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Coronavirus: quando si voterà per le amministrative?

14 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: quando si voterà per le amministrative?

Il decreto al vaglio del Governo prevede lo slittamento di regionali e comunali, forse ad autunno o fine anno. Probabile election day insieme al referendum.

A priori, non si presenta come una buona notizia. Se davvero, come appare ormai scontato, il voto per le amministrative previsto tra maggio e giugno dovesse slittare, vorrebbe dire che il Governo non prevede che l’Italia esca prima dall’emergenza coronavirus. Il che, inutile dirlo, è piuttosto inquietante.

Si tratta ancora di una bozza, ma si dà per scontato che in un nuovo decreto già al vaglio dell’Esecutivo sia stato scritto che questa primavera non si andrà al voto nelle regioni chiamate ad eleggere il nuovo governatore, cioè Veneto, Liguria, Marche, Toscana, Valle d’Aosta, Puglia e Campania. Il Governo, da una parte, deciderà una proroga per gli attuali presidenti in carica e, dall’altra, aprirà una nuova finestra elettorale tra metà ottobre e metà dicembre. Sarebbe rinviato anche il referendum sul taglio dei parlamentari.

Il problema non è tanto il giorno del voto, che potrebbe sembrare ancora lontano nel tempo, quanto tutto il meccanismo ad esso collegato: la convocazione alle urne comporta, infatti, una campagna elettorale, con tanto di comizi, riunioni, incontri con la cittadinanza, eccetera. Per dirla con un termine diventato molto attuale: con tanto di assembramenti. Per definizione, la campagna elettorale inizia ufficialmente 30 giorni prima del voto e si conclude alla mezzanotte del penultimo giorno prima di quello in cui si vota. Il che significa che se, per esempio, la data del voto fosse a metà maggio, la campagna elettorale dovrebbe iniziare a metà aprile. Troppo presto per ricominciare i raduni di massa, vista la situazione. A questo punto, o si fa una campagna elettorale anomala, solo attraverso i mass media, senza comizi e senza colloqui con i cittadini, oppure si rinvia tutto. Ed è quest’ultima soluzione quella che, con ogni probabilità, verrà adottata.

Non a caso, l’opposizione non ha nulla in contrario a rimandare il voto amministrativo. Ha soltanto lamentato (perché il suo mestiere di opposizione prevede che debbano comunque lamentarsi di qualcosa) che nessuno l’abbia interpellata per decidere nel merito.

La soluzione più probabile è che il tutto si faccia in un unico giorno, cioè regionali, comunali e referendum. Un election day, insomma, sia per non far diventate matti i cittadini interessati ed evitare che cali la voglia di andare alle urne, sia per risparmiare. In ballo, oltre alle poltrone di governatore nelle regioni citate, ci sono quelle dei sindaci di oltre 100 Comuni, di cui una ventina di capoluoghi di provincia.


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