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Assegno scoperto: come recuperare soldi

15 Marzo 2020
Assegno scoperto: come recuperare soldi

Recupero crediti da una persona che ha il conto corrente in rosso: l’assegno protestato è un titolo esecutivo ma solo entro limiti di tempo molto brevi.

La possibilità che un assegno bancario risulti scoperto è tutt’altro che rara. Ecco perché, sempre più spesso, si accettano solo pagamenti con carta di credito, bancomat o bonifico. Solo l’assegno circolare – quello cioè emesso direttamente dalla banca dietro deposito della relativa somma a immediata copertura – garantisce al creditore un sicuro soddisfacimento.

A contribuire all’incertezza c’è il fatto che un numero sempre più elevato di correntisti accetta sistemi di pagamento con addebito automatico sul conto, come Rid e domiciliazioni bancarie di bollette: sicché, spesso, la giacenza va “in rosso” senza alcuna consapevolezza da parte del relativo titolare. Con la conseguenza che gli assegni già emessi prima, ed incassati in un momento successivo, risultano privi di copertura. 

Cosa succede in questi casi? La filiale invia un avvertimento al proprio cliente, dandogli un termine per coprire l’assegno (è il cosiddetto “avviso di insoluto a prima presentazione”). Se l’invito non viene accolto, l’assegno viene inviato al notaio per il protesto e il correntista incorre in una serie di sanzioni: prima di tutte quella pecuniaria emessa dalla Prefettura. Gli viene poi impedito l’uso degli assegni e delle carte di credito. Verrà poi segnalato alla Centrale Rischi Interbancaria con impossibilità di accedere a mutui e finanziamenti.

Ma cosa può fare, invece, il creditore che non ha potuto riscuotere il proprio credito? In caso di assegno scoperto, come recuperare i soldi? Lo scopriremo qui di seguito in questa breve e pratica guida destinata appunto a chi ha problemi di «recupero crediti». Ma procediamo con ordine.

Quanto vale un assegno protestato?

L’assegno, una volta protestato, viene restituito al cosiddetto “prenditore” ossia a colui che lo deteneva e che lo aveva portato all’incasso. Egli mantiene chiaramente intatto il proprio credito nei confronti del correntista e dovrà utilizzare uno dei sistemi predisposti dal nostro ordinamento per recuperare i propri soldi. 

Per sapere come recuperare i soldi in caso di assegno scoperto si deve partire dalla natura giuridica dell’assegno. Questo è un cosiddetto titolo esecutivo ossia un documento che certifica, in modo ufficiale, un credito; del resto, esso non è che un’ammissione di debito firmata direttamente dalla mano di chi lo ha emesso, sufficientemente certa per ritenerla fondata. 

Come l’assegno, sono titoli esecutivi anche le sentenze, i decreti ingiuntivi non opposti, le ordinanze di sfratto, i contratti di mutuo firmati dinanzi al notaio.

La caratteristica del titolo esecutivo è che consente di avviare un pignoramento senza dover prima ricorrere al giudice e ottenere una condanna. Questo significa che chi è in possesso di un assegno, anche se protestato, può avviare un’esecuzione forzata contro il debitore che non ha pagato.

Ma attenzione, l’assegno mantiene questa sua forza di titolo esecutivo solo per 6 mesi dalla data in esso riportata (data di emissione). Dopodiché, pur non valendo ancora come carta straccia, viene equiparato a una semplice promessa di pagamento del debitore. Da questa distinzione derivano due importanti conseguenze.

Assegno scoperto: come recuperare i soldi nei primi 6 mesi

Nei primi sei mesi dall’emissione dell’assegno è più facile recuperare il credito. Difatti, essendo l’assegno ancora un titolo esecutivo, il creditore potrà rivolgersi direttamente all’ufficiale giudiziario per il tramite di un avvocato. La trafila da seguire è, dunque, la seguente:

  • rivolgersi a uno studio legale;
  • l’avvocato dovrà notificare al debitore il cosiddetto atto di precetto, ossia un invito a pagare entro massimo 10 giorni, a pena di pignoramento;
  • scaduti i 10 giorni, e non oltre 90 giorni dalla notifica del precetto, l’avvocato dovrà avviare il pignoramento verso il debitore. Dal 91° giorno in poi, il precetto non è più valido, ma è comunque possibile avviare il pignoramento notificando un nuovo atto di precetto.

Vedremo a breve come fare per individuare la forma di pignoramento più adatta da intraprendere.

Assegno scoperto: come recuperare i soldi dopo 6 mesi

Dopo sei mesi, l’assegno protestato perde la sua forza di titolo esecutivo ma, come detto, resta pur sempre una prova scritta del credito. Sicché, il creditore, per il tramite del proprio avvocato, dovrà:

  • presentare in tribunale una richiesta di decreto ingiuntivo;
  • la procedura viene attivata in via telematica: il giudice emette il decreto a semplice richiesta proprio perché c’è una prova scritta;
  • il decreto ingiuntivo, una volta emesso ed entro massimo 60 giorni, va notificato al debitore;
  • il debitore ha 40 giorni di tempo per presentare opposizione al decreto ingiuntivo, dimostrando che il debito non esiste o è stato già pagato. Se il debitore si oppone, inizia una causa civile vera e propria e il creditore dovrà fornire le prove del proprio diritto di credito;
  • se il decreto ingiuntivo non viene opposto nei 40 giorni, diventa titolo esecutivo;
  • a questo punto, l’avvocato del creditore dovrà notificare l’atto di precetto dando al debitore altri 10 giorni per pagare;
  • in caso contrario, il creditore può avviare il pignoramento.

Cosa pignorare al debitore dell’assegno?

A questo punto, arriva la parte più difficile: cosa pignorare a una persona di cui già sappiamo che il conto corrente è in rosso? Si può procedere per tentativi, verificando prima se ha beni immobili intestati (attraverso una visura immobiliare all’ufficio del territorio dell’Agenzia delle Entrate) oppure se ha beni mobili (tramite un accesso dell’ufficiale giudiziario). Ma potrebbero sfuggire una serie di ulteriori dati altrettanto importanti come la presenza di un reddito da lavoro dipendente, pensione o da investimenti. 

È possibile venire a conoscenza di tali informazioni consultando la cosiddetta anagrafe tributaria, un database in possesso dell’Agenzia delle Entrate ove risultano tutte le ricchezze dei contribuenti, ivi compresa, quindi, la titolarità di altri conti correnti oltre a quello in rosso.

Per la consultazione bisogna chiedere l’autorizzazione al Presidente del Tribunale solo dopo aver notificato l’atto di precetto. Fatto ciò, si potrà avviare un pignoramento ben mirato e tentare di recuperare i soldi.

Naturalmente se neanche dall’anagrafe tributaria dovessero risultare beni intestati, non c’è possibilità di recuperare il credito. Tuttavia, facendo ben attenzione che il credito non vada in prescrizione (e, quindi, notificando periodicamente una diffida di pagamento) è possibile avviare il pignoramento in un successivo momento, magari quando il debitore avrà modificato la propria situazione patrimoniale.

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