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Coronavirus: potrebbero arrivare altre chiusure

13 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: potrebbero arrivare altre chiusure

Regioni e sindaci spingono per tutelare i lavoratori fermando altre attività. Conte ascolta ma avverte: farmacie e supermercati resteranno aperti.

Il decreto presentato l’altra sera da Giuseppe Conte per evitare l’ulteriore diffusione del coronavirus in Italia non basta. E non lo dice solo l’opposizione, che da giorni martella Palazzo Chigi parlando di «stato di guerra» e della necessità di «blindare tutto», assolutamente tutto; lo suggeriscono anche alcuni presidenti di Regione e qualche sindaco dello stesso colore politico di uno degli alleati di Governo, come può essere il caso del primo cittadino di Bergamo, il piddino Giorgio Gori.

Che cosa si chiede a Conte e perché potrebbero arrivare altre chiusure? Chi lavora a stretto contatto con il territorio, cioè gli amministratori regionali e locali, raccolgono ogni giorno le proteste di chi ancora deve andare al lavoro consapevole di essere a rischio. Lo dimostra la sequenza di scioperi scattati in modo spontaneo in diverse fabbriche. Ma anche il malessere registrato, ad esempio, tra i farmacisti e tra i commessi dei pochi esercizi rimasti aperti (supermercati, lavanderie, alimentari).

I sindacati alzano la voce e, proprio in queste ore, discutono con gli imprenditori e con il presidente del Consiglio eventuali ulteriori mosse per tutelare i lavoratori, pur evitando di asfaltare definitivamente le aziende e di penalizzare di più i cittadini. I rappresentanti sindacali vorrebbero che le fabbriche tirassero giù la saracinesca fino al 22 marzo.

Ma incalzano, soprattutto, gli amministratori. Gori fa notare che in Lombardia ci vorrebbe un ulteriore passo avanti, perché nel decreto «non c’è lo stop alle imprese e in troppi luoghi di lavoro la sicurezza non è garantita». Richiesta appoggiata dal governatore Attilio Fontana, che già ieri aveva definito «incompleto» il decreto di Conte e che ha inviato a Palazzo Chigi le sue osservazioni per migliorare il provvedimento. E sempre per la Lombardia, i sindaci del territorio pensano ad una revisione generalizzata del trasporto pubblico.

In Piemonte, il presidente della Regione Alberto Cirio vuole la chiusura dei parchi pubblici e delle lavanderie che, secondo lui, non si capisce perché debbano restare aperte. In Campania, il governatore Vincenzo De Luca dimostra nuovamente di non amare le mezze misure e invoca l’intervento dell’esercito per impedire le uscite non autorizzate e gli assembramenti illeciti, oltre che l’attività degli ambulanti abusivi.

Quale sarà la risposta di Conte? Intanto oggi annuncerà le misure a tutela dei lavoratori. Ma il premier ha già messo le mani avanti: farmacie e supermercati resteranno aperti. Troppo il rischio di creare un panico sociale senza precedenti. E il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, avverte: «Abbiamo ascoltato i territori, se i governatori vogliono chiudere altre fabbriche, purché non abbiano riferimenti con le filiere sanitaria e agroalimentare, il governo non dirà di no, ma dovranno assumersi le loro responsabilità». Come a dire: dividiamoci la colpa del malcontento generale e delle conseguenze che potrebbe avere un altro giro di vite.



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