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Abbandono del tetto coniugale per tradimento

12 Marzo 2020
Abbandono del tetto coniugale per tradimento

Cosa succede se il marito o la moglie va via di casa per seguire l’amante o per aver scoperto che l’altro lo tradisce?

È noto che, tra i doveri del matrimonio, vi è quello della convivenza. Salvo diverso accordo, i coniugi devono quindi abitare sotto lo stesso tetto. Nessuno dei due si può allontanare in modo definitivo se non ha il consenso dell’altro. La violazione di tale obbligo, però, comporta solo una responsabilità di tipo civile, sanzionata con il cosiddetto “addebito”. In pratica, chi contravviene alla convivenza non può né chiedere l’assegno di mantenimento, né pretendere diritti ereditari dopo la separazione. Nessun’altra conseguenza, almeno dal punto di vista civilistico, consegue dall’allontanamento dalla casa coniugale. 

Potrebbero, però, sopraggiungere anche delle implicazioni penali se il coniuge abbandonato o, peggio, i figli che vivono con lui patiscono, in conseguenza di tale comportamento, delle ristrettezze economiche. Tanto per fare un esempio, l’uomo che abbandona la moglie casalinga, quindi senza stipendio, può essere denunciato per violazione degli obblighi di assistenza familiare. 

Il più delle volte, l’allontanamento avviene per via di una relazione adulterina. Ad andare via potrebbe essere il coniuge tradito o quello infedele. Cosa succede in questi casi? Ne parleremo in questa breve guida dedicata appunto all’abbandono del detto coniugale per tradimento. 

Ci riferiremo a due tipiche ipotesi. La prima è quella dell’uomo che va via di casa perché ha un’amante e, pertanto, non vuol più stare con la moglie. La seconda presenta una vicenda inversa: l’uomo scappa perché ha scoperto la moglie con un altro e non vuol più vederla. Naturalmente, le parti possono capovolgersi senza che perciò i principi che andremo a dire siano differenti. 

Cosa succede in caso di abbandono del tetto coniugale?

Prima ancora di parlare dell’abbandono del tetto coniugale per tradimento, vediamo quali sono le regole generali. 

L’abbandono si verifica quando uno dei due coniugi, senza il consenso dell’altro, si allontana di casa per un tempo indeterminato o con l’intenzione di non farvi più ritorno. Chi sbatte la porta per una pausa di riflessione di qualche giorno non commette quindi illecito. Lo commette, però, chi se ne va dicendo «Ho bisogno di riflettere, non so quando e se tornerò». 

Naturalmente, non c’è alcuna violazione se l’allontanamento avviene nel rispetto della reciproca volontà; si pensi a due coniugi che non vanno più d’accordo e, nell’interesse di entrambi, decidono di separarsi senza però ancora formalizzarlo davanti al giudice. Oppure si pensi al caso del marito che, per ragioni lavorative, è costretto a trasferirsi in un’altra città.

Nell’eventuale causa di separazione, il giudice pronuncia il cosiddetto addebito, ossia stabilisce a quale coniuge è imputabile la colpa per la fine del matrimonio (potrebbe anche succedere che la separazione avvenga senza addebito perché né il marito né la moglie hanno commesso un illecito). 

L’abbandono del tetto è appunto una causa di addebito. Quali sono gli effetti? Le conseguenze dell’abbandono sono, sul piano civilistico, molto limitate. Esse consistono nella perdita di due diritti: quello al mantenimento e quello all’eredità. 

Pertanto, chi cessa la convivenza immotivatamente, anche se disoccupato, non può chiedere un assegno di mantenimento all’ex. Ad esempio, la moglie non può andare via di casa e pretendere, nello stesso tempo, che il marito le dia i soldi per vivere. 

Quando l’abbandono della casa coniugale è consentito

L’abbandono del tetto coniugale è causa di addebito solo se immotivato. È, invece, consentito andare via di casa se: 

  • sussiste una giusta causa: ad esempio, il difendersi da violenze fisiche o psicologiche;
  • oppure la comunione materiale e spirituale dei coniugi è già venuta meno per altre ragioni. Si pensi a una coppia che non va più d’accordo da diverso tempo, tant’è che il matrimonio può ben dirsi agli sgoccioli; in tale ipotesi l’abbandono del tetto non è causa di addebito ma è solo la conseguenza di una causa già verificatasi prima.

Abbandono del tetto coniugale causato da un tradimento 

Immaginiamo che il marito vada via di casa perché innamorato di un’altra donna. La moglie può chiedere la separazione con addebito a carico del coniuge. L’addebito, come anticipato, implicherà solo l’impossibilità per l’uomo di chiedere il mantenimento o i diritti di successione.

Se però la moglie è senza reddito il marito che, nell’andare via, le faccia mancare i mezzi di sussistenza, risponde del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Per evitare la condanna penale il coniuge che si allontana di casa deve inviare all’altro un assegno di mantenimento in attesa che il giudice, nella causa di separazione, ne quantifichi l’esatto importo (sempre se dovuto). 

Peggio vanno le cose se ci sono figli minori. Difatti, nel caso dell’omesso mantenimento alla moglie, si risponde penalmente solo se questa è in stato di bisogno. Viceversa, per i bambini lo stato di bisogno si presume sempre sussistente, per cui è più difficile sfuggire dalla condanna. Anche in questo caso, per evitare un’incriminazione, l’uomo dovrebbe comunque provvedere a non far mancare gli alimenti alla famiglia abbandonata.

Abbandono del tetto coniugale giustificato da un tradimento 

Nell’ipotesi inversa, qualora cioè un dei due coniugi si allontani di casa perché ha scoperto il tradimento dell’altro, l’abbandono del tetto coniugale è da ritenersi giustificato. Si pensi all’uomo che, tornando dal lavoro, scopra l’amante della moglie nel proprio appartamento. Egli potrebbe ben andarsene senza dover né rispondere di alcuna violazione degli obblighi familiari, né versare un mantenimento alla moglie. E, difatti, il coniuge che tradisce perde il diritto al mantenimento (a meno che non dimostri che il matrimonio era già naufragato in precedenza e per altre ragioni). Mentre chi se ne va è autorizzato dalla sussistenza di una giusta causa. 

Anche qui le cose vanno diversamente se ci sono figli. L’abbandono del tetto da parte del coniuge giustificato dalle corna non gli consente di far mancare ai bambini i mezzi per vivere. Egli, quindi, deve continuare a far pervenire loro gli alimenti. Diversamente, ne risponde penalmente. 



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