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Stress lavoro correlato: quanti soldi ci spettano?

15 Maggio 2020
Stress lavoro correlato: quanti soldi ci spettano?

Il lavoro dovrebbe essere fonte di soddisfazione e di riuscita personale e non fonte di stress anche se, spesso, le problematiche ansioso-depressive derivano proprio dall’ambiente di lavoro.

Sono molti gli italiani che affermano di trovarsi in una situazione di forte stress a causa dell’ambiente di lavoro. Carichi di lavoro eccessivo, orari di lavoro insostenibili, troppe responsabilità ed aspettative, incomprensioni e favoritismi sul mondo del lavoro, e molto altro. Tutte queste circostanze possono determinare una situazione di stress da lavoro a carico del lavoratore.

In caso di stress lavoro correlato, se tale condizione è determinata dalla mancata adozione delle misure di sicurezza sul lavoro da parte del datore di lavoro, il lavoratore può ottenere un risarcimento. E’, dunque, del tutto comprensibile la domanda del lavoratore, che subisce da anni lo stress lavoro correlato e che si chiede: quanti soldi ci spettano? La risposta a questa domanda richiede, dapprima, la corretta individuazione del fenomeno dello stress lavoro correlato e l’identificazione dei criteri elaborati dalla giurisprudenza per il risarcimento del danno da stress lavoro correlato.

Che cos’è lo stress lavoro correlato?

Fin dal gennaio del 2011, è entrato in vigore per tutte le aziende l’obbligo di effettuare, nell’ambito della valutazione dei rischi legati alla salute e alla sicurezza sul lavoro, anche la valutazione dello stress lavoro correlato. Questo obbligo giuridico è sancito espressamente dalla legge e, in particolare, dal Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro [1].

L’obbligo legislativo è stato introdotto a seguito dell’adozione, da parte delle organizzazioni europee Ceep ed Unice di un apposito accordo sui criteri di prevenzione dello stress lavoro correlato nel 2004.

Successivamente, su questa problematica, si è espressa anche la commissione consultiva permanente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, con un parere del 2010. In questa circolare, la commissione ha imposto ai datori di lavoro l’obbligo di valutare il rischio da stress lavoro correlato con una cadenza almeno triennale, a meno che gli esiti delle pregresse valutazioni non rendano consigliabile l’adozione di misure più restrittive e di tempistiche più ravvicinate nella valutazione dello stress.

Analoghe valutazioni sono state espresse anche dalla Comunità Europea.

Il datore di lavoro che omette di valutare il rischio da stress lavoro correlato si espone all’applicazione di sanzioni. In particolare, in caso di omessa redazione del documento di valutazione dei rischi, le conseguenze per il datore di lavoro potrebbero essere: l’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da euro 2.500 a euro 6400. In caso di incompleta redazione del documento di valutazione dei rischi, è prevista una ammenda da euro 2000 a euro 4000.

Chiarito che lo stress lavoro correlato deve essere oggetto di una specifica valutazione da parte del datore di lavoro vediamo, ora, che cos’è lo stress lavoro correlato.

Per quanto concerne la definizione di stress, in generale, questo viene definito come uno stato di malessere fisico, psichico e sociale determinato dal fatto che l’individuo non si sente in grado di superare il gap rispetto alle attese e alle aspettative riposte nei suoi confronti.

Possiamo affermare che lo stress, di per sè, non costituisce una patologia ma una situazione di tensione determinata nell’organismo umano dalle aspettative riposte nei suoi confronti.

Trasportando questo concetto nell’ambito lavorativo possiamo dire che lo stress da lavoro correlato subentra quando il lavoratore si sente schiacciato dalle aspettative che vengono riposte nei suoi confronti nell’ambiente di lavoro.

Stress lavoro correlato: la valutazione

Valutare il rischio di stress da lavoro correlato significa, in prima battuta, identificare le fonti di stress nell’ambiente di lavoro attraverso l’utilizzo di determinati indicatori che caratterizzano il contesto lavorativo e di altri indicatori che si riferiscono, invece, al contenuto del lavoro per quanto concerne gli indicatori relativi al contesto lavorativo.

In particolare, occorre prestare attenzione ad alcuni ambiti in cui, con maggiore frequenza, si creano situazioni in grado di determinare lo stress lavoro correlato.

Questi ambiti sono, in particolare:

  • legati alla cultura e alla funzione organizzativa: possono esserci dell ambiguità nella definizione della carriera professionale del lavoratore e del suo ruolo all’interno dell’azienda nonché alla difficoltà di gestire i rapporti interpersonali nel lavoro;
  • il contenuto del lavoro. Le fonti di stress possono essere: orari di lavoro particolarmente pesanti, da carichi di lavoro eccessivi, un’organizzazione del lavoro inadeguata rispetto alle competenze professionali e, infine, da carenze infrastrutturali del luogo di lavoro.

Non tutti i lavoratori hanno la stessa probabilità di essere colpiti dallo stress lavoro correlato.

Ci sono, infatti, alcune categorie professionali più coinvolte dal fenomeno dello stress lavoro correlato rispetto ad altre. In particolare, queste categorie sono le seguenti:

  • i medici;
  • gli infermieri;
  • la polizia;
  • gli assistenti sociali;
  • gli insegnanti;
  • gli autotrasportatori.

Il primo passo per valutare lo stress lavoro correlato è quello di sondare il benessere organizzativo all’interno del mondo del lavoro. Questa valutazione avviene sottoponendo ai dipendenti un questionario tipo che mira a verificare lo stato di soddisfazione e di stress dei lavoratori.

Una volta ricevuti i questionari compilati dai lavoratori, il datore di lavoro deve verificarne il contenuto e trarre le relative conseguenze. A quel punto, una volta individuate le fonti di stress anche alla luce dei questionari dei lavoratori, deve seguire la fase rimediale.

Il datore di lavoro, responsabile ultimo della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, deve adottare tutte le misure correttive atte a rimuovere le fonti di stress e ad evitare che tali fonti continuino a determinare situazioni di tensione sui lavoratori.

Datore di lavoro: l’obbligo di sicurezza

La legge pone a carico del datore di lavoro [2] l’obbligo di adottare tutte le misure di sicurezza necessarie a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori: è il cosiddetto obbligo di sicurezza del datore di lavoro.

Quando si parla di salute del lavoratore non si intende solamente la salute fisica ma anche la salute psichica. Da ciò consegue che il datore di lavoro ha l’obbligo di accertarsi che l’organizzazione del lavoro sia tale da non determinare una situazione di stress nel lavoratore.

Come abbiamo visto, d’altronde, la normativa prevenzionistica in materia di salute e sicurezza sul lavoro prevede uno specifico obbligo di valutazione dello stress da lavoro correlato. Ne consegue che, se il lavoratore riporta una sintomatologia da stress lavoro correlato, egli può chiedere il risarcimento del danno al datore di lavoro.

Per esserci risarcimento del danno, deve esserci un danno medicalmente accertabile.

Occorre, infatti, considerare che il prolungato stress sul lavoro può portare con sé delle patologie a carico del lavoratore sia di carattere fisico che di carattere psichico.

Le principali patologie connesse ad un prolungato stato di stress lavoro correlato sono:

  • problematiche respiratorie;
  • problematiche del sistema cardiovascolare;
  • problematiche dell’apparato gastrointestinale;
  • problematiche dell’apparato endocrino;
  • problematiche all’epidermide;
  • problematiche psicologiche come la depressione e l’ansia.

Quando queste problematiche di salute arrecano un danno permanente all’integrità psicofisica del lavoratore siamo in presenza di un danno biologico, vale a dire, una lesione all’integrità psicofisica del lavoratore medicalmente accertabile.

Attraverso una semplice perizia medico-legale è possibile stabilire qual è la percentuale di danno biologico determinata dallo stress lavoro correlato.

Sulla base dell’età anagrafica del lavoratore e della percentuale di danno biologico accertata è, dunque, possibile stabilire il valore economico del danno subito dal lavoratore esprimendolo quindi in una somma di denaro.

Esistono, infatti, delle tabelle elaborate sia dal tribunale di Milano che dal tribunale di Roma che incrociando questi dati determinano il valore economico del danno biologico.

Tizio è un lavoratore di 55 anni. Il medico-legale accerta un danno biologico (invalidità permanente) pari al 5 %. Il valore del danno biologico, utilizzando le tabelle del tribunale di Milano, è di euro 6.743,00.

Oltre al danno biologico, il lavoratore può chiedere anche il risarcimento del danno patrimoniale, rappresentato dalle spese sostenute a causa dello stress da lavoro correlato. Vi rientrano, ad esempio, le spese mediche per la terapia psicologica, le spese per l’acquisto dei medicinali, le spese della perizia medico-legale, etc.

A questo punto, il lavoratore ha la possibilità di agire in giudizio e chiedere che il datore di lavoro sia condannato a risarcirgli il danno determinato dallo stress lavoro correlato e prodottosi a causa del mancato assolvimento da parte del datore di lavoro dell’obbligo di sicurezza che grava su di lui in base alla legge.

Per ottenere il risarcimento del danno il lavoratore deve provare:

  • la situazione di stress da lavoro correlato subita;
  • il danno subito, economicamente valutabile (sia danno biologico che danno patrimoniale);
  • il mancato assolvimento, da parte del datore di lavoro, dell’obbligo di sicurezza (in particolare, la mancata valutazione del rischio da stress lavoro correlato, la mancata adozione di misure di sicurezza, la mancata rimozione delle fonti di stress lavoro correlato individuate, etc.);
  • il nesso causale tra la condotta negligente del datore di lavoro e il danno subito dal lavoratore.

Il giudice del lavoro, letti gli atti e valutate le prove (documenti, testimonianze, etc.) accoglierà o rigetterà la richiesta del lavoratore se vi sono sufficienti prove.


note

[1] Art. 28 D.Lgs 81/2008.

[2] Art. 2087 cod. civ.


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