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Genitori che litigano sempre: conseguenze sui figli

13 Marzo 2020
Genitori che litigano sempre: conseguenze sui figli

Si può revocare l’affidamento condiviso e chiedere l’affidamento esclusivo se madre e padre non riescono mai a prendere una decisione per i bambini per via delle continue opposizioni e litigi?

Crescere in una famiglia dove si litiga sempre ha probabilmente un impatto emotivo più profondo rispetto a una separazione. Ma spesso avviene che, anche dopo il divorzio, gli ex coniugi continuino ad avere attriti e discussioni accese. Succede perché la cessazione del matrimonio non cancella definitivamente i rapporti tra marito e moglie quando c’è l’obbligo di versare un assegno di mantenimento o di prendere le decisioni per i figli non ancora autonomi. Anzi, è proprio sui bambini che si concentrano i principali effetti della crisi coniugale, spesso utilizzati dalle parti come strumento di vendetta e di ricatto. Non poche volte, le questioni finiscono sul tavolo della Procura della Repubblica.

Ebbene, in una situazione del genere, ossia quando i genitori litigano sempre, quali sono le conseguenze sui figli? L’accesa conflittualità tra coniugi può giustificare la richiesta di affidamento esclusivo? In proposito, abbiamo interrogato gli archivi della giurisprudenza che, a riguardo, si è espressa più volte in modo sempre costante. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Genitori che litigano: che succede ai figli?

Non è questa la sede per parlare delle conseguenze psicologiche sui minori dinanzi ai genitori che litigano o che si picchiano. Qui valuteremo solo le questioni di carattere legale. Ebbene, la legge stabilisce che:

  • il padre e la madre, anche se in conflitto, mantengono pari diritti e doveri nei confronti dei figli: entrambi, quindi, devono provvedere al loro mantenimento, hanno pari peso decisionale in merito alle scelte più importanti per la loro crescita, educazione, istruzione e salute;
  • i figli, dall’altro canto, mantengono il diritto alla cosiddetta “bigenitorialità” ossia a mantenere solidi e significativi legami tanto con il padre quanto con la madre anche nell’ipotesi in cui questi decidano si separarsi. Sicché, nessuno dei due potrà frapporsi alle relazioni tra questi e l’ex coniuge o l’ex partner.

Queste regole valgono, a maggior ragione, nel caso in cui i genitori decidano di separarsi, con l’unica differenza che sarà il giudice a stabilire le questioni principali come:

  • l’assegno di mantenimento che il coniuge non più convivente con i figli dovrà versare all’ex per partecipare alle spese di ordinaria amministrazione necessarie ai loro bisogni, il tutto per consentire ai minori o ai maggiorenni non ancora autosufficienti di mantenere lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora i genitori erano uniti;
  • l’affidamento: ossia a quale genitore spettino le decisioni in merito alla crescita, educazione e istruzione dei figli. La regola vuole che l’affidamento sia sempre condiviso, ossia spetti a entrambi i genitori (come del resto succede per le coppie ancora conviventi); solo in caso di grave pregiudizio per il minore, il giudice opta per l’affidamento esclusivo in favore di un solo genitore;
  • la collocazione: ossia il genitore insieme al quale i figli andranno a stare in via stabile, fatto salvo il diritto-dovere dell’altro di vederli periodicamente. Il più delle volte, la giurisprudenza preferisce collocare i figli presso la madre, salvo diversa ed espressa volontà di questi che, da 12 anni in su, devono essere sempre sentiti;
  • il calendario di visite che il genitore non convivente deve osservare per incontrare i figli e la cui violazione può comportare per questi una responsabilità anche di tipo risarcitorio.

Coppia che litiga sempre: affidamento condiviso o esclusivo?

Gestire un figlio dinanzi alle continue opposizioni dell’altro coniuge non deve essere cosa semplice. Il numero dei genitori è pari per cui, in caso di contrapposte posizioni, ogni decisione rischia di andare in stallo. Di qui il dubbio: si può chiedere l’affidamento esclusivo se si litiga sempre con l’ex? Secondo la giurisprudenza, l’accesa conflittualità tra genitori non giustifica affatto l’affidamento esclusivo. 

«In materia di separazione giudiziale dei coniugi, l’elevata conflittualità tra gli stessi non giustifica di per sé una pronuncia di affidamento esclusivo dei figli minori a uno dei genitori, ove la stessa non sia tale da recare un serio pregiudizio allo sviluppo psicofisico dei minori e ove non emergano specifici elementi che consentano di formulare una valutazione prognostica negativa circa l’idoneità all’esercizio della genitorialità da parte di uno dei due genitori» [1]. 

L’eventuale pronuncia di affidamento esclusivo deve essere sorretta da una motivazione non solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell’altro genitore. 

A ciò va aggiunto che l’affidamento condiviso non può ritenersi precluso nemmeno in caso di oggettiva distanza esistente tra i luoghi di residenza dei genitori, potendo detta distanza incidere soltanto sulla disciplina dei tempi e delle modalità della presenza del minore presso ciascun genitore. 

L’orientamento è lo stesso ormai sposato da tempo dalla Cassazione [2]. Secondo la Corte, che in questo caso si riferisce a una coppia non sposata, «la mera conflittualità tra i genitori non coniugati, che vivono separati, non preclude il ricorso al regime preferenziale dell’affidamento condiviso dei figli, qualora si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole. Invece può essere ostativa alla relativa applicazione del suddetto regime ove si traduca in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l’equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli, tali da pregiudicare il loro interesse».

«L’esistenza di una conflittualità tra i coniugi, derivante dalla particolarità caratteriale di entrambi non costituisce di per sé un motivo tale da derogare al regime ordinario dell’affidamento condiviso in favore di quello esclusivo, a meno che il primo sia pregiudizievole per l’interesse dei figli, alterando e ponendo in serio pericolo il sano equilibrio e sviluppo psico-fisico. In tal caso la pronuncia di affidamento esclusivo deve essere sorretta da una puntuale motivazione in ordine, non solo al pregiudizio potenzialmente arrecato ai figli da un affidamento condiviso, ma anche alle idoneità del genitore affidatario ed alla inidoneità educativa o alla manifesta carenza dell’altro genitore» [3].

Dall’altro canto, l’affidamento condiviso non è praticabile nel caso in cui i rapporti tra i genitori sono molto conflittuali, il padre non ha rapporti con la figlia, che non vuole vederlo nonostante gli interventi disposti dai servizi sociali [1]. L’affidamento condiviso non risulta praticabile qualora, seppur appurate le idonee capacità genitoriali di ciascuno, la conflittualità tra i genitori è talmente elevata da pregiudicare lo sviluppo psicofisico della prole da valutare in relazione alle specifiche circostanze del caso concreto [4].


note

[1] Trib. Monza, sent. n. 1628/2019 del 3.07.2019.

[2] Cass. sent. n. 5604/2020.

[3] C. App. L’Aquila, sent. n. 98/2020.

[4] Trib. Catania, sent. del 22.02.2019.


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