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Collaborazioni nei call center: legittimo il contratto a progetto?


Collaborazioni nei call center: legittimo il contratto a progetto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 ottobre 2013



Anche se manca uno specifico progetto, nelle attività outbound dei call center e in quelle che svolgono ricerca di mercato e statistiche è legittimo il ricorso al co.co.pro.

Chi può negare che i call center, per quanto offrano un’attività ripetitiva e, in certi casi, mortificante rispetto alla preparazione universitaria maturata, sono un ottimo rimedio contro la crisi occupazionale. Così molti lavoratori e lavoratrici vi entrano con la condizione di limitare tale parentesi di vita a un breve arco temporale, in attesa di qualcosa di meglio. Ma poi, spesso, ne rimangono imprigionati e i tempi si dilatano. Così sorge la necessità di conoscere i propri diritti di lavoratore e comprendere se l’inquadramento contrattuale è corretto o meno.

In particolare, il dubbio più ricorrente è se sia giusto utilizzare lo strumento del contratto di collaborazione a progetto per mansioni che, di fatto, presentano invece tutti i requisiti del lavoro subordinato ordinario.

Le collaborazioni a progetto in generale

Il Ministero del lavoro, con una recente circolare [1], ha ritenuto possibili le collaborazioni a progetto nei call center a condizione che sia erogato un trattamento economico non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi.

La riforma Fornero [2] ha ristretto la possibilità di utilizzare le collaborazioni coordinate e continuative a progetto, imponendo alcuni limiti:

1) i contratti devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore;

2) il progetto deve essere collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente;

3) il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi e ripetitivi;

4) se mancano i predetti presupposti e quindi uno specifico progetto, il co.co.pro. si trasforma automaticamente in un lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.

Ulteriori modifiche sono state poi previste dal recente decreto lavoro [3] dello scorso mese di giugno.

Le collaborazioni a progetto nei call center

Consapevole della forte utilità occupazionale dei call center, il legislatore [4] ha stabilito che, nello specifico comparto dei call center, non occorre che siano rispettati i requisiti del contratto a progetto – primo fra i quali proprio l’individuazione di uno specifico progetto – per tutte le attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center “outbound“. Ciò, però, a condizione che il corrispettivo venga definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento.

Anche il Ministero del lavoro è intervenuto [5] sottolineando come, per le collaborazioni nei call center, valgano regole speciali.

Cosa sono le attività outbound e quelle inbound?

Sono attività outbound quelle “nell’ambito delle quali il compito assegnato al collaboratore è di rendersi attivo nel contattare, per un arco di tempo predeterminato, l’utenza di un prodotto o servizio riconducibile a un singolo committente.

Invece, nell’inbound l’operatore non gestisce la propria attività, né può in alcun modo pianificarla giacché la stessa consiste prevalentemente nel rispondere alle chiamate dell’utenza limitandosi a mettere a disposizione del datore di lavoro le proprie energie psicofisiche per un dato periodo di tempo.

Il Ministero ha chiarito che il collaboratore dell’outbound può essere assunto con un co.co.pro. nel caso in cui possa da solo e a suo piacimento determinare, senza necessità di previa autorizzazione o successiva giustificazione, la quantità di lavoro da eseguire e la collocazione temporale della stessa.

Ciò implica che il collaboratore deve poter decidere, nel rispetto delle forme concordate di coordinamento, anche temporale, della prestazione:

a) se eseguire la prestazione ed in quali giorni;

b) a che ora iniziare e a che ora terminare la prestazione giornaliera;

c) se e per quanto tempo sospendere la prestazione giornaliera.

Da un punto di vista organizzativo ne consegue che l’assenza non deve mai essere giustificata e la presenza non può mai essere imposta”.

È compatibile con il co.co.pro. la previsione concordata di fasce orarie per lo svolgimento della prestazione e di giornate di informazione finalizzate all’aggiornamento del collaboratore nonché la presenza di assistenti di sala e di un determinato sistema operativo per l’esecuzione della prestazione.

Il Ministero ha aggiunto che, oltre ai lavori outbound, possono utilizzare il contratto a progetto anche le attività di “ricerche di mercato, statistiche e scientifiche, indipendentemente da una contestuale “vendita” di prodotti o di servizi [6].

In via generale, quindi, si è voluto esentare i committenti dei call center dai paletti previsti, in generale, per tutti i co.co.pro., a condizione che il contratto di collaborazione preveda la corresponsione del corrispettivo definito Contratti Collettivi Nazionali di riferimento. Il CCNL, in pratica, assume una funzione autorizzatoria.

Nei all center il contratto è legittimo far firmare un contratto a progetto (piuttosto che un contratto di lavoro dipendente ordinario) in presenza di attività genericamente legate alla vendita di beni e/o di servizi, incluse le ricerche di mercato, statistiche e scientifiche a condizione che sia erogato un corrispettivo non inferiore a quello previsto dalla contrattazione collettiva. In tali casi, dunque, il lavoratore si considera autonomo.

Per tali attività, dunque, non occorre l’individuazione di uno specifico progetto.

note

[1] Min. Lavoro, Lettera circ. 12.7.2013, prot. n. 12693.

[2] Legge 28 giugno 2012, n. 92.

[3] Legge 28 giugno 2013, n. 76. Essa ha introdotto ulteriori modifiche relative al divieto di svolgimento di compiti meramente esecutivi e ripetitivi, alla tassatività dell’elencazione in forma scritta degli elementi che deve contenere il contratto di lavoro a progetto, al fatto che le dimissioni e la risoluzione consensuale del contratto di collaborazione, anche a progetto, sono ora soggette alla medesima procedura di convalida prevista per i lavoratori subordinati.

L’articolo 62 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dispone ora che il contratto di lavoro a progetto è stipulato in forma scritta e deve contenere (non più ai fini della prova) i seguenti elementi: a) indicazione della durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro; b) descrizione del progetto, con individuazione del suo contenuto caratterizzante e del risultato finale che si intende conseguire; c) il corrispettivo e i criteri per la sua determinazione, nonché i tempi e le modalità di pagamento e la disciplina dei rimborsi spese; d) le forme di coordinamento del lavoratore a progetto al committente sulla esecuzione, anche temporale, della prestazione lavorativa, che in ogni caso non possono essere tali da pregiudicarne l’autonomia nella esecuzione dell’obbligazione lavorativa; e) le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore a progetto, fermo restando quanto disposto dall’articolo 66, comma 4.

[4] Art. 24-bis, comma 7, del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83. Il decreto legge è intitolato “Misure urgenti per la crescita del Paese”, ed è stato convertito in legge, con modifiche, dall’art. 1, ulterio della legge 7 agosto 2012, n. 134, con decorrenza dal 12 agosto 2012.

[5] Con la circolare 2 aprile 2013, n. 14.

[6] Min. Lavoro circolare del 11 dicembre 2012, n. 29.

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