alla sostituzione del bene oppure, nel caso in cui ciò sia impossibile, a restituire i soldi all’acquirente o, qualora questi voglia, a riconoscergli una riduzione del prezzo); tuttavia, in questo caso, siamo innanzi a un vero e proprio “dolo contrattuale” ossia a una malafede; il che vuol dire che il termine per agire non è di due anni, bensì di cinque anni. Entro tale periodo l’acquirente può chiedere l’annullamento del contratto. A tal fine dovrai avviare una causa civile facendoti difendere da un avvocato; questi dovrà citare il venditore e attendere i (purtroppo lunghi) tempi del processo.
      Nel giudizio potrai pretendere alternativamente:
      la risoluzione del contratto: ossia la restituzione dell’auto con il rimborso delle somme versate;
      la riduzione del prezzo pagato (e quindi il rimborso della differenza).
      Purtroppo non sempre le concessionarie sono gestite da soggetti responsabili e onesti. Così può succedere che, anche a fronte di una sentenza di condanna al pagamento dei soldi, il venditore non vi ottemperi né sia possibile effettuare un pignoramento, risultando la società priva di beni. In tal caso si potrà passare al secondo step: la tutela penale. La analizzeremo qui di seguito.
      Un’ultima precisazione però, non di poco conto. Il venditore non può scusarsi dicendo che l’auto con il contachilometri manomesso gli è stata così consegnata dal precedente proprietario e che di tanto non era ha conoscenza: egli è comunque responsabile per ciò che vende, al di là di chi abbia materialmente commesso la condotta. Del resto, il venditore è anche tenuto alla garanzia per tutti gli eventuali difetti di funzionamento dovuti alla casa madre nei primi due anni dalla vendita.Allo stesso modo, il concessionario è comunque responsabile se l’acquirente firma il contratto con la clausola “vista e piaciuta”, che riguarda invece solo i vizi visibili o conoscibili con l’ordinaria diligenza, cosa che non riguarda quindi il contachilometri manomesso. Anche la presenza di una clausola in cui si dichiara che il motore è “in stato d’uso conforme all’età e alla percorrenza” non può essere una scusante per il venditore. Difatti, come diremo a breve, il suo comportamento costituisce un reato e, quindi, non c’è accordo contrattuale che possa sanare una truffa.

  4. Diciamoci la verità: se una persona ti ha venduto un’auto con il contachilometri manomesso è solito a comportamenti di questo tipo. Lo potrai denunciare per truffa e magari, nel successivo processo penale, costituirti parte civile per ottenere il risarcimento del danno. Ma per avere indietro tutti i soldi pagati e le eventuali ulteriori spese dovrai poi rivolgerti a un giudice civile. Dunque, potresti ritenere inutile, ai tuoi fini, la condanna penale e agire direttamente per il secondo scopo, che è poi ciò che più ti interessa.

  5. Con l’azione penale miri a colpire il colpevole e fargli infliggere la pena; con l’azione civile, invece, miri a ottenere la restituzione dei soldi spesi ed eventualmente il risarcimento.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube