Mascherine vendute a prezzi folli: ecco cosa fare

14 Marzo 2020 | Autore:
Mascherine vendute a prezzi folli: ecco cosa fare

Con i prezzi che arrivano a 20 o a 30 euro ciascuna, gli sciacalli applicano un ricarico fino al 1500%: ma può costargli molto caro.

In questi giorni fioccano le notizie di mascherine vendute a prezzi folli in tutta Italia, da commercianti che vogliono approfittare del bisogno e anche da abusivi che in occasione dell’emergenza Coronavirus si sono improvvisati rivenditori dovunque, su strada e online, nei distributori automatici o dal benzinaio.

Tra le ultime notizie che ci riporta l’agenzia Adnkronos troviamo il maxi sequestro a Bari dove la Guardia di Finanza ha trovato 5.300 tra mascherine protettive, detergenti e guanti in lattice, che si aggiungono agli oltre 30mila prodotti analoghi sequestrati nei giorni scorsi in oltre 30 perquisizioni nel circondario.

A Pescara sempre oggi altre 710 mascherine di vario genere e taglio, e 20 flaconi da un litro di gel mani igienizzante, sequestrati in un negozio cinese sempre dalla Guardia di Finanza, che ha calcolato un ricarico tra il 120% e fino al 380%. Identica scena a Roma, dove alle 700 mascherine vendute a prezzi maggiorati si aggiungono quelle non sicure, prodotte artigianalmente da una sartoria, e dunque non conformi alla normativa perché sprovviste del marchio di qualità Ce. Il titolare, ora denunciato per frode in commercio, ne aveva addirittura pubblicizzato la vendita.

Spesso le mascherine vengono “spacchettate” dalle confezioni originali per venderle singolarmente, sfuse; è accaduto addirittura in alcune farmacie e in qualche parafarmacia (le vendevano nel retrobottega a prezzi salati, oltre i 20 euro l’una, nonostante il cartello sul bancone esponesse la scritta “mascherine esaurite”), oltre che in negozi di ferramenta o di detersivi e profumi che hanno ampliato il loro “catalogo” offrendo prodotti collegati all’emergenza sanitaria. Talvolta si trattava di normali saponi o salviette detergenti, camuffate nell’etichetta per spacciarli come rimedi disinfettanti.

In tutti i casi si registrano prezzi infinitamente più alti rispetto a quelli praticati prima dello scoppio dell’epidemia. Ma ora c’è un denominatore comune: la Guardia di Finanza adesso è libera dagli ordinari controlli e verifiche fiscali e perciò può dedicarsi meglio proprio a reprimere questi fenomeni di manovre speculative e di sciacallaggio.

Le Fiamme Gialle sono in grado di controllare facilmente l’entità del ricarico sui prezzi e quindi a misurare l’entità delle frodi e delle speculazioni. Ad esempio nel Siracusano una farmacia vendeva mascherine fino a 20 euro ciascuna, ma le aveva acquistate da un rivenditore all’ingrosso  a prezzi che andavano da 7 centesimi a 6,5 euro a seconda del tipo.

Così l’esercente aveva applicato un ricarico enorme, che gli è costato la denuncia per manovre speculative su prodotti sensibili; ora rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa fino a 25.822 euro. In Lombardia i rincari arrivano addirittura al 1.500%, cioè 15 volte in più del prezzo di acquisto del commerciante, quando le mascherine in vendita raggiungono e superano il prezzo di 30 euro l’una.

Se ti trovi di fronte a questi odiosi fenomeni, puoi denunciare l’accaduto alla Guardia di Finanza o alle altre forze dell’ordine presenti sul territorio. Si tratta di un reato e precisamente di manovre speculative su merci, che è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa da 516 fino a 25.822 euro. Inoltre ci sarà, come pena accessoria, l’interdizione dalle attività commerciali.

Per commettere questo reato basta un aumento improvviso e ingiustificato dei prezzi, praticato da un singolo commerciante, che possa influenzare gli altri operatori del settore e il mercato della zona, provocando il pericolo di un rincaro diffuso. Si può provare attraverso l’entità del ricarico praticato e dal quantitativo dei prodotti in magazzino: viene punito anche chi, a prescindere dalla messa in vendita, accumula ingenti scorte in modo da «sottrarre all’utilizzazione o al consumo rilevanti quantità».

Quando invece si tratta di mascherine non a norma, senza il marchio Ce oppure con la marcatura contraffatta, e anche quando i dispositivi vengono spacciati come idonei ma non lo sono, scatta il diverso reato di frode in commercio. È il caso di chi vende le comuni mascherine antismog o per la protezione delle polveri sui luoghi di lavoro (dispositivi compresi nella categoria Ffp1, a basso potere filtrante) anziché quelle necessarie per la protezione dalla diffusione dei virus (categorie Ffp2 o Ffp3). In questi casi la pena è della reclusione fino a 2 anni o della multa fino a 2.065 euro.



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