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Cosa rischia chi non ha ancora accettato l’eredità?

15 Marzo 2020
Cosa rischia chi non ha ancora accettato l’eredità?

Il chiamato all’eredità risponde dei debiti lasciati dal defunto? Il Fisco può iscrivere un’ipoteca sui suoi beni?

Chi non ha ancora deciso se accettare o meno l’eredità può essere ritenuto responsabile per i debiti del defunto? Cosa si rischia prima di formalizzare tale scelta? 

L’accettazione dell’eredità, come noto, è un atto che, una volta manifestato, non può più essere revocato e che, tuttavia, implica delle conseguenze piuttosto rilevanti: si subentra, infatti, tanto nell’attivo quanto nel passivo del cosiddetto de cuius. Il che significa che l’erede potrebbe trovarsi alla porta una platea di creditori – il Fisco probabilmente in prima linea – con cui non ha mai avuto alcun rapporto e di cui ignorava l’esistenza. 

Ma se è vero che, per accettare o rinunciare all’eredità ci sono 10 anni, durante tutto questo tempo si galleggia in un limbo in cui si è solo “potenziali” eredi, ma non a tutti gli effetti. Ebbene, in questa terra di mezzo, cosa rischia chi non ha ancora accettato l’eredità? La stessa domanda è stata posta più volte alla giurisprudenza. La stessa Cassazione, chiamata a pronunciarsi in merito, ha fornito una serie di indicazioni a cui, tutt’oggi, si stanno uniformando i vari tribunali. Ecco allora qualche chiarimento in merito.

Chi non ha ancora deciso se accettare l’eredità come si considera?

Chi potrebbe essere erede – perché, in assenza di testamento, rientra tra i soggetti indicati dal codice civile o perché, in presenza di testamento, è stato “citato” dal defunto – ma ancora non ha dichiarato se accettare o meno la successione, viene detto «chiamato all’eredità». È questa l’espressione che usa la legge per definire coloro che, in gergo comune, potremmo chiamare “eredi potenziali”: lo potrebbero essere ma ancora non hanno manifestato la propria scelta. 

L’erede potenziale – o meglio, il chiamato all’eredità – non è però un erede a tutti gli effetti perché solo con l’accettazione si formalizza tale stato sia per lo Stato che per i terzi. Quindi, possiamo dire che il chiamato all’eredità si trova nella stessa condizione di chi non è erede poiché su di lui ancora non si sono verificati gli effetti della successione. E mai si verificheranno se, nel termine di 10 anni, non comunica se accetta o meno l’eredità. Difatti, trascorso tale lasso di tempo senza che si sia fatta alcuna dichiarazione, il diritto di accettazione si prescrive; perciò, il chiamato non potrà avanzare più alcuna pretesa verso la propria quota ereditaria e, di conseguenza, non avrà più la possibilità di diventare erede. Si parla, in tal caso, di decadenza dal diritto di accettare.

Cosa rischia chi non ha ancora accettato l’eredità?

Da tale constatazione si può desumere anche che il semplice chiamato all’eredità non può essere chiamato a rispondere dei debiti lasciati dal defunto. Non almeno fino a quando non accetta l’eredità o non compie uno di quei comportamenti che, dalla giurisprudenza, vengono equiparati a una accettazione tacita dell’eredità. Si pensi al caso di chi preleva dal bancomat del defunto dopo la sua morte o vende uno dei suoi beni. Per non sbagliare, quindi, e per non rischiare di divenire inconsapevolmente responsabile dei debiti lasciati dal defunto, farai meglio a leggere l’articolo Quando c’è accettazione tacita dell’eredità.

Tornando al caso dell’erede potenziale, abbiamo appena detto che ogni richiesta di pagamento nei suoi confronti è illegittima. L’accettazione, da parte di un parente del defunto, della posta raccomandata diretta a quest’ultimo non si considera accettazione tacita dell’eredità; per cui se il chiamato all’eredità dovesse leggere una diffida in cui gli viene chiesto il pagamento di un debito, una cartella esattoriale o qualsiasi altra somma non corrisposta dal parente morto, questi potrebbe anche cestinarla. Non è lui infatti il destinatario, non essendo (ancora) erede. Certo, proprio dalla conoscenza di tali richieste potrà farsi un’idea delle obbligazioni lasciate dal de cuius e maturare una scelta più consapevole.

Se ricevo una cartella esattoriale prima dell’accettazione dell’eredità che faccio?

Chi riceve una cartella esattoriale prima di aver accettato l’eredità non è tenuto a pagare. Se anche lo facesse, però, attingendo dal proprio patrimonio, il suo atto non si considererebbe accettazione tacita dell’eredità. Se, invece, prelevasse i soldi dal conto del defunto allora la sua sarebbe un’accettazione tacita.

La cartella inviata al potenziale erede che non ha ancora comunicato l’accettazione si considera notificata a persona sbagliata e, quindi, non ha alcun valore. 

Se non accetto l’eredità mi possono iscrivere ipoteca sulla casa?

Chi è solo un chiamato all’eredità e ancora non ha deciso se accettare o meno non rischia neanche un’ipoteca sui propri beni. E, difatti, secondo una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Molise [1], è illegittima l’iscrizione ipotecaria del Fisco se non risulta che il contribuente ha accettato l’eredità del genitore: è escluso che i beni possano già essere oggetto della formalità se non sono ancora entrati nel patrimonio della parte privata. 

Anche un’eventuale rinuncia all’eredità, per quanto tardiva, esclude che il contribuente possa essere chiamato a rispondere dei debiti tributari: l’accettazione costituisce il presupposto per la responsabilità e spetta all’amministrazione finanziaria dimostrare che il privato abbia posto in essere condotte concludenti nel senso dell’accettazione tacita. 

Anche a fini conservativi non possono essere aggrediti i beni che non siano ancora entrati nel patrimonio dell’erede-debitore. 

Se non pago la cartella esattoriale e poi accetto l’eredità che rischio?

Chiaramente, il contribuente che, al momento in cui riceve la cartella per conto del defunto non ha ancora accettato l’eredità ma lo fa in un momento successivo, rischia un pignoramento dei propri beni. Infatti, l’accettazione dell’eredità ha effetto retroattivo: esplica effetti cioè a partire dall’apertura della successione.

Ci sarebbe però una soluzione alternativa. Come chiarito dalla CTR di Milano, è possibile rinunciare all’eredità per impugnare la cartella in quanto illegittima (perché inviata a un soggetto che non è debitore). Dopodiché, bisogna revocare la rinuncia all’eredità (che, al contrario dell’accettazione, consente il ripensamento) e, infine, accettare l’eredità epurata ormai di quel debito. 


note

[1] CTR Molise, sent. n. 108/20.


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