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Cosa rischia chi non vota

10 Agosto 2020 | Autore:
Cosa rischia chi non vota

Il diritto di voto è stato conquistato con grande fatica dai cittadini italiani. Ma cosa succede se non lo si esercita?

Secondo quanto stabilisce la nostra Costituzione, il voto è – contemporaneamente – un diritto e un dovere civico. Si tratta di una situazione che si ricollega a principi nobili come quelli di democrazia, di uguaglianza e di cittadinanza.

La circostanza che una tale facoltà sia contenuta all’interno della legge più importante della nostra Repubblica non è un caso. Devi sapere, infatti, che quello che oggi consideriamo un diritto scontato e irrevocabile, è in realtà frutto delle battaglie condotte dai nostri padri costituenti.

Prima del 1948, anno di entrata in vigore della nostra Carta costituzionale, la facoltà di scegliere i propri rappresentanti politici era limitata a una cerchia ristretta di persone ed era subordinata al rispetto di determinati requisiti.

Vediamo nel dettaglio quali sono gli elementi sostanziali di tale diritto e soprattutto cosa rischia chi non vota. In particolare, chiediamoci se esistono delle sanzioni giuridiche in caso di violazione del dovere di manifestare la propria volontà politica.

Diritto di voto: qual è la sua storia?

Il voto è il diritto riconosciuto ai cittadini di scegliere i propri rappresentati politici, ossia coloro che prendono le decisioni in nome e per conto del popolo italiano.

Nel nostro ordinamento, tale facoltà è stata introdotta nel 1848, anno in cui in Sardegna è stata adottata la prima legislazione in materia. In tal caso, il diritto era concesso in via esclusiva ad alcune persone che possedevano specifici requisiti. Potevano votare soltanto gli uomini in grado di leggere e scrivere, con un’età minima di venticinque anni e appartenenti a un ceto economico e sociale piuttosto elevato. A conti fatti, soltanto il 2% della popolazione aveva la possibilità di esprimere il proprio pensiero.

Nel corso degli anni, soprattutto a seguito dell’unificazione dell’Italia, la situazione è fortunatamente cambiata. Le condizioni previste in origine sono state a poco a poco eliminate e si è giunti all’attuale sistema di suffragio universale diretto. In particolare, anche se tardi rispetto alla posizione degli uomini, nel 1945 è stato finalmente riconosciuto il diritto di voto alle donne.

Qual è la normativa elettorale italiana?

Il diritto di voto, oltre a essere consacrato dalla nostra Carta costituzionale, è disciplinato dalla legge che organizza il sistema elettorale italiano.

In materia, a differenza del passato, oggi vale la regola per cui tutti i cittadini (uomini e donne) che hanno raggiunto il diciottesimo anno di età (innalzato a venticinque se si deve scegliere un senatore) sono chiamati alle urne per esprimere il proprio orientamento politico.

Le caratteristiche del diritto di voto sono indicate direttamente dai nostri padri costituenti. Esso è libero, segreto, personale e uguale per tutti. Ciò vuol dire che si tratta di una facoltà riconosciuta senza distinzioni a tutti i cittadini per il solo fatto di essere tali. Essi la esercitano direttamente e senza essere costretti a rivelarne il contenuto. Inoltre, il diritto di voto non può mai essere compresso o limitato se non nei casi espressamente indicati dalla legge (es. intervenuta incapacità di intendere e di volere).

Le ipotesi in cui è possibile esprimere il proprio convincimento politico sono le seguenti:

  • elezioni politiche per la selezione dei deputati e dei senatori;
  • elezioni amministrative per la scelta dell’amministrazione comunale;
  • elezioni europee per l’individuazione dei componenti del Parlamento europeo. Questa possibilità è stata riconosciuta di recente e deriva dall’affermazione di una comune sentire europeo che unifica tutti gli Stati membri.

La Costituzione, oltre a indicare gli elementi che contraddistinguono il diritto di voto, afferma espressamente che si tratta di un dovere civico. Di conseguenza, i cittadini non solo possono esprimere il proprio pensiero (anche se in segreto), ma devono farlo per il bene della collettività.

Ma, posto che ci si trova di fronte a un vero e proprio obbligo di adempiere, quali sono le conseguenze in caso violazione di tale prescrizione?

Vediamolo insieme.

Cosa rischia chi non esercita il diritto di voto?

Per comprendere quali sono gli effetti del mancato esercizio del diritto di voto, è importante distinguere due profili diversi. Da un lato, occorre verificare se sono previste delle sanzioni di carattere giuridico e, dall’altro, bisogna capire quali sono le conseguenze sul piano prettamente sociale.

Analizziamo separatamente i due aspetti per avere le idee un pochino più chiare.

Quali sono le conseguenze giuridiche?

In origine, il Testo Unico sulle Elezioni del 1957 stabiliva che il diritto di voto, in quanto obbligo del cittadino, non poteva non essere esercitato. L’unica ipotesi in cui ci si poteva astenere era quella di un giustificato motivo, ma bisognava darne comunicazione al sindaco.

La punizione per chi trasgrediva a tale precetto era la pubblica gogna. Il nome del soggetto infedele, infatti, veniva esposto per un mese nell’albo comunale. Inoltre, per cinque anni veniva indicata l’espressione “non ha votato” nei certificati di buona condotta.

Nel 1993 tale norma è stata soppressa, per cui oggi non sono previste conseguenze giuridiche per chi non va a votare. Sono, quindi, del tutto false le notizie diffuse su Internet secondo cui si perde il diritto se per un periodo di tempo, più o meno lungo, non ci si reca alle urne.

Tuttavia, anche se non si viene puniti per non aver scelto i propri rappresentanti, non è altrettanto vero che non c’è nessun tipo di conseguenza. Vi sono, infatti, degli effetti sociali e personali di grande importanza. Vediamoli.

Quali sono le conseguenze sociali e personali?

Il mancato esercizio del diritto di voto produce delle ripercussioni significative sull’intera collettività e ti spieghiamo subito il perchè.

A ogni tornata elettorale vengono rese pubbliche le liste con i candidati: a ogni lista è ricollegato il programma che i candidati intendono realizzare.

Esercitare il proprio diritto politico corrisponde a selezionare le persone e gli obiettivi che si considerano più validi per realizzare l’idea di bene comune. Quando si rinuncia a esprimere la propria posizione, si lascia agli altri cittadini la possibilità di scegliere per tutti e di imporre i propri ideali.

Occorre considerare poi un altro fattore. Se un numero elevato di persone decide di non recarsi alle urne, si corre il pericolo di non raggiungere il quorum necessario perchè le elezioni siano considerate valide. Ne deriva una perdita economica di non poco conto. Tutti i costi sostenuti per consentire di esercitare tale diritto sono annullati dal mancato raggiungimento dello scopo finale: l’elezione dei candidati più meritevoli.



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1 Commento

  1. i partiti in campgna elettorale si coalizzano e chiedono voti a favore della coalizione proposta..poi durante la legislatura tra scissioni e crisi cambiano coalizioni,,la maggioranza viene raggiunta in parlamento ed il popolo ????????????=??,,repubblica presidenziale la soluzione..in italia viene regolamentato tutto anche gli zerbini degli uffici pubblici,,ma non i partiti che vanno avanti senza leggi ma con gli statuti,,per cui scissioni ,divisioni ,,tutto ammesso,,,

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