Coronavirus: il caos della consegna delle raccomandate

14 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: il caos della consegna delle raccomandate

Che succede quando in un ufficio chiuso c’è una notifica che nessuno vede? Come vengono consegnate multe o plichi del Fisco?

Rischia di diventare il classico caso del cane che si morde la coda. Se gli uffici sono chiusi a causa dell’emergenza coronavirus, che succede con la posta, ed in particolare con le raccomandate, le bollette, una multa o le notifiche del Fisco? Si parla, ovviamente, di quelle che arrivano in versione cartacea.

A parte la posta ordinaria, che in molti casi può aspettare, quando non c’è qualcuno che può ritirare una raccomandata o un plico, il postino lascia la notifica e deposita la busta nell’ufficio postale. Ammesso e non concesso che la notifica nella buca delle lettere venga ritirata, poiché in ufficio non ci va nessuno, il destinatario deve recarsi in Posta. E qui, sempre in virtù del decreto approvato per evitare la diffusione del contagio, troverà degli orari ridotti e qualche difficoltà ad accedere all’interno: gli ingressi sono contingentati, possono entrare poche persone per volta e tocca aspettare fuori. Dove si forma la coda e non sempre è semplice evitare gli assembramenti, se non c’è spazio a sufficienza.

Il decreto che ha previsto lo slittamento dei termini su alcuni versamenti può dare una mano ma non evitare il caos. In pratica, Poste Italiane ha deciso di lasciare nelle cassette dei destinatari solo la busta con la comunicazione di avvenuto deposito, cioè quella che di solito viene lasciata solo quando al citofono non risponde nessuno per ritirare il plico. Si attua, in questo modo, la prassi prevista dalla legge in caso di impossibilità di recapito diretto, vale a dire la notifica per compiuta giacenza. Notifica che si ritiene eseguita e che permette al destinatario di ritirare l’atto in posta.

Va detto, tra l’altro, che ci sono delle disposizioni nuove sulla consegna delle raccomandate. In pratica, il postino non aspetta che il destinatario scenda a firmarla per ritirarle, ma le lascia direttamente nella buca delle lettere. Suona al citofono, sì, ma per dire all’interessato che gli sta lasciando la raccomandata e per dirgli che attesta la consegna per iscritto. Se il destinatario non acconsente, il postino porta il plico all’ufficio postale lasciando nella buca solo la comunicazione di mancato recapito.

Ed è proprio in posta che l’interessato trova un ulteriore problema. Proprio per le limitazioni decise per far fronte al coronavirus, gli orari di apertura degli uffici sono limitati e nei paesi in cui ce n’è uno solo, capita che lo si trovi aperto al pubblico a giorni alterni.



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