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Pignoramento presso terzi da parte dell’Agenzia delle Entrate

13 Maggio 2020 | Autore:
Pignoramento presso terzi da parte dell’Agenzia delle Entrate

La riscossione forzata dei debiti fiscali può comportare il pignoramento dello stipendio, della pensione o del conto corrente del contribuente.

Quando un soggetto omette di pagare una o più cartelle esattoriali, il suo creditore, rappresentato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione (Ader), può avviare contro di lui un particolare tipo di riscossione meglio nota come riscossione forzata esattoriale. La disciplina dettata in materia dal nostro legislatore è diversa da quella che regola l’espropriazione forzata in generale. Questo perché la legge ha inteso tutelare maggiormente chi ha debiti fiscali da chi è risultato inadempiente nei confronti di soggetti privati (come ad esempio l’inquilino che non ha pagato il canone di locazione al proprietario di casa, il paziente che non ha saldato l’onorario del dentista oppure il cliente che non ha versato le rate del mutuo in banca).

L’espropriazione forzata per debiti fiscali può avvenire mediante un pignoramento presso terzi da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In proposito, vale la pena di precisare che ad agire contro il debitore non è l’Agenzia delle Entrate, il cui compito è solo quello di accertare l’omesso versamento delle tasse, ma un suo delegato, l’Ader appunto, il quale agisce su delega della prima, dando avvio agli atti esecutivi.

Come inizia la riscossione forzata per debiti fiscali

Nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate verifica il mancato pagamento di un debito fiscale da parte di un contribuente, delega l’Ader mediante uno specifico atto, detto di iscrizione a ruolo, affinché proceda all’esecuzione forzata nei confronti del debitore. In tale atto è certificato il credito, la sua natura, gli interessi maturati sulla somma inizialmente dovuta e le sanzioni.

L’Ader, quindi, notifica la cartella di pagamento al contribuente, nella quale gli concede 60 giorni di tempo per pagare.

Tra la data in cui è stato reso esecutivo il ruolo, cioè da quando l’Agenzia delle Entrate gli ha attribuito il potere di richiedere un pignoramento da parte dell’Ader, a quella in cui viene notificata la cartella di pagamento, non può decorrere un termine superiore a 2 anni, pena la decadenza della riscossione e la possibilità per il contribuente, di impugnare la cartella esattoriale.

Se l’Agenzia delle Entrate ha già spedito un avviso di accertamento esecutivo al debitore, l’Ader invia un avviso di presa in carico al posto di una una cartella esattoriale, con il quale gli comunica di essere stata delegata all’esecuzione forzata esattoriale.

Cosa succede dopo la notifica della cartella esattoriale

La cartella esattoriale è l’atto formale che precede il pignoramento, il quale può essere attivato entro 1 anno dalla sua notifica.

Decorso inutilmente detto termine, l’Agenzia delle Entrate deve notificare un ulteriore atto, la così detta intimazione di pagamento, con la quale dà al debitore un termine per il pagamento assai ristretto, ovvero di soli 5 giorni.

Nel termine di 180 giorni dalla notifica dell’intimazione di pagamento, è possibile avviare il pignoramento. In caso contrario, l’intimazione perde efficacia e, quindi, bisogna notificarne un’altra prima di procedere al pignoramento.

Come opporsi alla cartella esattoriale

Il contribuente può opporsi alla cartella esattoriale sia per vizi di forma sia di sostanza. Per approfondimenti in merito è consigliata la lettura dell’articolo “Cartella esattoriale: vizi di forma e di sostanza”.

In ogni caso, qualunque sia la motivazione dell’opposizione, la stessa può essere proposta nel termine di 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale.

L’autorità chiamata a decidere, invece, cambia in base alla natura del debito portato dalla cartella esattoriale.

Pertanto, per le impugnazioni alle cartelle esattoriali emesse in relazione ad imposte, la competenza spetta alla Commissione Tributaria Provinciale, per quelle relative a sanzioni amministrative e a multe stradali, la decisione è del Giudice di Pace, per le cartelle notificate per il pagamento di contributi Inps e Inail, è compente il tribunale civile, sezione lavoro.

Come può avvenire il pignoramento dell’Ader

Dopo la notifica della cartella esattoriale o dell’avviso di presa in carico, l’Ader può avviare il pignoramento senza bisogno di notificare ulteriori atti.

In parole più semplici, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per procedere al blocco dei beni del contribuente non deve prima chiedere in tribunale l’emissione di un decreto ingiuntivo o di una sentenza. Né successivamente deve notificare un atto di precetto.

La cartella esattoriale è già un titolo esecutivo, cioè equivale ad un ordine di un giudice, ed allo stesso tempo funge da precetto.

L’Ader, quindi, può scegliere di porre un vincolo sui:

  • beni mobili di proprietà del contribuente quali ad esempio gioielli, quadri, macchina, ecc. In questo caso si avrà un pignoramento mobiliare;
  • oppure beni immobili intestati al debitore (la casa, un terreno, un capannone industriale). Pertanto, si avrà un pignoramento immobiliare;
  • o anche beni o crediti del debitore detenuti da un terzo. E’ questo il caso del pignoramento dello stipendio, della pensione o del conto corrente bancario o postale di cui sia titolare il contribuente. Si parla, quindi, di pignoramento presso terzi, laddove il terzo è rappresentato rispettivamente dal datore di lavoro, dall’Ente previdenziale o dalla banca/posta presso la quale è stato aperto il conto.

In cosa consiste il pignoramento presso terzi dell’Ader

Per quanto attiene al pignoramento presso terzi dell’Ader sono previste delle regole specifiche nel caso in cui lo stesso abbia ad oggetto lo stipendio, la pensione o il conto corrente del contribuente.

Il pignoramento dello stipendio/pensione può avvenire entro determinati limiti.

Più precisamente:

  • se lo stipendio/pensione è inferiore o pari a 2.500 euro mensili, il pignoramento può essere massimo di 1/10;
  • se lo stipendio/pensione è compreso tra i 2.550 euro e i 5.000 euro mensili, il pignoramento può arrivare al massimo a 1/7;
  • se lo stipendio/pensione è superiore a 5.000 euro mensili, il pignoramento è di 1/5.

Inoltre, l’ultima mensilità non può essere pignorata.

Nell’ipotesi di pignoramento dello stipendio non occorre citare il contribuente davanti al giudice dell’esecuzione ed attendere l’ordinanza di assegnazione. Perciò, se entro 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, il debitore non paga, l’Ader notifica direttamente l’atto di pignoramento al terzo.

Nel caso in cui lo stipendio sia accreditato su un conto corrente bancario o postale, la banca/posta deve accantonare le somme. Se entro 60 giorni il debito non viene saldato o non viene richiesta la rateizzazione, l’istituto di credito/posta deve prelevare l’importo dal conto per pagare l’ente di riscossione.

Nell’ipotesi di pignoramento della pensione, invece, è richiesta l’udienza dinanzi al giudice dell’esecuzione.

Il contribuente può evitare il blocco del conto corrente bancario o postale chiedendo la rateizzazione del debito. Il termine per la richiesta è di 60 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento presso terzi. Dopo il pagamento della prima rata del piano di ammortamento, il contribuente può ottenere lo sblocco del conto corrente.

Come avviene il pignoramento del conto corrente del contribuente

Se lo stipendio o la pensione del debitore vengono accreditati su un conto corrente postale o bancario a lui intestato, tali somme non possono venire pignorate in toto. Infatti, se lo stipendio o la pensione si trovano accreditate sul conto corrente prima della notifica dell’atto di pignoramento, possono essere pignorati nella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale.

In proposito, è opportuno precisare che per il 2020 l’assegno sociale è pari a 459,83 euro mensili. Il triplo, quindi, ammonta a 1.379,49, che rappresenta la somma che non può essere pignorata. Pertanto, dalla somma che si trova depositata in banca o alla posta a titolo di stipendio o di pensione prima andranno detratti 1.379,49 euro e poi, la parte rimanente potrà essere pignorata.

Se lo stipendio o la pensione vengono accreditati nella stessa data di notifica dell’atto di pignoramento o successivamente, la somma può essere vincolata entro le percentuali di 1/10, 1/7 o 1/5, già viste in precedenza.

Il pignoramento della pensione può avvenire nei limiti di queste percentuali solo dopo avere detratto il minimo vitale, che corrisponde a una volta e mezzo l’assegno sociale.

Per poter usufruire dei limiti del pignoramento del conto con lo stipendio o con la pensione è necessario che sul predetto rapporto bancario non confluiscano redditi di natura diversa.

Decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale e prima di procedere al pignoramento, l’ente di riscossione può chiedere ai terzi, debitori del contribuente nei confronti del quale deve agire, di rilasciare una dichiarazione scritta nella quale indicano le cose o le somme da loro dovute al creditore.

Azioni alternative al pignoramento presso terzi dell’Ader

Dopo la notifica della cartella esattoriale o dell’avviso di presa in carico, l’Ader può intraprendere un’azione cautelare nei confronti del contribuente in alternativa al pignoramento presso terzi. L’obiettivo è quello di evitare che il debitore si spogli dei suoi beni.

Più precisamente, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può procedere:

  • al fermo dell’auto;
  • oppure all’iscrizione di un’ipoteca sui beni immobili di proprietà del contribuente. L’ipoteca è possibile anche sulla prima casa ma solo se il debito supera i 20.000 euro e se è stato notificato, 30 giorni prima, un preavviso.

Quando non è possibile il pignoramento presso terzi dell’Ader

Il pignoramento presso terzi non può essere richiesto dall’Ader nell’ipotesi in cui la cartella esattoriale sia caduta in prescrizione.

I termini della prescrizione variano a seconda del tipo di tributo non pagato dal contribuente.

Nel dettaglio:

  • 10 anni per Iva, Iperf, Irap, imposta di registro, di bollo, catastale, canone Rai, contributi Camera di commercio;
  • 5 anni per Imu, Tasi, Tari, multe stradali e sanzioni amministrative, contributi Inps e Inail;
  • 3 anni per il bollo auto.


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