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Lavoro in nero non pagato: cosa fare

15 Marzo 2020
Lavoro in nero non pagato: cosa fare

Come recuperare gli stipendi, il Tfr e tutte le somme non pagate dal datore di lavoro in caso di attività lavorativa irregolare e non dichiarata.

Lavoro irregolare o “in nero”, che dir si voglia: tutti abbiamo fatto i conti, almeno una volta, con questo fenomeno. E, purtroppo, in un Paese dove l’illegalità è elevata – ma lo è anche il costo del lavoro – dobbiamo rassegnarci all’idea che sarà difficile liberarsene. Ma cosa deve fare chi presta lavoro in nero se non viene pagato? 

L’opinione comune è quella di ritenere che solo un contratto possa costituire prova per ottenere lo stipendio arretrato, il Tfr, i contributi o le ferie. Non è così, soprattutto quando ci sono in mezzo un rapporto di lavoro e il diritto sacrosanto alla retribuzione riconosciuto dalla Costituzione. Impensabile, infatti, che per frodare il prestatore di lavoro e farla franca sarebbe stato sufficiente non fargli firmare nulla. 

La legge corre in soccorso di chiunque svolga un’attività lavorativa “di fatto”, ossia non denunciata alle pubbliche autorità consentendogli, in qualsiasi modo, di far valere i propri diritti. Ma come? In che modo è possibile recuperare gli stipendi arretrati? In caso di lavoro in nero non pagato cosa fare? Cerchiamo di analizzare la situazione a beneficio di tutti coloro che sono stati sfruttati e poi fregati dall’ex datore di lavoro. Lo faremo rispondendo alle domande più frequenti che, di solito, vengono sollevate sul punto.

Se non ho un contratto di lavoro posso recuperare gli stipendi arretrati?

Chi svolge lavoro in nero, e quindi non ha mai firmato un contratto di lavoro, ha ugualmente diritto ad essere pagato mensilmente secondo le tariffe previste dal contratto collettivo di categoria per il lavoro ordinario e straordinario; matura inoltre le ferie, il Tfr e i contributi previdenziali. 

Il rapporto di lavoro, infatti, anche se non formalizzato, è ugualmente esistente e produce i tipici effetti di un normale contratto di lavoro subordinato. I rischi sono solo per il datore di lavoro che, proprio in forza della mancata denuncia del rapporto di lavoro alle autorità preposte, dovrà pagare una sanzione amministrativa. 

Pertanto, anche chi non ha un contratto di lavoro può recuperare gli stipendi. L’unica particolarità è che, per far valere i propri diritti, non potrà ricorrere alla richiesta di un decreto ingiuntivo (procedura più celere che viene consentita solo in presenza di una prova scritta come appunto la lettera di assunzione o la Certificazione Unica), ma dovrà attivare una causa ordinaria contro il proprio datore di lavoro. Nel corso di tale causa, l’onere della prova è a carico del dipendente che dovrà dimostrare di aver prestato attività lavorativa, le mansioni svolte, l’orario osservato, la sede di lavoro e, non in ultimo, l’aver rispettato le direttive di un superiore gerarchico.

Come faccio a dimostrare il rapporto di lavoro se non ho un contratto?

Chi non ha un contratto di lavoro può dimostrare le attività svolte anche attraverso la prova testimoniale. Si può quindi chiamare a deporre, dinanzi al giudice, un amico o un familiare che abbia visto il ricorrente prestare servizio in determinati orari della giornata; oppure uno o più fornitori o clienti con cui si hanno avuti rapporti lavorativi. Si potrebbero anche depositare le email e i messaggi scambiati con il proprio datore di lavoro.

In una interessante sentenza, la Cassazione ha ritenuto valida la documentazione video di una domestica che, mentre svolgeva le mansioni in casa altrui, si è filmata per avere la prova della propria attività; il lavoratore dipendente potrebbe fare allo stesso modo grazie all’ausilio di uno smartphone. Il filmato può essere utilizzato come prova nel corso del processo, a prescindere dal fatto che lo stesso non è mai stato autorizzato dal datore o possa ledere la privacy dei colleghi o degli stessi superiori. In questo modo, il lavoratore ha una valida arma di ricatto contro chi lo ha fatto lavorare in nero, ben potendo, in qualsiasi momento, dimostrare lo svolgimento delle mansioni e gli ordini ricevuti giornalmente. 

Per recuperare gli stipendi del lavoro in nero ho bisogno dell’avvocato?

Se il dipendente intende agire in tribunale per recuperare gli stipendi ha sempre bisogno dell’avvocato. Tuttavia, egli può avvalersi anche di altri strumenti amministrativi che non richiedono l’assistenza di un difensore. In particolare, si può denunciare il lavoro in nero recandosi presso la Direzione Territoriale del Lavoro. Lì bisognerà rivolgersi all’ufficio dell’Ispettorato del Lavoro competente per le “conciliazioni monocratiche”. Verrà indetta una riunione con il datore di lavoro al fine di trovare un accordo. Se l’accordo fallisce, l’Ispettorato avvia un procedimento di verifica ed eleva le sanzioni all’azienda per il mancato pagamento dei contributi previdenziali. Se, invece, l’accordo viene siglato, il verbale ha la stessa forza di una sentenza definitiva e consente, in caso di inadempimento, di avviare un pignoramento.

Allo stesso modo, si può anche chiedere, sempre presso la Direzione Territoriale del Lavoro, un tentativo di conciliazione alla presenza dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori: in questa sede, si tenterà un accordo bonario ma, in caso di insuccesso, non scatta alcuna conseguenza per l’impresa.

Che fare se il datore di lavoro chiude?

Il fatto che l’azienda chiuda non esclude la possibilità di agire contro di questa. Scopo del lavoratore è far accertare al tribunale l’esistenza di un rapporto di lavoro in nero. Dopodiché, in caso di condanna e mancato pagamento delle somme, dovrà tentare un pignoramento e, in caso di insuccesso, potrà avviare una richiesta di fallimento. L’apertura del fallimento farà sì che gli ultimi 3 stipendi e il Tfr vengano pagati dal Fondo di Solidarietà dell’Inps. 

Se, però, l’istanza di fallimento viene rigettata perché l’azienda non rientra tra i soggetti cui si può applicare la legge fallimentare oppure il debito maturato è inferiore a 30mila euro, il dipendente potrà comunque presentare la domanda per il pagamento delle somme suddette al Fondo di Solidarietà Inps. 

Cosa posso chiedere in caso di lavoro in nero?

Come anticipato, il rapporto di lavoro in nero non differisce in nulla dal normale rapporto di lavoro subordinato. Il dipendente ha quindi diritto a chiedere tutte le differenze retributive, differenze pari agli importi percepiti e quelli che gli sarebbero spettati se gli fossero state applicate le tariffe del Ccnl. Dimostrando di aver svolto gli straordinari avrà anche diritto a tali maggiorazioni. Chiaramente, se il datore di lavoro non ha una quietanza o altra prova scritta del pagamento di tali somme, il dipendente può chiederle nuovamente dalla prima all’ultima. 

Il lavoratore in nero può poi rivendicare i permessi e le ferie non godute, nonché il trattamento di fine rapporto (Tfr o buonuscita, che dir si voglia). In più, una volta accertato il lavoro in nero, si può anche chiedere la ricostruzione della propria posizione previdenziale con il versamento all’Inps dei contributi.

Se il lavoratore è stato licenziato senza giusta causa o giustificato motivo, avrà diritto al risarcimento del danno previsto dalla legge.


note

Autore immagine: https://it.depositphotos.com


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