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Pensione d’invalidità per coronavirus

13 Marzo 2020 | Autore:
Pensione d’invalidità per coronavirus

Il lavoratore che si ammala a causa del coronavirus può ottenere una pensione d’invalidità, d’inabilità o anticipata?

L’epidemia di coronavirus che sta flagellando l’Italia vede crescere esponenzialmente il numero dei contagiati: molti malati si trovano ricoverati in terapia intensiva e, in base a quanto reso noto dagli esperti, potrebbero necessitare di moltissimo tempo per riprendersi.

Ma se il lavoratore non riesce a guarire può ottenere la pensione d’invalidità per coronavirus?

Bisogna innanzitutto premettere che il lavoratore assente per malattia, nella generalità dei casi, è tutelato dall’erogazione dell’indennità di malattia, che viene riconosciuta, sino a un determinato periodo massimo, anche nell’ipotesi in cui si trovi in quarantena. Per i dipendenti pubblici, la quarantena è equiparata al ricovero ospedaliero [1].

Il lavoratore, però, non può ottenere la pensione anticipata per il solo fatto di avere una grave malattia: solo qualora la patologia comporti il riconoscimento di una determinata percentuale d’invalidità, o di un handicap, il lavoratore può aver diritto a delle tutele ulteriori, anche in termini pensionistici.

Il coronavirus è una malattia cronica che dà diritto alla pensione?

Il diritto alla pensione non discende automaticamente dal verificarsi di una malattia, ma dall’invalidità o dall’inabilità che ne derivano, qualora la patologia si cronicizzi o dia luogo a delle conseguenze permanenti. L’invalidità e l’inabilità devono essere accertate da un’apposita commissione medica.

La valutazione dell’invalidità può differire a seconda della categoria di appartenenza del lavoratore e della prestazione richiesta:

  • all’invalidità civile sono collegate le prestazioni di assistenza come la pensione d’inabilità civile o l’assegno per invalidi civili parziali; per stabilire il grado d’invalidità civile si valuta la riduzione della capacità lavorativa generica;
  • l’invalidità specifica, o pensionabile, o invalidità Inps [2], è invece valutata da una commissione medica con una composizione differente, integrata da un medico dell’Inps: per stabilire il grado d’invalidità si valuta la riduzione della capacità lavorativa in rapporto alla specifica professione, o alle competenze, alle mansioni o alle attitudini dell’interessato; si possono utilizzare criteri particolari di valutazione anche a seconda del fondo previdenziale interessato ed alle specifiche attività assicurate, svolte dagli iscritti; la gestione di previdenza, qualora l’interessato possieda il requisito contributivo minimo richiesto, può erogare prestazioni come l’assegno ordinario d’invalidità, o pensioni d’inabilità o invalidità specifica. Quanto appena esposto vale anche nel caso in cui l’assegno d’invalidità o la pensione d’inabilità siano riconosciute da una cassa professionale.

Ma il coronavirus è una malattia cronica che può comportare invalidità, cioè riduzione della capacità lavorativa dell’interessato? Ad oggi, le ricerche in merito sono tutt’altro che complete. Pavel Volchkov, capo del Genome Engineering Laboratory presso l’Istituto di fisica e tecnologia di Mosca, ha spiegato al quotidiano le Izvestia che, nel corso della guarigione, il sistema immunitario di solito distrugge completamente le cellule infette e uccide i virus nel sangue.

Sono stati però riscontrati in alcuni pazienti dei sintomi ripetuti, che indicherebbero una rimozione del virus solo parziale, quindi una sorta di cronicizzazione della malattia.

Ad ogni modo, anche qualora il coronavirus non comporti uno stato patologico cronico, potrebbe comunque comportare dei danni permanenti, suscettibili di ridurre la capacità lavorativa del malato.

Come si chiede il riconoscimento dell’invalidità?

La procedura per richiedere il riconoscimento dell’invalidità, cioè della riduzione della capacità lavorativa, dipende dalla prestazione che si vuole ottenere, in quanto la valutazione dell’attitudine al lavoro si basa su presupposti diversi, a seconda del fondo d’iscrizione, della categoria di appartenenza del lavoratore e delle mansioni che concretamente questi potrebbe svolgere (ad esempio, pensione per inabilità alle mansioni, invalidità specifica per gli iscritti al fondo volo…).

Per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile, che è una prestazione di assistenza e non di previdenza (quindi, non richiede il versamento di contributi) la procedura è unica, ed è utile anche per ottenere il riconoscimento dell’handicap, della non autosufficienza, della cecità e della sordità.

Qui la Guida alla domanda d’invalidità per conoscere tutti gli adempimenti necessari.

Assegno ordinario d’invalidità

L’assegno ordinario d’invalidità è una prestazione pensionistica (assimilata alla pensione, intesa come prestazione di previdenza), riconosciuta agli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps e ad alcuni fondi sostitutivi, che spetta a chi possiede un’invalidità riconosciuta, cioè una riduzione della capacità lavorativa, superiore ai 2/3.

Perché si possa ottenere l’assegno ordinario d’invalidità è necessario avere alle spalle almeno 5 anni di contributi presso le suddette gestioni, di cui almeno 3 versati nell’ultimo quinquennio.

L’invalidità al lavoro, da non confondere con l’invalidità civile (intesa come riduzione della capacità lavorativa generica), si valuta sulla base della residua capacità lavorativa in occupazione confacenti alle proprie attitudini.

Il trattamento è calcolato allo stesso modo della generalità delle pensioni dirette, cioè in base ai versamenti ed agli accrediti, alle retribuzioni ed all’anzianità lavorativa; la legge prevede una riduzione dell’assegno se il titolare continua a lavorare e supera un determinato limite di reddito.

Qui la  Guida all’assegno ordinario d’invalidità.

Pensione d’inabilità al lavoro

Se all’interessato è stata riconosciuta l’impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, in modo assoluto e permanente e questi possiede almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 versati nell’ultimo quinquennio, può aver diritto alla pensione d’inabilità al lavoro (da non confondere con la pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro spettanti ai soli dipendenti pubblici).

Questo trattamento è riconosciuto, sia ai lavoratori del settore privato che ai dipendenti pubblici, solo in seguito alla cessazione di ogni attività lavorativa ed alla cancellazione da elenchi o albi.

La pensione è calcolata allo stesso modo della generalità delle pensioni dirette, quindi in base ai versamenti, alle retribuzioni ed all’anzianità lavorativa; l’anzianità contributiva maturata viene però incrementata virtualmente con una maggiorazione (nel limite massimo di 2080 contributi settimanali, pari a 40 anni), in base al numero di settimane che intercorrono tra la decorrenza della pensione di inabilità e il compimento dei 60 anni di età.

Qui la Guida alla pensione d’inabilità al lavoro.

Pensione d’invalidità civile

Chi non possiede contributi previdenziali alle spalle, o in ogni caso non ha diritto alla pensione d’inabilità al lavoro o all’assegno ordinario d’invalidità, può comunque ottenere una prestazione dall’Inps. Qualora, difatti, gli sia stata riconosciuta un’invalidità civile almeno del 74%, ha diritto alla pensione d’invalidità civile, o assegno di assistenza per invalidi civili parziali.

Tra i requisiti necessari, è richiesto un reddito annuo non superiore a 4.926,35 euro, per l’anno 2020, assieme allo stato di disoccupazione.

La pensione ammonta a 286,81 euro al mese.

Qui la Guida alla pensione d’invalidità civile.

Pensione d’inabilità civile

L’interessato può avere anche diritto alla pensione d’inabilità civile, se possiede un’invalidità civile riconosciuta nella misura del 100%.

Tra i requisiti che deve possedere, è richiesto un reddito non superiore a 16.982,49 euro, per l’anno 2020; non è richiesto lo stato di disoccupazione.

La pensione ammonta a 286,81 euro al mese. Alla pensione può aggiungersi l’assegno di accompagnamento, nel caso in cui tu non sia autosufficiente

Qui la Guida alla pensione d’inabilità civile.

Pensione d’invalidità, inabilità e coronavirus professionisti

Se l’interessato è un libero professionista, iscritto a una cassa di categoria, ed ha una grave patologia che comporta conseguenze croniche, quali potrebbe ad esempio comportare il coronavirus, può avere ugualmente diritto a una prestazione per invalidità o inabilità.

Anche se la tutela prevista per i professionisti, in materia di malattia e invalidità, non è difatti ampia come quella prevista per i lavoratori dipendenti, negli ultimi anni le casse di categoria hanno previsto numerose prestazioni a sostegno del reddito, al verificarsi non solo di infortuni, ma anche di gravi patologie.

Qui la Guida invalidità e malattia professionista: cosa spetta.

Pensione di vecchiaia anticipata

Se a causa della patologia l’interessato viene riconosciuto invalido al di sopra dell’80% (invalidità pensionabile, non “semplice” invalidità civile) e si tratta di un dipendente del settore privato (sono esclusi i dipendenti pubblici ed i lavoratori autonomi), questi può aver diritto di anticipare la pensione di vecchiaia, utilizzando dei requisiti d’età ridotti rispetto a quelli vigenti.

In particolare, nel 2020, l’età per l’accesso a questo tipo di pensione è di 56 anni per le donne, e 61 anni per gli uomini: bisogna però possedere almeno 20 anni di contributi. Dalla maturazione del requisito di età alla liquidazione della pensione bisogna però attendere un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi.

Ape sociale per gli invalidi

L’Ape sociale, cioè l’anticipo pensionistico, è una prestazione di accompagnamento alla pensione a carico dello Stato, che consente di uscire dal lavoro a 63 anni di età, ed accompagna l’interessato sino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Il trattamento è riservato a particolari categorie di beneficiari, tra i quali ci sono anche i lavoratori con invalidità civile riconosciuta dal 74% in su: è necessario però che l’interessato possieda almeno 30 anni di contributi. Le donne hanno diritto a una riduzione del requisito contributivo pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due.

Pensione anticipata precoci per gli invalidi

Se l’invalido possiede almeno un contributo accreditato anteriormente al 1996, e risulta lavoratore precoce, cioè con 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del 19° anno di età, può ottenere la pensione anticipata precoci [3]. Il trattamento si ottiene con 41 anni di contributi, sia per gli uomini che per le donne.

I lavoratori precoci devono appartenere a una delle seguenti categorie tutelate: disoccupati, invalidi in misura almeno pari al 74%, caregiver (coloro che assistono, da almeno 6 mesi, un familiare con handicap grave entro il 1° grado convivente, in casi particolari entro il 2° grado) e addetti ai lavori gravosi ed usuranti. Per ciascuna di queste categorie sono previsti dei requisiti specifici.

Il trattamento pensionistico decorre trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti, previo rilascio da parte dell’Inps della certificazione del perfezionamento delle condizioni richieste. La pensione non è cumulabile con i redditi di lavoro sino alla maturazione “virtuale” dei requisiti prescritti per la pensione anticipata ordinaria.

Contributi figurativi aggiuntivi

Gli invalidi oltre il 74%, la cui invalidità sia stata riconosciuta in misura percentualizzata, hanno diritto all’accredito di 2 mesi di contributi figurativi aggiuntivi ogni anno, sino ad massimo di 5 anni. È possibile, così, anticipare sino a 5 anni l’accesso alla pensione.

I contributi sono accreditati a partire dalla data di riconoscimento dell’invalidità.

Invalidità per coronavirus

Ma quale invalidità può essere riconosciuta a causa del coronavirus? Come inizialmente osservato, il lavoratore potrebbe diventare invalido o inabile a causa del coronavirus soltanto qualora la malattia si cronicizzi, o comporti conseguenze permanenti. La percentuale d’invalidità, o inabilità, riconosciuta dipenderà dalla riduzione della capacità lavorativa riscontrata a seguito delle conseguenze della malattia.

Il coronavirus è una patologia nuova, ad oggi non compare in alcuna tabella Inps, o Inail.

Tutela del coronavirus come malattia professionale

Qualora la malattia sia contratta a causa dell’attività lavorativa svolta il lavoratore può richiedere all’Inail la tutela prevista per le malattie professionali: deve essere dimostrabile il nesso tra le mansioni svolte o l’ambiente di lavoro che hanno esposto l’interessato al rischio e la patologia contratta.


note

[1] DL 9/2020.

[2] L. 222/1984.

[3] Art.1 Co.199 L. 232/2016.


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1 Commento

  1. vorrei sapere io che prendo 297 euro al mese avendo 54 anni e 85% di invalidita aumenta la mia pensione oppure non viene adeguata?

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