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Appalto, solidarietà e pagamento differenze retributive

21 Marzo 2020
Appalto, solidarietà e pagamento differenze retributive

Un Comune è alle prese con la problematica della corresponsione di differenze retributive in favore di dipendenti dell’appaltatore del servizio di Igiene Pubblica i quali, cessato anzitempo l’appalto e non pagati dalla impresa datrice di lavoro ALFA S.p.A. (oggi in concordato preventivo liquidatorio) – e transitati per effetto della c.d. clausola sociale negli organici della società BETA S.p.A. vincitrice del nuovo appalto – hanno adito il Giudice del Lavoro per vedersi riconoscere arretrati di competenze stipendiali e TFR maturati alle dipendenze della società ALFA nel periodo di vigenza dell’appalto.

L’azione legale è stata esercitata nei confronti della società ALFA S.p.A. e del Comune, obbligato per legge in solido con l’appaltatore. Ottenuto il decreto ingiuntivo, i lavoratori hanno richiesto l’effettivo pagamento delle competenze lorde riportate nel decreto solamente al Comune, perché solvibile.

Essendo sorto il problema di come pagarli correttamente, in conformità a quanto stabilito nel titolo giudiziale, i lavoratori hanno intrapreso azioni esecutive contro il Comune per vedere soddisfatte le proprie pretese.

Ci si chiede come possa dunque il Comune liquidare correttamente i lavoratori, senza incorrere in errore. Sul punto ci sono tre diversi orientamenti.

Secondo un primo orientamento, il Comune dovrebbe pagare l’intero importo lordo indicato nel titolo esecutivo e ciò alla luce della giurisprudenza della Corte di Cassazione confermata, da ultimo con sentenza 21 marzo 2019, n. 8017, senza operare alcuna ritenuta a titolo previdenziale, assistenziale e fiscale. Ciò in quanto, in relazione proprio alle ritenute fiscali si ritiene che è compito del lavoratore pagarle successivamente all’atto della ricezione in quanto somme soggette a tassazione separata (cfr. Risoluzione n. 151 del 13 dicembre 2017 dell’Agenzia delle Entrate).

Criticamente, tuttavia, è stato osservato in merito che la citata sentenza della Cassazione – e la pacifica precedente giurisprudenza ad essa conforme – si riferisce all’accertamento e alla liquidazione del credito spettante al lavoratore per differenze retributive e non al pagamento dello stesso sulla scorta del titolo giudiziale. E’ quindi, quello enunciato dalla Corte di Cassazione nella sentenza del 2019, un principio cui deve attenersi il magistrato che determina il quantum e non il datore di lavoro che lo deve erogare, per il quale varrebbero invece principi diversi.

Secondo altra opinione, invece, all’atto del pagamento, in analogia con quanto stabilito con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 34755 del 03.03.2010 (e successivi chiarimenti resi con circolare n. 8/E del 02.03.2011) circa le modalità di effettuazione delle ritenute alla fonte per le somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi, il Comune, quale sostituto d’imposta, dovrebbe operare sul lordo da pagarsi una ritenuta d’acconto nella misura del 20 %.

Infine, secondo un terzo filone dottrinale, la Ragioneria dell’Ente, al fine di effettuare il pagamento della somma lorda ingiunta dovrebbe “spacchettare” l’importo: quota della ritenuta da operare a titolo previdenziale; quota della ritenuta da operare a titolo assistenziale; quota della ritenuta da operare a titolo fiscale e importo residuo da erogare al lavoratore. Secondo questo orientamento la somma lorda, dunque, all’atto del pagamento andrebbe suddivisa nelle predette voci e l’Ente dovrebbe operare tutte le ritenute (fiscali, previdenziali e assistenziali) del caso prima di erogarla

 A parere di chi scrive, in casi del genere, sarebbe corretto aderire al secondo orientamento prospettato.

Come stabilito dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 34755 del 03.03.2010, infatti: “In caso di pagamento eseguito mediante pignoramenti presso terzo, quest’ultimo (di seguito terzo erogatore), ove rivesta la qualifica di sostituto di imposta ai sensi degli articoli 23 e seguenti del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, opera, all’atto del pagamento, una ritenuta del 20 per cento a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dal creditore pignoratizio”.

Nel caso di specie, il Comune è da considerarsi sostituto d’imposta, al pari del datore di lavoro (non per nulla risponde in solido con il datore effettivo), e dunque tenuto al versamento per conto del lavoratore delle dovute imposte.

Il lavoratore dovrà poi indicare i redditi percepiti e le ritenute subite nella dichiarazione dei redditi, anche se si tratta di redditi soggetti a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva.

La ritenuta del 20% operata dal Comune sull’importo ingiunto dovrà poi essere versata all’Agenzia delle Entrate, indicando l’apposito codice tributo.

Il Comune dovrà altresì comunicare al debitore (effettivo datore di lavoro) l’ammontare degli importi erogati e delle trattenute operate e consegnare al lavoratore, entro il mese di febbraio dell’anno successivo la Certificazione Unica indicante le somme corrisposte e le trattenute effettuate.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini


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