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Il Coronavirus spinge i pagamenti digitali

12 Marzo 2020
Il Coronavirus spinge i pagamenti digitali

Banconote e monete possono veicolare la trasmissione del virus e comportare il rischio di contagio; così gli italiani iniziano a preferire i metodi cashless.

Con la maggior parte dei negozi chiusi e le restrizioni agli spostamenti, gli acquisti degli italiani si concentrano sui prodotti di necessità, come la spesa e i medicinali.

Niente più beni superflui o di lusso in questo periodo: le catene dei marchi più prestigiosi dell’abbigliamento, della moda e dello sport sono state le prime a chiudere i loro punti vendita nelle grandi città, prima ancora che venissero emanate le restrizioni del Governo.

Continua a consumare normalmente chi compra su internet attraverso gli store dell’e-commerce, a partire da Amazon e non ha necessità di uscire di casa ma potrà aspettare di ricevere i prodotti che gli verranno consegnati a domicilio e sono già stati pagati al momento dell’ordine.

Ora però sono cresciute le consegne a domicilio anche per chi ordina i prodotti nei supermercati tradizionali e non può uscire o preferisce evitarlo. Ma anche gli acquisti tradizionali iniziano a privilegiare i pagamenti digitali: una forte spinta in questo senso è data dal pericolo che le banconote o le monete possano rappresentare un veicolo di contagio.

L’agenzia stampa Adnkronos ha interpellato un esperto, Massimiliano Quattrocchi, direttore di Global Payments Spa, la società dedicata al settore dei pagamenti; ci dice che ”L’affermarsi del lavoro agile e delle forme di pagamento digitali è, se così si può dire, il risvolto positivo di una situazione di criticità come quella attuale, che ci auguriamo possa finire al più presto. L’adozione massiccia di questi comportamenti è stata determinata da una condizione contingente, ma ritengo che da qui possa iniziare una svolta definitiva nelle abitudini degli italiani”.

”Collegato alla diminuzione dei contatti fisici e alla riduzione della mobilità delle persone – spiega Quattrocchi – cresce di pari passo anche il ricorso alle forme di pagamento digitale da remoto dei consumatori, che preferiscono evitare di recarsi fisicamente in banca o presso gli esercenti”.

”Per ciò che riguarda poi – avverte – il rischio di contagio, aumentato drammaticamente in queste settimane, anche l’Organizzazione mondiale della sanità conferma che il denaro contante è veicolo di trasmissione di agenti patogeni, in quanto l’atto del pagamento prevede un contatto ravvicinato tra due individui, oltre al fatto che le stesse banconote e monete possono essere mezzi di diffusione del virus. Favorire forme di pagamento da remoto o pagamenti contactless, riducendo la circolazione di contanti è dunque una forma di prevenzione importante”.

”Inoltre – continua Massimiliano Quattrocchi – la scelta del cashless equivale ad una maggior sicurezza in senso lato: pensiamo ad esempio al singolo che non ha più necessità di portare con sé i contanti, riducendo drasticamente il rischio di essere rapinato. A livello di azienda invece, per i retailer aumentare gli incassi digitali significa ridurre le spese di gestione legate al flusso di contanti. In aggiunta a ciò, i rischi di evasione fiscale sono più alti in un’economia cash-based, piuttosto che in una dove l’uso di contanti è ridotto al minimo: la digitalizzazione dei pagamenti è dunque anche un deterrente per la cosiddetta economia sommersa”.

Per Quattrocchi, “il problema non sono la maturità e disponibilità delle tecnologie alla base, bensì l’attaccamento dei singoli a forme di pagamento più tradizionali. È necessario un cambiamento di mentalità, che fortunatamente è comunque già in atto. Il cambiamento è in corso, bisogna solo dare alla gente il tempo necessario per comprendere ed adattarsi ad esso”, conclude.


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