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Locali rumorosi: il gavettone è reato di esercizio abusivo delle proprie ragioni

2 Ottobre 2013
Locali rumorosi: il gavettone è reato di esercizio abusivo delle proprie ragioni

Vietato farsi giustizia da sé: bisogna sempre attendere l’intervento delle forze dell’ordine, anche quando queste tardano ad arrivare.

Può costare caro il gavettone quale ripicca contro il baccano proveniente da un locale notturno della movida cittadina: in questi casi, infatti, scatta il reato di esercizio abusivo delle proprie ragioni. Non importa se i vigili urbani, benché più volte avvisati, non siano intervenuti a tutela del cittadino.

In caso di illeciti da parte di terzi, infatti, nessuno può farsi giustizia da sé, ma bisogna sempre chiamare le forze dell’ordine. Diversamente si rischia di passare dalla parte della ragione a quella del torto e di subire un processo penale.

A ricordarlo è la Cassazione che, con una sentenza dello scorso 25 settembre [1], ha bacchettato il proprietario di un appartamento ossessionato dalla musica alta di un locale notturno. L’uomo, per imporre il silenzio, dopo aver chiamato più volte ed invano le forze dell’ordine, aveva pensato bene di passare dalle parole ai fatti. Ed ecco piombare, dall’alto della sua finestra, un gavettone di acqua nei confronti degli avventori del locale. Pochi schizzi che gli sono costati, oltre a una condanna penale, anche un risarcimento del danno pari a mille euro.

E ciò anche se a essere colpito dagli schizzi di acqua sporca è solo un cliente e non il titolare dell’azienda, che comunque resta legittimato a proporre querela perché comunque risulta danneggiato, almeno nell’immagine, dal gesto avventato.

Niente giustizia fai da te insomma, nonostante il Comune chiuda un occhio sugli schiamazzi del locale mentre l’inquilino del piano di sopra è stato ormai costretto a rinunciare al sonno.

Cosa avrebbe dovuto fare il vicino?

L’uomo avrebbe dovuto denunciare il titolare della discoteca per disturbo della quiete pubblica o per molestia [2] ed attendere – e sperare – che la giustizia facesse il suo corso il più presto possibile. Il mancato intervento delle autorità non è invece una scriminante per l’imputato.


note

[1] Cass. sent. n. 39869/13 del 25.09.2013.

[2] Artt. 659 e 660 cod. pen.


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