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Cosa succede al conto corrente cointestato con l’ex coniuge?

19 Maggio 2020
Cosa succede al conto corrente cointestato con l’ex coniuge?

Quando marito e moglie si separano, il totale del conto in comune va diviso in parti uguali.

Capita non di rado che i coniugi, durante il loro matrimonio, decidano di aprire un conto corrente cointestato per provvedere alle spese della famiglia. Quando poi ci si separa, arrivano i dolori. Si pensi alla moglie che, per ripicca, preleva tutto il denaro, lasciando il marito a bocca asciutta. Quindi, è importante capire bene cosa succede al conto corrente cointestato con l’ex coniuge una volta che ci si è detti addio per sempre. Secondo la legge, le somme presenti sul conto comune dovranno essere divise in parti uguali. Tuttavia, ci sono delle eccezioni che vedremo nel seguente articolo.

Cos’è il conto corrente cointestato?

Spesso e volentieri, marito e moglie aprono un conto corrente cointestato per far fronte ai bisogni della famiglia, per ragioni di trasparenza nei confronti del partner o semplicemente per tenere sotto controllo le spese. In questo modo, quindi, i coniugi possono effettuare le operazioni bancarie attraverso una delle seguenti modalità:

  • a firma disgiunta: in tal caso, ogni operazione deve essere autorizzata dall’altro contitolare del conto. È ammessa, tuttavia, la possibilità di prevedere che la doppia firma valga solo da un determinato importo in poi (ad esempio, da 500 euro). Si ricorre alla firma disgiunta, ad esempio, quando si è soci in affari. In questo modo, si esercita una forma di controllo sull’operato di ognuno;
  • a firma congiunta: vige totale autonomia tra i cointestatari. In altre parole, ognuno è libero di effettuare prelievi o bonifici, staccare assegni ecc. Questa soluzione si adatta meglio ai coniugi perché comporta meno limitazioni e facilita l’utilizzo del conto.

Come funziona il conto cointestato tra coniugi?

In regime di comunione dei beni, il conto corrente (anche se intestato ad un solo coniuge) appartiene per metà al marito e per l’altra metà alla moglie. Supponiamo che due coniugi, in regime di separazione dei beni, abbiano aperto un conto cointestato allo scopo di gestire meglio alcune spese. In entrambi i casi, come già anticipato, le quote si presumono uguali (a meno che non siano state stabilite quote diverse, ad esempio 70% e 30%). In altri termini, ciascun coniuge ha diritto alla metà del deposito.

Se il conto corrente cointestato è a firma congiunta, la banca non può consentire a un coniuge di effettuare operazioni senza l’autorizzazione dell’altro. In caso contrario, l’istituto bancario sarà ritenuto responsabile e dovrà risarcire il coniuge per le somme mancanti.

Invece, se il conto cointestato è a firma disgiunta vige:

  •  la solidarietà: in altre parole, se uno dei coniugi svuota il conto (quindi, preleva oltre la propria quota), l’altro non può agire contro la banca. Al contrario, se il conto è in rosso, l’istituto può pretendere il pagamento del debito dai contestatari;
  •  la comunione: vuol dire che le quote si considerano uguali salvo prova contraria.

Attenzione: in presenza di un conto corrente cointestato, i creditori possono pignorare solo la metà della giacenza.

In caso di morte di uno dei coniugi possono crearsi due situazioni:

  • in caso di firma congiunta, la banca procede al blocco del conto fino all’identificazione degli eredi legittimi che dovranno agire insieme all’intestatario superstite;
  • in caso di firma disgiunta: il coniuge superstite può liberamente disporre della propria quota mentre la parte restante viene bloccata. È prassi, tuttavia, che la banca proceda, anche in tal caso, al blocco totale fino al termine della pratica di successione, allorquando saranno definite le quote degli eredi.

Cosa succede al conto corrente cointestato con l’ex coniuge?

Supponiamo che i coniugi abbiano aperto un conto cointestato. In caso di separazione, le somme dovranno essere divise in parti uguali, quindi il 50% spetterà al marito e il restante 50% alla moglie. Questa regola, tuttavia, presenta un’eccezione. Uno dei coniugi, infatti, può dimostrare di essere l’esclusivo proprietario delle somme depositate sul conto. 

Tizio ha aperto un conto cointestato con la moglie Caia solo per consentirle di gestire in modo più agevole le spese di famiglia. Al momento della separazione, Tizio deve provare (ad esempio, con un estratto conto) di essere l’unico proprietario del denaro depositato e di aver intestato il conto anche alla moglie solo per ragioni di convenienza.

E se uno dei coniugi prosciugasse il conto prima della separazione? In tal caso, è tenuto a restituire all’altro l’importo eccedente la propria quota. Per questo motivo, onde evitare prelievi indebiti di denaro da parte del coniuge cointestatario, l’altro può chiedere al giudice il sequestro del conto in attesa della sentenza di separazione.

Infine, devi sapere che il cosiddetto denaro personalissimo (cioè quello che derivi, ad esempio, da una eredità, da un risarcimento del danno per un sinistro stradale oppure da una donazione) rientra nel patrimonio separato del coniuge. Come provarlo? Basta presentare i documenti da cui si evince l’ordine di accreditamento sul conto.

Separazione: quando chiudere il conto cointestato?

È abbastanza frequente il caso di ex coniugi che decidono di tenere aperto il conto cointestato anche dopo la separazione, ad esempio per pagare le spese relative ai figli. Tuttavia, in questi casi, è consigliabile chiudere il conto. In particolare:

  • se il conto è a firma disgiunta: puoi recarti in banca e richiedere l’estinzione del conto senza che l’altro coniuge debba necessariamente essere presente. Ti basterà seguire le istruzioni che ti verranno fornite direttamente dal tuo istituto bancario;
  • se il conto è a firma congiunta: per chiudere il conto è necessario il consenso dell’altro coniuge. In caso di accordo, non ci saranno problemi. Qualora tua moglie, invece, dovesse opporsi non ti resta che rivolgerti al giudice.

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