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Patto di non concorrenza e clausola di riservatezza

21 Marzo 2020
Patto di non concorrenza e clausola di riservatezza

Mi accingo a cambiare mansione da impiegata ufficio vendite a venditore (dipendente) e mi hanno inserito un allegato al contratto chiamato Patto di non concorrenza e clausola di riservatezza, nel quale sono state inserite delle clausole che comportano pagamento di ingenti somme di denaro in caso di “trasgressione”. Potreste indicarmi come funzionano il patto di non concorrenza ed il patto di segretezza?

I principali obblighi del lavoratore nei confronti dell’azienda sono obbedienza, fedeltà e riservatezza.

Con particolare riguardo alla fedeltà ed alla riservatezza, ai sensi dell’art. 2105 c.c., “Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, nè divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio”.

Al fine dunque di tutelare il patrimonio aziendale, soprattutto successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro, la legge prevede che datore e lavoratore possano pattuire, in favore del primo, un divieto di concorrenza e un divieto di divulgazione delle informazioni acquisite nel corso del rapporto lavorativo.

Il patto di non concorrenza

L’art. 2125 c.c. disciplina il patto di non concorrenza, lo strumento che hanno a disposizione i datori di lavoro per tutelare il proprio know-how e il proprio patrimonio di conoscenze, in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro con un dipendente: in virtù di tale patto, infatti, il lavoratore non può trattare affari per conto proprio o di terzi, se sono in concorrenza con l’imprenditore; inoltre non può divulgare notizie legate all’organizzazione e alla produzione dell’impresa.

Per essere legittimo, il patto di non concorrenza deve essere:

  • limitato nel tempo: può avere una durata massima di 3 anni (5 per i dirigenti);
  • limitato nello spazio: il divieto di concorrenza deve essere circoscritto ad un ben preciso ambito territoriale
  • prevedere un compenso in denaro per il lavoratore: il compenso può essere corrisposto nel corso del rapporto di lavoro, oppure alla sua cessazione.

L’accordo di riservatezza

Oltre al patto di non concorrenza, azienda e lavoratore possono stipulare altresì un accordo di riservatezza, al fine di evitare che informazioni aziendali importanti vengano divulgate a terzi, arrecando così un danno all’impresa ed allo svolgimento dell’attività. Al pari del patto di non concorrenza, anche l’accordo di riservatezza può contenere la previsione di una penale a favore dell’azienda, in caso di violazione da parte del dipendente.

L’accordo di riservatezza deve contenere chiaramente l’obiettivo del contratto: deve, cioè, essere ben definito il motivo del patto tra le parti affinché, una volta venuta a cessare la necessità della riservatezza, per esempio a progetto realizzato, la clausola possa decadere in maniera naturale. La clausola, tuttavia, può anche essere variata nel corso del tempo, ampliata o ristretta, purché ogni modifica al contratto venga riportata per iscritto.

Non rientrano nel concetto di informazioni aziendali e, dunque, nell’obbligo di riservatezza, le competenze e il patrimonio di conoscenze tecniche che Lei abbia acquisito nel corso del rapporto di lavoro.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Valentina Azzini


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