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Coronavirus: perché aumentano i casi?

12 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: perché aumentano i casi?

In molti hanno sottovalutato l’epidemia, con comportamenti sbagliati. E poi, i tamponi vengono fatti solo ai sintomatici: significa che i malati sono di più?

Se il Governo, sollecitato dalle Regioni, è arrivato alla conclusione che è necessario blindare l’intero Paese per 15 giorni in modo da evitare l’ulteriore diffusione del coronavirus è perché i numeri della pandemia in Italia continuano a crescere, giorno dopo giorno, in modo esponenziale. Contagi e decessi hanno raggiunto livelli che, fino a qualche settimana fa, erano inimmaginabili. Ma perché aumentano i casi a questa velocità?

Ne parla in un’intervista pubblicata questa mattina dal quotidiano Il Sole 24Ore il presidente dell’Istituto superiore si Sanità, Silvio Brusaferro. Che parte da un dato di fatto: è vero che nella prima zona rossa, quella attorno a Codogno, ormai i contagi si sono quasi azzerati. Ma è altrettanto vero, purtroppo, che nel resto dell’Italia sono in continuo aumento. Ed il saldo è sotto gli occhi di tutti. Ecco perché, secondo Brusaferro, non bisogna calare la guardia.

Il presidente dell’Iss plaude le severe misure approvate dal Governo: «Sono funzionali all’obiettivo del rallentamento della curva epidemica. In base al suo andamento si stringono o si allentano le misure. Se alcune zone hanno ancora una forte circolazione queste non si possono allentare», commenta Brusaferro, che aggiunge: «Il distanziamento sociale è la misura più importante che abbiamo per arginare il virus».

Ma perché i casi sono in continuo aumento? Che cosa ci dicono i numeri che vediamo salire ogni giorno? «I numeri – spiega il presidente dell’Iss al Sole – sono un effetto delle misure adottate almeno una settimana fa. Così come quelle che abbiamo adottato nei giorni scorsi le vedremo nel prossimo fine settimana. Questo perché se è vero che il periodo di incubazione del virus può arrivare a 14 giorni nella gran parte dei casi la manifestazione dei sintomi del virus avviene tra 4 e 7 giorni». Brusaferro punta il dito contro chi ha sottovalutato l’epidemia: «Forse non c’è stata abbastanza consapevolezza in tutta Italia della serietà della situazione. Guardando alle riprese tv e alle foto con gli assembramenti di persone in giro per l’Italia l’impressione è che le raccomandazioni sul distanziamento sociale non siano state colte come una necessità tassativa».

È stato, finora, il Nord a pagare il prezzo più alto. Ora, suggerisce Brusaferro, «il Centro Sud ha una grande opportunità che è questa finestra di tempo durante la quale adottando da subito e in modo rigoroso le misure di restrizione ha la possibilità di modificare significativamente la curva dei contagi».

Inevitabile il sospetto che i casi siano molti di più rispetto a quelli che finiscono negli elenchi dei contagi e dei decessi: «Il dato che viene raccolto oggi – spiega il presidente dell’Iss – risente dell’indicazione data di non fare il tampone a persone prive di sintomi. Le persone che vengono riportate sono solo quelle sintomatiche, una parte importante dei contagiati è fatto da asintomatici e da quelli con sintomi lievi. Quindi sicuramente i contagiati sono di più».

Impossibile dire quanto durerà l’emergenza, conclude Brusaferro. Ci troviamo nel bel mezzo di una situazione finora sconosciuta. Ma quel che si può affermare con certezza è che «il 3 aprile l’epidemia non sarà finita».



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