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Cosa rischia chi testimonia il falso

20 Maggio 2020
Cosa rischia chi testimonia il falso

Quali sono le conseguenze per il teste che non dice la verità nel processo?

Immagina che un tuo amico ti chieda di accompagnarlo a restituire dei soldi ad una persona per saldare un debito. Qualche anno dopo, vieni citato in tribunale per rendere una testimonianza sulla vicenda in questione. Ti vengono fatte tante domande, tu in realtà ricordi poco e niente. Il giudice, tuttavia, ti rammenta più volte l’impegno solenne a dire la verità. Come fare ad essere precisi se è passato tanto tempo da quando si sono verificati i fatti? Tale situazione si verifica spesso nelle aule di giustizia. Ma cosa rischia chi testimonia il falso? Anche tacere o negare la verità è un comportamento punito dalla legge? Lo vediamo in questo articolo.

Cos’è la falsa testimonianza?

La falsa testimonianza è un reato che si configura nel momento in cui una persona, chiamata a deporre come testimone dinanzi all’autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato.

Ti faccio subito un esempio pratico.

Tizio viene chiamato a deporre su una vicenda che riguarda Caio. Una volta in aula, gli vengono rivolte delle domande a cui risponde, ad esempio, di non sapere nulla oppure di non ricordare come si sono svolti i fatti.

Si tratta di un reato proprio, ossia può essere commesso solamente da chi riveste la qualifica di testimone in un processo civile o penale.

Quando si commette il reato di falsa testimonianza?

Il reato si configura nel momento esatto in cui il testimone ha reso la sua deposizione. Quindi, è sufficiente che il racconto sia pertinente al processo e abbia portato un contributo alla decisione del giudice.

La condotta può assumere diverse forme:

  • affermare il falso: cioè mentire spudoratamente. Ad esempio, Tizio dice di aver visto Caio rubare una macchina, quando in realtà sa bene che non è così;
  • negare il vero: cioè negare la verità di un fatto realmente accaduto. Ad esempio, Tizio afferma di non essere stato presente il giorno della rapina, ma in realtà è il contrario;
  • essere reticente: cioè tacere su qualcosa che si sa e su cui si è interrogati. Ad esempio, Tizio dichiara di non ricordare nulla quando invece ricorda perfettamente la vicenda oggetto del processo.

Attenzione però: è reato solo la falsità cosciente e volontaria. In altre parole, se un teste afferma il falso, ma in base alle sue conoscenze ritiene di aver detto il vero allora non commette il reato di falsa testimonianza.

Cosa rischia chi testimonia il falso 

Il reato di falsa testimonianza è procedibile d’ufficio. In altre parole, chiunque può denunciarlo alle autorità, in qualsiasi momento.

Facciamo un esempio.

Tizio viene chiamato a testimoniare sui fatti di cui è a conoscenza. Se il giudice dovesse accorgersi che Tizio è palesemente reticente a rispondere alle domande che gli vengono rivolte, allora può trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per indagare, appunto, sulla falsità della deposizione resa.

Il codice penale punisce il reato in questione con la reclusione da due a sei anni. Quindi, occorre prestare molta attenzione nel momento in cui si viene chiamati a deporre, in quanto si rischia il carcere.

Quali sono gli obblighi del testimone?

Devi sapere che il testimone ha l’obbligo di:

  • presentarsi in tribunale: se vieni citato come testimone e non ti presenti in giudizio senza un giustificato motivo, il giudice può infliggerti una sanzione pecuniaria di importo variabile. Attenzione però: una semplice influenza non giustifica la tua assenza nel processo. Se, nonostante la sanzione, continui a non presentarti, allora viene disposto l’accompagnamento coattivo. Questo vuol dire che due carabinieri potrebbero presentarsi alla tua porta per portarti in tribunale il giorno del processo;
  • dire la verità: prima di deporre occorre leggere la formula con cui ti impegni a dire come si sono svolti realmente i fatti e a non nascondere nulla di quanto è a tua conoscenza. A volte, tuttavia, puoi scegliere di non rispondere alle domande che ti vengono rivolte. Ad esempio, se l’imputato è tuo marito o tuo figlio. In tal caso, infatti, il testimone può astenersi dal deporre in virtù della relazione che lo lega all’imputato. Se, invece, decidi rispondere alle domande, allora devi dire sempre la verità.

Cosa succede se il testimone fa una ritrattazione?

Può capitare che, dopo la deposizione, il testimone si renda conto di non aver detto completamente la verità. In tal caso, la legge gli consente di ritrattare la precedente dichiarazione ed evitare, quindi, la condanna per falsa testimonianza. In particolare:

  • nel procedimento penale puoi ritrattare fino a quando il giudice non dichiara la chiusura del dibattimento;
  • nel procedimento civile hai tempo di dire la verità fino a quando non è pronunciata la sentenza definitiva, anche se non irrevocabile.

Tuttavia, non basta dire “io voglio ritrattare”. La ritrattazione deve consistere, infatti, in una precisa smentita della deposizione resa precedentemente e nella manifestazione della verità. In altre parole, devi esporre i fatti fedelmente, cioè così come si sono svolti. Ne consegue che confermare il racconto già reso, ammettere solo parzialmente la verità dei fatti oppure affermare genericamente di non ricordare, sono tutte circostanza che non giustificano l’esclusione della punibilità per il reato di falsa testimonianza.

Cos’è l’intralcio alla giustizia?

Supponiamo che tu debba rendere una testimonianza in un processo. Pochi giorni prima della causa, vieni avvicinato da un uomo, il quale ti offre dei soldi per deporre il falso. Quali sono le conseguenze in questo caso? Si commette il reato d’intralcio alla giustizia, punito con la pena prevista per il reato di falsa testimonianza ridotta dalla metà ai due terzi.

Lo scopo della condotta è, quindi, quello di indurre un teste a mentire o a tacere dinanzi all’autorità giudiziaria attraverso:

  • l’offerta o la promessa di denaro o di altre utilità (ad esempio, un posto di lavoro);
  • la violenza o la minaccia.

Il reato sussiste solamente quando vi sia un provvedimento del giudice con cui ha ammesso la prova testimoniale.



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