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Quanto contante si può prelevare in banca 2020 privati

15 Marzo 2020
Quanto contante si può prelevare in banca 2020 privati

Limiti ai contanti al bancomat e allo sportello della banca o delle poste: cosa prevede la legge per le persone fisiche e i professionisti?

Chi si reca allo sportello o al bancomat per ritirare soldi cash deve sapere che esiste un limite ai prelievi in contanti anche per i privati. Detti limiti scaturiscono dall’applicazione della normativa sull’antiriciclaggio e sono appunto volti ad evitare che un’eccessiva disponibilità di liquidi possa nascondere attività criminose come il riciclaggio di denaro sporco, il traffico o il contrabbando. Il più delle volte, però, dietro a tali controlli, vi è la mano del Fisco che cerca, in tal modo, di evitare le più comuni – e peraltro frequenti – evasioni fiscali. 

Le norme che regolano tale materia vengono spesso aggiornate, un po’ per stare al passo con l’inflazione e con il valore del denaro, un po’ perché risentono della politica più o meno liberale dei vari governi. Vediamo, dunque, quanto contante un privato può prelevare in banca nel 2020. 

Limiti prelievi contanti per privati e professionisti: la differenza con gli imprenditori

Abbiamo appena parlato di “privati cittadini”. Questa precisazione è d’obbligo visto che la disciplina per gli imprenditori è, invece, diversa e prevede limiti molto più stringenti. Difatti, l’imprenditore titolare di una ditta individuale o di una società deve sempre documentare, in contabilità, la destinazione dei contanti prelevati in banca; deve cioè dichiarare al Fisco come questi vengono spesi. La giustificazione non va fornita solo se non si superano entrambi i seguenti limiti di prelievo: 

  • 1.000 euro nell’arco di un giorno;
  • 5.000 euro nell’arco di un mese.

Questo significa che l’imprenditore che preleva non più di mille euro al giorno, e comunque non oltre 5mila euro al mese, non deve spiegare all’Agenzia delle Entrate come ha utilizzato il denaro contante.

Tale limite non vale per i privati (sono compresi anche i conti correnti dell’imprenditore destinati, però, a uso personale o familiare e non lavorativo). Né vale per i professionisti che la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione hanno assimilato, almeno per quanto attiene alla tenuta della contabilità, ai privati. Il professionista, infatti, a differenza di chi esercita un’attività commerciale, non è tenuto a una contabilità separata e quindi ben potrebbe attingere soldi dal conto corrente per uso personale (ad esempio, per fare la spesa) e non per uso lavorativo; il che gli consente di non dover giustificare la destinazione del cash prelevato in banca.

Limiti prelievi contanti per privati 2020: vale il limite di tracciabilità?

La legge prevede un limite allo scambio di denaro contante tra soggetti diversi, limite che dal 1° luglio del 2020 al 31 dicembre 2021 è pari a 2.000 euro e che, dal 1° gennaio 2022, passa a 1.000 euro. Ebbene, come chiarito dal ministero dell’Economia e delle Finanze, tale limite non vale quando si tratta di prelievi o versamenti sul conto corrente bancario o postale. Difatti, la legge impone tale tetto solo nel caso di scambio di denaro tra soggetti diversi, a prescindere dalla finalità (vendita, prestito, donazione, ecc.); al contrario, quando si preleva o si versa sul conto, i soldi restano sempre di proprietà del correntista mentre la banca è una semplice depositaria.

Dunque, è ben possibile prelevare più di 2.000 euro in contanti senza rischiare nulla.

Quanto contante si può prelevare in banca 2020 privati

Dopo aver visto che alle persone fisiche non si applicano né i limiti ai prelievi di contanti previsti per gli imprenditori, né quelli previsti dalla normativa sugli scambi di denaro tra soggetti diversi, è naturale a questo punto chiedersi quanto contante può prelevare in banca un privato nel 2020. Ebbene, esiste un limite, ma in realtà non è così categorico. Ci spieghiamo meglio.

Leggi anche Quanti soldi si possono prelevare in contanti.

La legge consente al privato di prelevare qualsiasi somma dal conto corrente, anche diverse decine di migliaia di euro. Tuttavia, ogni volta che si supera la somma di 10.000 euro nell’arco dello stesso mese, la banca è tenuta a chiedere chiarimenti al proprio cliente sull’uso del denaro e, in ogni caso, a comunicare tale giustificazione alla sede centrale dello stesso Istituto di credito. Quest’ultima invia una segnalazione alla Uif, l’Unità di Informazione istituita presso la Banca d’Italia. A sua volta, la Uif valuta se vi sono sospetti di commissione di un grave reato. Se così dovesse essere, ne dà comunicazione alla Procura della Repubblica che, in ultimo, giudicherà se aprire un procedimento penale e avviare le indagini contro il correntista. Insomma, il giro è piuttosto contorto e l’eventualità di subire un’indagine per un prelievo di contanti è piuttosto remota, specie se il contribuente è con le carte in regola.

Facciamo un esempio.

Marco delega dei lavori in casa a una ditta edile la quale, per non emettere fattura e ridurre il corrispettivo, chiede di essere pagata in contanti. Il conto è in tutto 15mila euro. Marco preleva il denaro in un unico mese e lo consegna all’imprenditore. Marco si chiede se rischia un procedimento penale. La risposta è negativa. Difatti, l’unico illecito commesso da Marco è aver violato la norma che vieta trasferimento di contanti oltre la soglia di 2.000 euro. Senonché, questa violazione è di carattere amministrativo e non penale. Tutt’al più, l’illecito è stato commesso dal titolare della ditta che ha ricevuto un pagamento in nero e non certo da Marco. Inoltre, la stessa evasione fiscale commessa dall’imprenditore, se non supera determinate soglie, non fa scattare il reato.

Dunque, chi vuol prelevare più di 10.000 euro nell’arco di uno stesso mese non rischia nulla se destina tale denaro a più pagamenti, tutti nell’arco dei limiti di importo previsti dalla legge (ad esempio, 10 pagamenti da mille euro l’uno). Al fine, però, di evitare possibili contestazioni da parte delle autorità sarà più prudente conservare un documento scritto che dimostri l’impiego dei soldi. 



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6 Commenti

  1. Salve,
    articolo molto interessante. Averei un paio di domande, magari banali. Se prelevo 10mila ogni mese per qualche mese per determinate eventuali spese e faccende familiari future ma poi non li utilizzo o ne utilizzo meno del previsto, posso rimettere in soldi in banca/poste senza incorrere in problemi?
    Potrei conservare l’eventuale ricevuta del prelievo come prova.
    C’è un limite ai contanti (legalmente prelevati e accumulati in conto lavorando) che posso tenere in casa?
    Grazie

    1. Se si volesse semplicemente svuotare il che mettere i soldi in cassaforte chi lo può impedire. Vieni segnalato?

      1. Se prelevo 8 mila ogni mese per qualche mese per determinate eventuali spese e faccende familiari future ma poi non li utilizzo e li conservo in casa devo dare conto .
        C’è un limite ai contanti (legalmente prelevati e accumulati in conto lavorando) che posso tenere in casa?
        sentendomi più sicuro visto come vanno le cose con le banche italiane .

  2. Gianni
    In banca dopo aver versato 1400 Euro in contanti nel io conto corrente mi è stata fatta firmare una dichiarazione circa la provenienza del denaro. Questa è una pratica normale o al di sotto dei 2000 Euro non sono tenuto a fare nessuna dichiarazione?
    Grazie e saluti

  3. Ma, secondo il legislatore, un privato che non desideri rischiare l’uso della moneta elettronica, NEL MOMENTO IN CUI PER L’EMERGENZA COVID 19 PER ACCEDERE al prelievo per cassa in alcune banche devi prendere OBBLIGATORIAMENTE appuntamento (anche dopo 15 giorni e poi aspetti per strada anche un’ora) non dovrebbe sembrare normale che qualcuno, per non avere tale tormento ripetutamente prelevi molto onde recarsi in banca
    il meno possibile, ogni due o tre mesi?
    E, poi, che fa, si tiene un archivio di scontrini di piccole spese effettuate nel corso di due o tre mesi nel caso la Procura della Repubblica (o l’Agenzia delle Entrate?) lo chiami per controllare?
    Non sarebbe il caso, finché dura l’emergenza Covid e l’accesso in banca per appuntamento, cambiare le norme?

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