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Tradimento coniugale è reato?

13 Marzo 2020
Tradimento coniugale è reato?

Infedeltà: l’adulterio e le conseguenze legali. L’addebito e la perdita del diritto al mantenimento. Il rischio di una incriminazione per maltrattamenti in famiglia. 

Tradire il coniuge è reato? Un tempo lo era. L’infedeltà coniugale, solo quella della moglie, era sanzionata dal Codice penale. Il marito, invece, la faceva franca. E non c’è da meravigliarsi vista l’epoca – quella fascista – in cui furono approvate tali norme. 

Oggi, le cose sono cambiate. Il tradimento non è né un illecito civile né penale. Questo, però, non significa che si tratti di un comportamento privo di conseguenze. Conseguenze, però, limitate al solo diritto di famiglia e, pertanto, abbastanza limitate. 

Eccezionalmente, il tradimento coniugale è reato. Tutto dipende da “come” si tradisce. Come dire: c’è infedeltà e infedeltà e anche quando si ha una relazione extraconiugale bisogna saperla gestire. 

Bene, se ti interessa sapere quando il tradimento è reato non hai che da leggere le seguenti righe. Troverai diverse informazioni interessanti che spesso non si sanno o non si dicono. Ma procediamo con ordine. 

Tradimento: conseguenze

Iniziamo a parlare delle conseguenze legali dell’infedeltà tra marito e moglie, quelle cioè di carattere generale. Solo dopo aver spiegato la regola potremo passare alle eccezioni e spiegare quando il tradimento coniugale è reato.

Se il marito tradisce la moglie o la moglie tradisce il marito, l’altro può chiaramente perdonarlo oppure chiedere la separazione.

Perdonare il coniuge traditore 

Se il perdono è effettivo e la vita coniugale riprende serenamente, non c’è più possibilità, in un secondo momento, di contestare il tradimento nel giudizio di separazione. Nulla però toglie che la coppia provi un riavvicinamento e che, nonostante un periodo di tentativi, non riesca; tale arco di tempo non preclude la possibilità di contestare l’infedeltà nella successiva causa. 

Chiedere la separazione per tradimento

Se, invece, il coniuge tradito decide di chiedere la separazione si aprono questi possibili scenari. Qualora risulti che l’adulterio è stata l’effettiva causa della rottura del matrimonio, il giudice pronuncia il cosiddetto addebito, ossia dichiara che la colpa della separazione è del traditore. Le conseguenze sono solo due:

  • chi tradisce non può chiedere l’assegno di mantenimento, neanche se disoccupato e nullatenente. Ad esempio, se la moglie dovesse tradire il marito non avrebbe più diritto agli alimenti, a prescindere dal reddito dell’uomo. Dall’altro lato, però, se a tradire è il coniuge con il reddito più alto (ad esempio, il marito), l’eventuale addebito a carico di quest’ultimo, determinato dal suo tradimento, non avrebbe alcuna ripercussione; egli, infatti, sarebbe comunque tenuto a versare il mantenimento non come forma di sanzione, ma come semplice conseguenza della sproporzione tra i due stipendi;
  • chi tradisce non può più rivendicare l’eredità del coniuge. Come noto, se il marito o la moglie muore dopo la separazione e prima del divorzio, l’ex è suo erede. Questo diritto scompare, per tutti, solo con il divorzio. Chi, però, si macchia di tradimento non può invocare la successione neanche dopo la separazione.

Il secondo scenario che si può aprire in processo è quello in cui il coniuge traditore riesca a dimostrare che l’infedeltà è stata commessa quando già il matrimonio era in declino per altre ragioni. Si pensi alla moglie ripetutamente vessata, maltrattata e picchiata dal marito o al marito che inizia una nuova relazione poiché la moglie non lo vuole più, non ha rapporti sessuali con lui, dorme in un letto separato ed in continuo conflitto. Si pensi, infine, alla donna che abbia una relazione con un altro uomo quando ha già depositato l’atto di separazione dal marito in tribunale.

Ebbene, in tutti questi casi, non ci può essere addebito per il fedifrago visto che non è sua la colpa per la cessazione del matrimonio. Eventualmente, il giudice potrà individuare qual è stato il primo comportamento che ha decretato la rottura dell’unione e stabilire se il responsabile debba subire l’addebito. Così, se la moglie tradisce il marito perché è stata picchiata, il tribunale dichiara responsabile l’uomo e non la donna.

Tradimento e risarcimento del danno

Non è previsto alcun risarcimento del danno a carico del coniuge che tradisce. Come, infatti, abbiamo anticipato, le conseguenze dell’infedeltà si limitano all’ambito del diritto di famiglia e riguardano la perdita del mantenimento e dei diritti successori.

Non spetta alcun indennizzo neanche se, a seguito della scoperta del tradimento, il coniuge tradito cade in un profondo stato di depressione, sopportando spese mediche o perdendo il lavoro. Non c’è neanche risarcimento per i costi del matrimonio se il tradimento viene scoperto poco dopo le nozze. 

Eccezionalmente, la giurisprudenza ha previsto la possibilità di un risarcimento tutte le volte in cui il tradimento si risolve in una lesione della dignità e della reputazione. Ciò avviene quando la relazione adulterina viene condotta apertamente, dinanzi agli occhi di tutti, così da mortificare l’onore e l’immagine del coniuge tradito.

Quando il tradimento è reato?

In teoria, una condotta fedifraga reiterata e umiliante potrebbe costituire reato di maltrattamenti in famiglia. A dirlo è stata, più di una volta, la giurisprudenza. 

Come chiarito dalla Cassazione [1], integra il reato di maltrattamenti in famiglia la condotta reiteratamente prevaricatrice, caratterizzata da una continua serie di insulti e infedeltà ostentate, tali da determinare sofferenze morali.

Il reato potrebbe anche scattare quando il marito costringa la moglie a ricevere in casa la propria amante.

Il reato di maltrattamenti in famiglia integra una ipotesi di reato necessariamente abituale che si caratterizza per la sussistenza di una serie di fatti che, isolatamente considerati, potrebbero anche essere non punibili (atti di infedeltà, di umiliazione generica, ecc.) oppure non perseguibili (ingiurie, percosse o minacce lievi, procedibili solo a querela), ma acquistano rilevanza penale per effetto della loro reiterazione nel tempo; esso si perfeziona allorché si realizza un minimo di tali condotte (delittuose o meno) collegate da un nesso di abitualità [2]. Dunque, il tradimento abituale, fatto alla luce del sole e nella piena consapevolezza da parte della moglie, fa scattare la responsabilità penale.

La Suprema Corte ha detto che lo stato di avvilimento e di sofferenza provocato nella vittima, costretta a sopportare le continue infedeltà dell’agente integra gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia [3].

Altri reati collegati al tradimento

Al tradimento possono essere collegate altre ipotesi delittuose. Chi, ad esempio, ricatta il proprio amante – persona sposata – di rivelare tutto al coniuge a condizione che questi continui la relazione adulterina oppure paghi una somma di denaro, commette il reato di estorsione [4].

Così come si può parlare del reato di stalking quando l’amante tempesta di telefonate e messaggi il coniuge tradito al fine di offenderlo o di indurlo a chiedere la separazione.

In un precedente piuttosto singolare, la Corte di Appello di Cagliari ha ritenuto colpevole del reato di violazione di domicilio chi entra in casa del proprio amante qualora questi sia sposato: evidentemente, la vittima del reato è il coniuge tradito. 


note

[1] Cassazione penale , sez. VI , 29/02/2012 , n. 15057

[2] Cassazione penale , sez. VI , 28/02/1995 , n. 4636

[3] Cassazione penale , sez. VI , 21/01/1987.

[4] Cassazione penale, sent. N. 9750/2020.

[5] C. App. Cagliari, sent. del 21.11.1990.

Autore immagine https://it.depositphotos.com


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