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Coronavirus: quando ci sarà il picco?

13 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: quando ci sarà il picco?

Parlano gli esperti: il peggio non è ancora alle spalle. Il Sud si prepara all’emergenza, tremando all’idea di ritrovarsi come il Nord ma senza strutture.

Tutti noi ci auguriamo che il peggio sia, ormai, alle spalle. Ma dire che l’Italia ha raggiunto il picco dei contagi da coronavirus sarebbe dire una bugia. Almeno, a stare a sentire gli scienziati. Questo significa che le misure restrittive del Governo potrebbero essere prolungate anche dopo il 3 aprile? È un’ipotesi assolutamente da non scartare.

Al Nord, secondo i modelli di Stefania Salmaso, l’epidemiologa già a capo del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto superiore di Sanità, il picco dei contagi potrebbe arrivare a metà aprile in Lombardia, con ondate successive in altre regioni. Quello lombardo, insieme al Veneto, resta il territorio più colpito in assoluto dal Covid-19: i numeri, in vertiginosa ascesa tutti i giorni, sono diventati drammatici.

Che succede, e soprattutto che succederà, invece, al Sud? Le previsioni sono caute ma non ottimistiche. Secondo l’Iss, è probabile che nelle regioni meridionali il virus circoli di meno. Il presidente dell’Istituto, Silvio Brusaferro, sostiene che nella parte bassa dello Stivale «possa esserci una circolazione più limitata del nuovo coronavirus e che i picchi di pazienti che necessitano di terapia intensiva non siano così importanti come è stato al Nord, a patto che si rispettino le attuali misure stringenti di contenimento».

Meno rassicuranti le parole di qualche altro scienziato. Il neoresponsabile della task force sul coronavirus in Puglia, il noto epidemiologo Pierluigi Lopalco, parla di un possibile picco dei contagi al Sud tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, con una prima ondata di circa 2.000 casi. «I contagi finora sono tutti legati in qualche modo alle persone che sono arrivate dal Nord», spiega Lopalco. Una fuga stimata in circa 30mila persone. «Dobbiamo evitare che ci sia una crescita esponenziale dei casi come quella vista al Nord». Se ogni 2-3 giorni si registra un raddoppio dei casi, bisogna cominciare a preoccuparsi, aggiunge l’epidemiologo.

Questo pone un grave problema strutturale che spaventa addetti ai lavori, autorità e, ovviamente, anche i cittadini. Il Sud non è attualmente attrezzato per reggere un’ondata d’urto come quella che ha investito il Nord. Qualche numero che descrive la situazione: 1.665 posti letto complessivi contro i 3.628 del Settentrione. Meno della metà. Mancano le mascherine, gli occhiali protettivi e le tute. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, trema solo all’idea: «Siamo già al limite della capacità di ricovero, con alcuni reparti chiusi o ridimensionati perché sono stati contagiati medici e paramedici». Non va meglio in Calabria dove l’appena insediata presidente della Regione Iole Santelli avverte che «i posti in terapia intensiva sono già quasi tutti occupati da pazienti ordinari». La Regione potrebbe incrementare la sua disponibilità di posti letto con altre 400 unità destinate alla terapia intensiva e subintensiva.

La Protezione civile conta di aggiungere in tutta Italia circa 5.000 posti letto nell’arco di un mese e mezzo. La Sicilia ha un piano per ulteriori 110 posti, di cui alcuni già disponibili nelle prossime ore. In Campania si lavora per predisporre altri 590 letti in previsione di un eventuale exploit dei casi.



1 Commento

  1. Qualche giorno fa, nel giornale inglese ” The Telegraph”, ho visto scritto che il picco ci sarà tra 10/12 settimane. Quindi anche dopo aprile.

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