Le farmacie minacciano la chiusura

12 Marzo 2020
Le farmacie minacciano la chiusura

La Federfarma scrive al ministro della Salute: siamo in prima linea ma esigiamo protezione, dateci le mascherine o chiudiamo.

È un coro di proteste dalle farmacie di tutte le parti d’Italia, che in queste ore stanno inondando di e-mail e messaggi la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute. Tutto questo avviene proprio nel primo giorno di entrata in vigore delle nuove restrizioni varate dal Governo con la chiusura della maggior parte dei negozi e delle attività commerciali, che lascia aperti solo i servizi pubblici essenziali, tra cui i negozi di generi alimentari e, appunto, le farmacie e le parafarmacie.

Ma perché questa protesta è divampata contemporaneamente in diverse Regioni del nostro Paese, con i farmacisti che adesso – a quanto ci informa in redazione la nostra agenzia stampa Adnkronos Salute – stanno minacciando la chiusura?

Tutto accade per la mancanza di dispositivi di protezione che dovrebbero cautelare gli stessi farmacisti dal contagio: c’è carenza delle mascherine, che essi stessi vendono al pubblico, o per meglio dire dovrebbero, perché attualmente ne sono rimaste sprovviste, così lasciando esposti ai rischi di contrarre l’infezione il personale addetto alla vendita.

Da qui il grido d’allarme della categoria: il presidente di Federfarma, Marco Cossolo, ha rivolto un appello al ministro della Salute Roberto Speranza. I toni pacati non nascondono l’emergenza: “Mancano mascherine protettive per i farmacisti”, questo il messaggio indirizzato al Governo per provvedere al più presto.

Ma al di là dell’iniziativa ufficiale posta in essere dai rappresentanti della categoria, sono tanti i farmacisti di tutta Italia che, del tutto autonomamente, come anticipavamo, stanno scrivendo al Governo: una quantità di e-mail indirizzate anche direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al responsabile del dicastero della Salute, il ministro Roberto Speranza, con toni molto più duri. In sintesi – dicono molti titolari di farmacie al premier e al ministro – proteggeteci oppure chiudiamo i battenti delle nostre farmacie.

L’esigenza è avvertita in tutte le zone d’Italia: ad esempio, le mascherine sono “introvabili a Firenze, ed è anche impossibile stabilire gli eventuali tempi di consegna”, dice il presidente di Federfarma Toscana, Marco Nocentini Mungai. Mentre sono “in arrivo ma non si sa quando, i gel disinfettanti più facilmente reperibili perché prodotti da aziende italiane”, osserva Federfarma.

Un altro esempio viene da Palermo, dove gli esponenti di categoria sottolineano che “i farmacisti di tutta la provincia stanno operando eroicamente 24 ore su 24, rischiando in prima persona di contrarre il virus pur di non fare mancare a tutti i cittadini i servizi fondamentali per la salute in questo momento di grave emergenza sanitaria. Nessun farmacista si è tirato indietro di fronte al dovere professionale di garantire la dispensazione dei  farmaci, nonostante manchino le mascherine e spesso sia impossibile mantenere al banco la distanza minima di un metro tra farmacista e cittadini”.

“Questo – aggiungono – accade soprattutto nelle piccole farmacie e in quelle rurali che rappresentano ormai l’unico presidio del Servizio sanitario nazionale rimasto aperto nelle aree montane, interne e periferiche prive di qualsiasi altra struttura di assistenza alla salute”. “Come segretario nazionale di Federfarma – conclude Roberto Tobia – sono in stretto raccordo con la Protezione civile nazionale per fare arrivare il prima possibile una fornitura di mascherine, ma è necessario intanto evitare il più possibile ogni rischio di contagio ad una categoria fortemente provata e che non avrebbe possibilità di garantire il servizio in caso di quarantene”.

In questo quadro di richiesta, quasi disperata, di mascherine ed anche di gel disinfettanti, il presidente nazionale Cossolo ribadisce l’esigenza di “proteggere chi lavora in prima linea, dotando i farmacisti di idonei dispositivi di protezione individuale o lavoreremo a battenti chiusi“. La categoria che raccoglie i titolari di farmacie chiede perciò che venga garantito l’approvvigionamento in termini certi, così come il Governo ha già stabilito per il personale medico e infermieristico. Altrimenti, se ciò non avverrà e dunque non arriveranno le forniture di protezione adatte, i farmacisti “minacciano di abbassare le saracinesche”.

Una richiesta che ora arriva anche dai supermercati e per gli stessi motivi: “Siamo allo sbaraglio, siamo allo sbando” lamentano commesse, cassieri e addetti alle vendite dei supermercati all’Adnkronos Salute attraverso le associazioni di categoria, Fisascat e Uiltucs, che hanno già formalizzato al Governo la richiesta di alzare i livelli di protezione da contagio nei vari punti vendita. “Siamo esposti come gli infermieri e per di più senza tutela, basta immedesimarsi in un addetto alle vendite di un supermercato per capire cosa significa”.



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