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Cos’è un esposto

17 Maggio 2020
Cos’è un esposto

Come chiedere l’intervento della pubblica autorità per risolvere una questione insorta tra cittadini?

Immagina di vivere in periferia nei pressi di un pub. Ogni sera, gruppi di ragazzi urlanti si riuniscono sia fuori che all’interno del locale. Gli abitanti del quartiere lamentano schiamazzi e rumori di bottiglie rotte fino alle tre del mattino. Hai cercato di parlare con il titolare, ma questi non ne vuole sapere e sostiene che occorre sopportare. Dato che non ne puoi più, hai deciso di presentare un esposto per chiedere l’intervento immediato delle autorità. Il nostro ordinamento prevede, infatti, una serie di strumenti per tutelare tutti i cittadini da soprusi e illeciti. Ma esattamente, cos’è l’esposto? Si tratta di un’istanza scritta con cui si chiede, ad esempio alla polizia municipale, di risolvere un dissidio, accertare una violazione di un diritto o, più semplicemente, di intervenire per indagare se il fatto è contrario alla legge. 

Cos’è un esposto

Partiamo subito dicendo che l’esposto può essere presentato da qualsiasi cittadino che rimanga coinvolto in una controversia, tale da richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine. Pensa, ad esempio, ad una lite sorta con un tuo vicino di casa. Quante volte si discute per il posto auto oppure per i rumori notturni nel palazzo? Ebbene in casi come questi, prima che la situazione degeneri, puoi segnalare la questione alle autorità (ad esempio, alla Polizia, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, ecc.) tramite l’esposto. In altre parole, inviti chi di dovere ad eseguire dei controlli per valutare se il fatto violi o meno la legge.

Con l’esposto, gli agenti sono tenuti ad intervenire e, giunti sul luogo, devono redigere un verbale qualora la lite sia risolta o non presenti rilievo penale. Se, invece, gli agenti ravvisano la sussistenza di un reato, devono darne subito notizia alla Procura (se si tratta di reato procedibile d’ufficio) oppure spetterà direttamente alla persona offesa presentare una denuncia/querela (se si tratta di reato procedibile a querela di parte).

Come presentare un esposto

Avrai capito che l’esposto ha lo scopo di allertare le Forze dell’Ordine e richiedere un loro intervento su una questione che, se non arrestata in tempo, potrebbe trasformarsi in reato. L’atto va presentato per iscritto dal cittadino che rimane coinvolto nel dissidio. È importante essere il più precisi possibile: inserire i dati anagrafici, raccontare il fatto per filo e per segno e chiedere l’intervento dell’autorità pubblica per accertare la vicenda segnalata. Nell’esposto puoi anche inserire la volontà di sporgere una denuncia/querela nel caso in cui, a seguito dell’accertamento, dovesse configurarsi un reato. L’esposto va depositato presso la Procura della Repubblica personalmente oppure consegnandolo presso gli uffici delle Forze dell’Ordine (ad esempio, in questura, in commissariato, ecc.)

Una volta ricevuta la segnalazione, gli agenti procedono ad effettuare le verifiche ed a convocare le parti per tentare una conciliazione. Durante l’incontro vengono prospettati all’autore i rischi che corre se persevera con la sua condotta.

Se temi delle ripercussioni, hai anche la possibilità di presentare un esposto in forma anonima. Tuttavia, si consiglia sempre di indicare la propria identità in modo da non limitare l’azione investigativa delle autorità.

Quando presentare un esposto

L’esposto deve essere presentato quando non si ha certezza della natura giuridica dei fatti segnalati. Supponiamo che il tuo vicino di casa suoni la batteria e che il rumore ti dia molto fastidio. In tal caso, non c’è ragione di presentare una denuncia, ma è bene attivarsi subito con l’esposto per chiedere l’intervento dell’autorità. In questo modo, gli agenti possono appurare, ad esempio, che il vicino – suonando la batteria in orari poco consoni – arreca un fastidio ad un numero indeterminato di persone (cioè a tutto il quartiere) e che sussiste il reato di disturbo della quiete pubblica. 

Qual è la differenza tra esposto, denuncia e querela?

A questo punto, cerchiamo di capire bene le principali differenze che sussistono tra i diversi strumenti messi a disposizione dell’ordinamento per la tutela dei cittadini:

  • esposto: utile per segnalare un fatto alle Forze dell’Ordine e sollecitare un loro celere intervento che metta fine, anche bonariamente, alla controversia. Gli agenti che ricevono questo tipo di atto sono tenuti ad intervenire ed a valutare se, ad esempio, ci sono le condizioni per la configurazione di un reato. L’esposto va sempre presentato per iscritto, anche in forma anonima;
  • denuncia: segnalazione che può provenire, in qualsiasi momento, da chiunque abbia notizia di un reato perseguibile d’ufficio (cioè di un reato grave, come ad esempio la rapina). Può essere presentata in forma scritta oppure orale (in tal caso, viene redatto verbale) all’autorità (Procura della Repubblica, carabinieri, polizia). La denuncia è facoltativa per i privati cittadini, mentre è obbligatoria per i pubblici ufficiali che ricevono o apprendono il reato nell’esercizio o a causa delle loro funzioni. La denuncia, una volta presentata, non può essere ritirata;
  • querela: segnalazione che deve provenire solamente dalla persona offesa dal reato, la quale manifesta la volontà diretta ad ottenere la punizione del colpevole. La querela riguarda i reati non perseguibili d’ufficio (come, ad esempio, in caso di violenza sessuale) per i quali occorre una sorta di sollecito da parte della vittima. Inoltre, va precisato che la querela è soggetta ad un termine di decadenza. In altre parole, per essere valida, va presentata entro 3 mesi da quando si ha conoscenza della notizia di reato oppure, per determinati reati come in caso di stalking, entro il termine di 6 mesi. La persona offesa ha la possibilità di ritirare la querela (in tal caso, si parla di remissione), il cui effetto è l’estinzione del reato e il proscioglimento dell’imputato. 


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1 Commento

  1. Ecco come da esposizione al solito acuta dell’avv.to Garcìa, un invito a nozze…
    Si tratta di barbecue, MA NON SOLO!
    Stabile di tre piani, SEI appartamenti (due per piano), padrone unico, così attaccato ai soldi che – raggiunta la riverita età di 95 anni -, novello Paperon de’ Paperoni, non pensa ad altro, dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba, a COME ACCUMULARNE DEGLI ALTRI. Lascio perdere altre considerazioni in proposito per non diventare scurrile!!!
    Dunque nello stabile, a parte il proprietario al I p. (è sordo, ma la moglie 96enne no… leggendo più avanti si capirà perché lo faccio notare), hanno abitato stabilmente per SESSANT’ANNI nella più piena cordialità, amicizia, tolleranza, sopportazione, aiuto reciproco altre quattro famiglie CIVILI senza che nessuno avesse pestato mai – dico MAI, sic! – i piedi all’altro. Il quinto “inquilino” al II p. è la figlia del padrone di casa, assente 330 giorni l’anno, ma anche 340, sic! Tra l’altro il suo appartamento si trova giusto giusto sotto il mio, sito al III p., mentre il barbecue, che contesto, della coppia romeno/napoletana è in verticale sul balcone del I p. (Apro una parentesi: absit injuria verbis, lungi da me… Prima che qualcuno mi tacci di razzismo, l’imbecille lo trovi a nord, a sud, a est, a ovest, in Europa, in Africa, in Asia, in Usa o nell’emisfero australe, o anche a Cambridge o a Oxford, bianco rosso giallo nero che sia, ça va sans dire, quindi la nazionalità o l’estrazione sociale NON c’entra, c’entrano le “persone”, spero sia chiaro…). Dunque, giusto di questi giorni, da un anno a questa parte, per una sciagurata casualità questo appartamento del I p. è stato affittato a questa famiglia di giovani trentenni, marito moglie e tre figli maschi di età compresa fra i tre e i cinque anni, che vi si sono INSEDIATI, con l’arroganza dell’ultimo arrivato, come se fossero i padroni del mondo. E giù a suon di karaoke, barbecue plurisettimanale sul balcone di cucina – ripeto: al primo piano -, con tanto di esalazioni maleodoranti, soprattutto nei mesi roventi dello scorso anno e ora che si inizia a stare con le finestre aperte per il caldo afoso e l’apertura delle gabbie post CAROGNAVAIRUS, sversamenti dell’olio di cottura del barbecue fuori dal balcone, gettato in cortile dove fa bella mostra di sé per mesi e mesi, musica da discoteca diffusa “a palla”, persone che vanno e vengono, graditi ospiti a pranzo e a cena e a dormire con spostamento, all’occorrenza, dell’accampamento della casa-albergo con fragore serale e notturno, concerti fino alle due di notte, bambini in fasce che, una volta aperte quotidianamente le gabbie, scorrazzano per casa come bisonti infuriati fino alle ore antelucane, salvo poi dormire indeterminatamente durante il giorno; il tutto senza che il citato arpagone, tanto attento per tutta la vita a ogni fruscìo di foglia, muova un solo dito per rimettere in riga la marmaglia. Il mio vicino della casa a fianco, avendo già avuto lo scorso anno con questi individui un violento alterco, sta allestendo una sirena rompitimpani a mo’ di rappresaglia da mettere in funzione alla prima occasione utile. Per parte mia se mi armo di Kalashnikov e se, data l’età (81 anni), “provvedo” motu proprio, posso sperare nei domiciliari? Al massimo sarebbero una prosecuzione di quelli già scontati causa pandemia. E che dicono al proposito gli art. 659 C.P. (che contesto) e 844 C.C.? A voi l’ardua sentenza… L’esposto ai CC lascia il tempo che trova… parlo per esperienza consolidata sul campo… Tra l’altro hanno (dovrebbero avere?) cose ben più importanti da espletare…

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