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Cosa rischia chi si prostituisce?

15 Marzo 2020 | Autore:
Cosa rischia chi si prostituisce?

Prostituzione: cosa dice la legge italiana? Cosa rischia chi paga una prestazione sessuale? Quali sono i reati riguardanti la prostituzione?

In Italia esistono alcuni argomenti che, anche se affrontati solamente sul piano giuridico, risultano comunque essere particolarmente scottanti; tra questi v’è senz’altro quello inerente alla prostituzione e alla sua legalità. Tutti sanno che lo sfruttamento oppure il solo favoreggiamento della prostituzione costituiscono reato; ma cosa rischia chi si prostituisce?

Mettiamo il caso che una persona, costretta dal bisogno economico, decida autonomamente di vendere il proprio corpo in cambio di danaro. Una condotta del genere è passibile di denuncia? È illegale prostituirsi? È ciò che voglio spiegarti con questo articolo. Se l’argomento ti interessa, ti basteranno solamente cinque minuti per sapere cosa rischia chi si prostituisce. Sei pronto? Allora partiamo.

Prostituzione: è legale?

In linea di massima, in Italia la prostituzione è legale. Ciò significa che se una persona decide di concedere una prestazione sessuale dietro pagamento non commette alcun illecito.

Perché la prostituzione sia legale, però, occorre che tale scelta sia completamente libera: chi si prostituisce deve cioè aver assunto questa determinazione in assoluta autonomia, senza pressioni esterne. E infatti, se qualcuno inducesse un’altra persona a prostituirsi, ad esempio per condividerne il profitto, allora scatterebbe il reato.

Dunque, chi si prostituisce non commette alcun illecito; coloro che invece traggono profitto dalla prostituzione di un’altra persona rischiano di incorrere in un grave reato. Ugualmente, commette un grave delitto colui che paga una persona minorenne per prostituirsi. Vediamo di quali reati si tratta.

Quand’è sfruttamento della prostituzione?

La legge [1] punisce con la pena della reclusione da due a sei anni lo sfruttamento della prostituzione. In tale reato rientra la condotta di colui che trae profitto dalla prostituzione altrui.

Lo sfruttatore, in altre parole, è l’individuo che si arricchisce grazie alla prestazione sessuale di un’altra persona. Il delitto è quindi integrato da qualsiasi condotta che tragga consapevolmente utilità dalla prostituzione altrui.

Classico esempio di sfruttamento della prostituzione è quello del marito che vive sui proventi della moglie che si prostituisce; peraltro la Suprema Corte ha specificato che si commette reato anche se il meretricio avviene senza alcuna costrizione e per il fine di trovare denaro per mandare avanti la famiglia [2].

Convivere con chi si prostituisce non è reato, a meno che il convivente non tragga profitto dalla prostituzione stessa, ad esempio beneficiando di parte della somma guadagnata [3].

Cos’è il reato di favoreggiamento della prostituzione?

Il favoreggiamento della prostituzione implica una condotta idonea a facilitare l’esercizio del meretricio.

Secondo la giurisprudenza, colui che abitualmente accompagna sul “luogo di lavoro” una prostituta (anche se è la fidanzata) commette il reato di favoreggiamento della prostituzione [4]. Sempre secondo la Corte di Cassazione, rischia il favoreggiamento della prostituzione l’inserzionista (su giornale cartaceo o sito web) che, anziché limitarsi a pubblicare l’annuncio della escort, si attiva affinché l’annuncio risulti più allettante, agevolando così l’approccio con la prostituta [5].

Prostituzione minorile

La persona che si prostituisce non commette alcun reato, nemmeno se dovesse essere minorenne; in quest’ultimo caso, però, commetterebbe il grave delitto di prostituzione minorile colui che paga una persona minorenne in cambio di una prestazione sessuale.

Secondo la legge [6], chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 1.500 a seimila euro.

Dunque, la persona minorenne che si prostituisce non commette reato, al contrario di chi invece paga la prestazione sessuale del minore d’età.

Cosa rischia chi paga una prestazione sessuale?

Abbiamo chiarito che colui che si prostituisce non commette reato; chi favorisce o sfrutta la prostituzione è invece penalmente perseguibile. Chi va con una prostituta commette reato? Assolutamente no: pagare per avere un rapporto sessuale con una persona maggiorenne e consenziente non è mai reato.

Le cose cambiano se la persona che si prostituisce è minorenne: in questo caso, chi paga la prestazione incorre nel grave delitto di prostituzione minorile.

Chi si prostituisce deve pagare le tasse?

Infine, uno dei rischi che potrebbe correre chi si prostituisce è quello di incorrere in evasione fiscale. In altre parole, chi vende il proprio corpo è tenuto a pagare le tasse?

Sul punto non c’è unanimità di vedute: secondo parte della giurisprudenza [7], l’attività di prostituzione, pur essendo una attività discutibile sul piano morale, non può essere certamente ritenuta illecita e, pertanto, i redditi da essa derivanti sono assoggettabili non solo ai fini Irpef, ma anche Irap e Iva.

Secondo altro orientamento [8], invece, il guadagno conseguito da chi si prostituisce non può considerarsi reddito derivante da lavoro autonomo o dipendente; piuttosto, è una forma di risarcimento del danno sui generis a causa della lesione della integrità della dignità di chi subisce l’affronto della vendita di sé.

In definitiva, non è ancora ben chiaro se chi si prostituisce rischia di evadere il fisco non dichiarando i propri guadagni oppure no.

note

[1] Legge n. 75/1958 del 20.02.1958.

[2] Cass., sent. n. 40841 del 11.10.2005.

[3] Cass., sent. del 07.12.1982.

[4] Cass., sent. n. 28212 del 07.07.2016.

[5] Cass., sent. n. 49461 del 20.12.2012.

[6] Art. 600-bis cod. pen.

[7] Cass., sent. n. 10578/2011; Cass., sent. n. 20528/2010.

[8] Cass. sent. n. 19078/2005; Cass., sent. n. 15984/2002; Cass., sent. n. 13180/2000.

Autore immagine: Canva.com


1 Commento

  1. A riguardo della tassazione della prostituzione, il tutto è quasi ben chiarito, grazie all’articolo 36 comma 34bis Legge 248/2006, posteriore alla Sentenza della Cassazione n. 19078/2005, come chiarificato anche dalla Corte Costituzionale, con relativa pronuncia n. 141/2019, la quale ha anche citato la connessa ed espressiva vincolante Sentenza della Corte di Giustizia Europea Causa C-268/99 del 20 novembre 2001.

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