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Perché la polizia rileva le impronte digitali?

15 Marzo 2020 | Autore:
Perché la polizia rileva le impronte digitali?

Rilievi dattiloscopici: cosa sono e perché sono importanti? Chi raccoglie le impronte digitali? Come si procede al rilievo delle impronte delle dita?

Il vecchio Sherlock Holmes indagava sui crimini servendosi del suo geniale acume e di una lente di ingrandimento in grado di potergli rivelare anche i dettagli più piccoli: unendo occhio e intelletto, alla fine giungeva sempre a risolvere il caso che tormentava le autorità londinesi. Oggi le forze dell’ordine hanno sicuramente una gamma di strumenti tecnologici ben più vasta, ma ciò non significa che i metodi utilizzati si discostino così tanto da quelli tradizionali: un esempio è dato appunto dal rilievo dattiloscopico. Perché la polizia rileva le impronte digitali?

La raccolta delle impronte lasciate dai polpastrelli delle mani è senza dubbio un buon strumento di investigazione: attraverso di esso, infatti, è possibile comparare i segni lasciati sulla scena del delitto con quelli già in possesso delle autorità. Quando la polizia ricorre alla raccolta delle impronte digitali? Chi si occupa concretamente di questa operazione? Come vengono svolte le indagini? È ciò che ti spiegherò nel corso di questo articolo.

Impronte digitali: cosa sono?

Le impronte digitali sono le tracce che i polpastrelli delle dita lasciano sugli oggetti. Detto in altre parole, le impronte sono i segni che si creano al contatto delle mani (ma anche dei piedi) con una superficie di qualsiasi tipo.

Per la precisione, il dito lascia dietro di sé tracce di sudore e di qualsiasi altra sostanza che la persona possa aver toccato. Tali sostanze si depositano nelle creste presenti sulla punta del dito, che si formano quando lo strato inferiore dell’epidermide cresce a una velocità diversa rispetto al resto della pelle.

Impronte: perché sono importanti?

Le impronte digitali sono ritenute molto importanti nell’ambito investigativo perché esse rappresentano una sorta di fotografia (seppur indiretta) dell’autore del crimine. Caratteristiche delle impronte digitali, infatti, sono quelle di essere immutabili e uniche.

Per quanto riguarda l’immutabilità delle impronte digitali, esse si formano definitivamente nel feto all’ottavo mese di gravidanza e non cambiano per tutta la vita. Dunque, una persona avrà per tutta la vita le stesse impronte digitali (salvo ricorso a particolari tecniche, come ad esempio l’abrasione dei polpastrelli).

Per quanto concerne l’unicità delle impronte digitali, si ritiene che nessuno possa avere un’impronta uguale a quella di un altro. Insomma, non soltanto le impronte sarebbero immutabili, ma potrebbero ricondursi solo ed esclusivamente a una data persone.

In realtà sul carattere dell’unicità delle impronte non c’è unanimità di vedute: dal punto di vista strettamente scientifico, infatti, non è stata ancora fornita prova di tale caratteristica.

Capirai dunque l’importanza del rilievo delle impronte digitali nell’ambito di un’indagine: se ad esempio sulla scena del crimine viene ritrovato il coltello utilizzato per uccidere una persona, sull’arma potrebbero esservi le impronte digitali dell’assassino.

Chi effettua i rilievi dattiloscopici?

In ambito investigativo, i rilievi dattiloscopici (cioè, la raccolta delle impronte digitali) costituiscono operazione rimessa a speciali forze dell’ordine.

In pratica, poiché le impronte digitali non sono sempre visibili a occhio nudo e la loro raccolta presuppone l’utilizzo di speciali attrezzature, i rilievi dattiloscopici sono riservati alla Polizia scientifica ovvero ai Ris dei Carabinieri.

Come si raccolgono le impronte digitali?

I rilievi dattiloscopici non sono cosa semplici. In genere, per rilevare le impronte digitali si deve innanzitutto creare un contrasto tra le linee digitali e la superficie; il metodo tradizionale consiste nello spargere con un pennello una polvere di alluminio e additivi dove si presume sia l’impronta. Se l’impronta c’è, si asporta con nastro adesivo nero.

Se la superficie è porosa (carta, legno grezzo), si usano reagenti chimici che fanno risaltare le linee. Altro metodo è quello fisico, per evaporazione metallica in alto vuoto, e si usa, in genere, per superfici di plastica: in laboratorio, l’oggetto viene messo in una campana sotto vuoto; qui si provoca l’evaporazione di una sostanza metallica, che poi si deposita uniformemente sul reperto, evidenziando le impronte.

Un sistema di rilievo dattiloscopico più moderno ricorre alla luce laser. Può essere applicata su maniglie, cassettiere, in ambiente sicuro (privo per esempio di specchi) e usando occhiali adeguati. Il reperto prima dell’indagine laser viene trattato con una speciale sostanza (ninidrina), che serve a evidenziare la luminescenza.

Polizia: perché fa i rilievi dattiloscopici?

Perché la polizia scientifica ricorre ai rilievi dattiloscopici? Semplice: per risalire all’autore di un crimine. Come detto più sopra, le impronte digitali rappresentano una fotografia fedele di una persona, in quanto esse non si modificano mai (salvo alterazione volontaria) e sono tendenzialmente uniche, nel senso che la stessa impronta rilevata su un oggetto quasi mai è riconducibile a due individui diversi.

Dunque, tutte le volte che è avvenuto un delitto grave, come ad esempio un omicidio, una lesione personale seria o una rapina, la polizia scientifica potrà procedere al rilevamento delle impronte digitali sulle superficie ove è possibile rinvenirle (molto spesso, sul corpo del reato, tipo l’impugnatura di un coltello o il calcio di una pistola).

Ovviamente, affinché il rilievo delle impronte effettuato sulla scena del crimine possa condurre a un risultato occorre fare la comparazione con quelle a disposizione della banca dati della polizia: solo mediante un raffronto sarà possibile ricondurre l’ignoto autore del crimine a una persona già schedata.

Ma non solo. La polizia effettua rilievi dattiloscopici anche perché dalle stesse impronte è possibile desumere informazioni molto importanti sull’individuo a cui appartengono. Ti spiego perché.

Come ricordato in precedenza, le impronte digitali sono composte da un gran numero di sostanze che la pelle secerne in modo naturale o che ha assorbito attraverso il contatto con l’ambiente. Queste sostanze possono rivelare anche segreti personali altrimenti inaccessibili.

Ad esempio, è stato dimostrato che dal tampone del display di uno smartphone (realizzato con uno speciale composito chimico), si possono ricavare informazioni sullo stile di vita del possessore, i cosmetici che usa, il cibo che mangia, i farmaci che assume, se usa droghe, e, in alcuni casi, anche i luoghi in cui è stato.


note

Autore immagine: Canva.com


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